De Sciglio: chiariamo l’equivoco

di VittoAv |

de sciglio

Dall’estate 2017, in cui rientrò nell’affare legato allo strano passaggio di Leonardo Bonucci al Milan, al prezzo dichiarato di €12mln, Mattia De Sciglio non è mai entrato nel cuore dei tifosi bianconeri. In realtà, già prima di approdare a Torino. Sfido chiunque, del resto, ad agognare l’acquisizione di un modesto terzino italiano, che non ha mai brillato in nessuna qualità particolare né si è mai messo in mostra in singole gare. Diciamola come va detta: Mattia De Sciglio è sempre stato un giocatore come tanti, niente di che.

Non gli giova, nel feeling con il pubblico, certamente l’aspetto caratteriale sotto il profilo della comunicazione: apparentemente schivo e silenzioso, non ingaggia con i media né con i social media alcun rapporto che consenta di conoscerne la reale personalità, qualora diversa da ciò che sembra. Ne deriva che l’aspetto umano non possa che essere rapidamente archiviato senza rimpianti. D’altro canto, pur subendo critiche per le sue prestazioni scialbe o inadeguate rispetto al valore dei club in cui gioca (la prima squadra del Milan in cui militava dal 2011, specie all’inizio, godeva ancora di un’ottima rosa), non si ricorda una sua esternazione o un qualche commento utile a capire cosa ne pensi. Né si può apprezzare, dal successivo rendimento in campo, che abbia fatto tesoro del feedback ricevuto.

Mattia De Sciglio non è un calciatore titolare nella Juve attuale, né lo era in quella precedente: lo caratterizza un utilizzo sporadico da parte dei suoi recenti allenatori, per lo più in sostituzione dei terzini titolari (mi pare autoesplicativo). Durante la scorsa estate, per un attimo si è diffuso il “timore” che potesse guadagnare un posto tra gli undici ma, complici l’acquisto di Danilo, ma soprattutto la fortunatissima esplosione di Juan Cuadrado nel ruolo di terzino destro, Mattia si è dovuto accomodare in panchina. Il suo ruolo può certamente sdoganarsi anche sulla sinistra, come riserva di Alex Sandro, se e quando dovesse essercene la necessità (ci auguriamo il meno possibile, specie date le ottime prestazioni cui è ritornato l’ex laterale difensivo del Porto): è questa una posizione in cui, quantomeno stando a certe recensioni, quali quelle del suo precedente allenatore, Max Allegri, ha reso prestazioni decenti, almeno nella sua precedente squadra (se si escludono i singoli errori, quali il fallo di mano nel recupero di Juventus v Milan dell’11/03/2017, che provocò il rigore, decisivo per il risultato finale, capitalizzato da Paulo Dybala).

In un articolo di qualche tempo fa, avevo mostrato fiducia e ottimismo nei confronti di De Sciglio, evidenziandone alcuni pregi e paragonandolo nientemeno che ad Alessandro Birindelli (happy belated birthday) per la figura del gregario silenzioso, ma prezioso per far rifiatare i titolari, trovando analogie anche nel livello di tecnica individuale. Non si può negare che De Sciglio abbia questa funzione, ma devo fare ammenda quanto al paragone: Birindelli, approdato alla Juventus grossomodo alla stessa età in cui arrivò Mattia, ha dimostrato, in nove anni di militanza, un rendimento sicuramente superiore a quello del nostro attuale numero 2 (ci perdoni Ciro Ferrara) e si è reso memorabile quantomeno per il gol realizzato a La Coruna nel 2002. Di De Sciglio, ad oggi, si può soltanto registrare una rete casalinga al Crotone nell’aprile 2017 e un ininfluente tiro deviato in angolo da Ter Stegen nella prima partita del girone della UCL dello stesso anno (gara persa per 3-0); prima, nel mezzo e dopo, tanti, troppi errori, assenza di personalità, rari scampoli di avventure lungo la fascia e, per la verità elemento comune anche ad altri nostri giocatori, grande imprecisione nei cross. Per dire, Birindelli, con un solo cross, servì splendidamente Zalayeta al Camp Nou nell’aprile 2003: sono anche questi dettagli, in quanto indelebili, a fare la differenza tra una riserva di un qualche valore e una qualsiasi.

Mattia De Sciglio, non me ne voglia, non riflette in alcun modo il giocatore e neanche la riserva che vorrei alla Juventus: che, poi, cosa vuol dire “essere da Juventus”? Avere determinazione, tecnica e mentalità vincente. Non vedendo in lui alcuna di queste qualità, non posso che confermare che, a ventisette anni, resta un calciatore da squadra di metà classifica (nel nostro campionato, perché altrove scivolerebbe nella colonna di destra) e auspico la sua cessione al termine della stagione corrente (a livello numerico, è attualmente indispensabile, data la penuria di terzini di ruolo nell’attuale rosa). Il suo attuale valore si aggirerebbe, infatti, intorno ai €14mln (stando a Transfermarkt: io lo reputo inferiore e non me lo spiego), ma rimangono altri due misteri. Da un lato, come sia stato possibile, per questo giocatore, accedere e rimanere stabilmente al Gotha dei club calcistici italiani (non è il primo, non sarà l’ultimo, forse anche a causa del livellamento tecnico generale verso il basso); e, dall’altro, l’aver costantemente beneficiato del sostegno di un tecnico vincente e preparato come Max Allegri (al netto delle opinioni personali su di lui come allenatore della Juventus), tanto che si parla di un loro prossimo passaggio congiunto al PSG. In tal caso, non soltanto non avrei nulla in contrario e non inviderei di certo i francesi ma, in effetti, riflettendo sul modello calcistico di Max, la soluzione dell’ultimo mistero è facilmente intuibile.