De Ligt è l’adrenalina di Pavel Nedved

di Michael Crisci |

Matthijs de Ligt rompe una serie interminabile di tabù e di record: difensore più pagato della storia della Juve, giovane più pagato della storia della Juve. Ci si affida, in un ruolo così delicato, ad un olandese (de Ligt è indicato per diventare l’erede del capitano Chiellini); e sono stati davvero pochi gli olandesi a incidere in bianconero (in realtà, potremmo fermarci al solo Edgar Davids). Insomma, l’affare de Ligt ha molto di epocale, è un qualcosa che segna un punto di non ritorno, un cambio di rotta irreversibile, ancora più dell’affare Ronaldo.

E per scelte così coraggiose, c’è sempre necessità di manager coraggiosi, di gente senza paura di provare, di rischiare. E se in campo non si è mai tirato indietro in tutta la sua carriera, non avrebbe mai potuto farlo dietro la scrivania; il soggetto in questione fa Pavel di nome e Nedved di cognome. Consigliere del presidente, membro del CDA e, da questa stagione, elemento operativo dell’area tecnica, assieme al CFO Fabio Paratici

Pavel è uno che ama l’adrenalina. Dopo il ritiro era solito correre per i campi. Non ha mai veramente amato i consigli di amministrazione; “mi annoio” era solito dire, ma non ha mai pensato di lasciare il club che gli è entrato nella pelle. Nonostante offerte provenienti dalla UEFA o dalla Federcalcio della sua Repubblica Ceca. Ha lavorato Pavel, è stata l’ombra di Andrea Agnelli, ha aperto canali (grazie al suo lavoro e ai suoi contatti, la Juve è griffata Adidas), ha fatto da collante tra società e squadra (spesso ha fatto capolino, ora a Vinovo, ora alla Continassa, per sedare situazioni potenzialmente esplosive e garantire l’unità di intenti del gruppo squadra)

Che sia stato uno dei fautori del cambio di guida tecnica è il segreto di Pulcinella, e da questa scelta è scaturita la sua nuova vita juventina. Nuove responsabilità, nuove sfide. Quella scarica di adrenalina che gli era necessaria per coltivare le sue motivazioni.

Così, il 13 giugno del 2019, Nedved vola a Montecarlo, dal suo amico Raiola (la sua amicizia con Mino ci permette di giocare con lui sempre a carte scoperte), e sbaraglia la concorrenza per il suo assistito de Ligt, una concorrenza di una certa rilevanza (Barcellona e Paris Saint Germain). Nedved è stato abile a infilarsi tra l’empasse tra il procuratore italo-olandese e il Barcellona, e le incertezze dei francesi dopo l’avvicendamento tra Henrique Antero e Leonardo.

Di lì in poi una trattativa con connotati più mediatici che reali, con un finale che non è mai stato messo in discussione. E ora è tempo di sognare. Con Fabio Paratici che, come Marotta ai tempi, si prende tutta la gloria, anche se la firma indelebile sull’operazione è quella di Pavel, che così marchia la prima Juve del nuovo ciclo. Si spera il primo di tanti altri marchi. Chi vivrà, vedrà.


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