Alla scoperta di Darwin Nuñez, l’attaccante totale del Benfica

di Alex Campanelli |

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In un mercato che sembra fossilizzato su nomi a dir poco datati, tanto che dopo Witsel non stupirebbe un sondaggio per Draxler o Andreas Beck, Darwin Nuñez arriva quasi come un fulmine a ciel sereno, tanto più in giorni in cui la Juventus sembra concentrarsi sul solo Vlahovic come profilo per rinforzare il reparto avanzato. Il poliedrico attaccante uruguagio è molto diverso dal serbo, rispetto al quale non ha ancora conosciuto un exploit tale da diventare il primo oggetto del desiderio delle big europee; un profilo sul quale muoversi, nel caso, in fretta, prima che la concorrenza estera diventi insostenibile.

Darwin Nuñez, classe 1999 nato ad Artigas, praticamente al confine tra Uruguay e Brasile, compare d’improvviso in Europa alla fine dell’estate del 2019, quando l’ambizioso (e ricchissimo) Almeria del neoproprietario Al-Sheik decide di rompere il mercato di Segunda Division spendendo più del triplo di tutte le altre squadre ed assicurandosi, oltre al giovane attaccante formatosi nel Peñarol, le meteore romaniste Coric e Jonathan Silva (cui seguirà Sadiq Umar nella stagione successiva, per sostituire proprio Nuñez) e il figlio d’arte Enzo Zidane.

Il fiore all’occhiello della campagna acquisti dei rojiblancos è proprio Nuñez, un’operazione dal costo oscuro e col coinvolgimento delle onnipresenti TPO sudamericane, che oscilla tra i 6 e i 13 milioni di euro a seconda delle versioni, non proprio spicci per un ventenne sostanzialmente sconosciuto in Europa che a curriculum ha 4 reti tra i professionisti in 22 gare, prestazioni altalenanti al Sudamericano e al Mondiale U20, e un quarto posto ai Giochi Panamericani, con un gol contro il Perù che ricorda vagamente la spizzata di Iaquinta contro la Roma nel 2008.
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Complice qualche problema fisico, il debutto di Nuñez da titolare arriva solamente a fine ottobre, sotto la guida dell’ex centrocampista del Porto Pedro Emanuel, nel 3-2 contro l’Extremadura, gara nella quale trova anche il primo gol in Europa, su calcio di rigore in apertura di gara. L’uomo chiave nella crescita dell’ex Peñarol è però un altro centrocampista, di ben altra caratura, il mago José Maria Guti, che subentra sulla panchina rojiblanca a inizio novembre.

La leggenda del Real conferma fin da subito Nuñez tra i titolari, prima come terminale unico del 4-2-3-1 mutuato da Emanuel e poi affiancandogli un’altra punta, lo spagnolo Juan Muñoz, un attaccante generoso che ne diventerà la spalla perfetta. Inamovibile per tutta la stagione, l’attaccante ripaga la fiducia del tecnico con 15 reti in 26 partite nella stagione regolare, anche se nei playoff non riesce ad evitare la doppia sconfitta contro il Girona del connazionale Christian Stuani, tanto comparsa in Italia quanto implacabile cannoniere nella provincia spagnola.

Scorrendo tutti i gol di Darwin Nuñez in Segunda, emerge subito come sappia andare in gol in molti modi diversi. Troviamo reti da opportunista e attaccando la profondità, come contro il Lugo, stacchi di testa imperiosi, forte dei suoi 187 cm, rigori siglati con la freddezza del veterano (ad oggi 6 su 6 in carriera), gol che mescolano tecnica e caparbietà come il primo nel 4-0 al Deportivo. In copertina però mettiamo la strepitosa azione personale in Almeria – Rayo, un compendio di esplosività (che non ha perso nemmeno dopo la rottura del crociato rimediata appena a 17 anni) e tecnica di tiro.

Nei video di highlights, come questo, emerge una caratteristica di Nuñez che non è possibile apprezzare appieno guardando solo i gol: la sua progressione impressionante, per rapidità, potenza e capacità di tenere il pallone vicino al suo destro.

L’approdo di Nuñez nel vecchio continente e la sua successiva affermazione vengono seguiti con enorme interesse dal Maestro Oscar Washington Tabarez, che lo fa esordire contro il Perù in un Uruguay molto sperimentale, debutto che il ragazzo suggella con un notevole gol in tuffo di testa. In patria i paragoni coi grandi del passato recente si sprecano; il più calzante è senz’altro quello con Edinson Cavani, del quale Nuñez possiede la generosità e una capacità di svariare su tutto il fronte offensivo addirittura superiore a quella del Matador, affinata sotto la guida di Jorge Jesus.

E’ proprio il demiurgo portoghese a volerlo come fiore all’occhiello del suo nuovo Benfica: Nuñez è il giocatore più costoso della storia degli encarnados, 24 milioni finiti nelle casse dell’Almeria, del Peñarol e chissà di chi altro. Singolare che la presentazione di un acquisto di questa portata sia saltata, proprio per una questione economica, un equivoco su chi dovesse versare i premi di formazione al Peñarol; meno sorprendente, viste le abitudini in casa benfiquista, la clausola rescissoria posta sul cartellino del giocatore, pari a 150 milioni di euro.

Nelle prime uscite Jesus lo propone in coppia con Luca Waldschmidt, una seconda punta, dunque un binomio che potrebbe ricalcare quello dell’Almeria con Muñoz, invece agli esordi Nuñez mette in mostra a sorpresa una sua versione più generosa e associativa, servendo 4 assist nelle prime 3 giornate, 2 per Waldschmidt e 2 per Seferovic, l’ex Fiorentina che si alternerà col tedesco mentre Nuñez resterà inamovibile fino a febbraio.

Nuñez si presenta così alla Liga NOS, con un assist di scavetto in contropiede degno del miglior Ozil e con una palla sul secondo palo che è puro futsal.

Il modo in cui Nuñez si presenta all’Europa è quello dei predestinati, coi primi tre gol con la maglia del Benfica che arrivano tutti insieme nel 4-2 al Lech Poznan: un rigore glaciale, uno stacco di testa potente e rabbioso e un tunnel d’esterno seguito dal destro all’angolino fanno luccicare gli occhi degli spettatori che vedono per la prima volta il talento abbagliante dell’attaccante della Celeste.

La crescita realizzativa del ragazzo si ferma però di colpo; titolare in 18 delle prime 20 di campionato, Nuñez va a segno appena 4 volte, con due mesi di digiuno tra la prima e la seconda segnatura e un mese tra la terza e la quarta, reti alle quali vanno aggiunte le due di Europa League contro Rangers e Lech al ritorno. In attacco con lui giostra sempre più spesso Seferovic, che occupa stabilmente il centro e lo costringe sovente ad abbassarsi e allargarsi sulla sinistra, sobbarcandosi i compiti di risalita del pallone ma anche migliorando la propria confidenza con la sfera.

Fuori per due settimane a inizio marzo per un problema alla coscia, al suo rientro Nuñez scopre che non c’è più posto per lui nell’11 titolare, dato che il Benfica è passato in pianta stabile al tridente con Seferovic e due ali; di lì a fine stagione, il numero 9 giocherà dall’inizio solamente l’ultima di campionato contro il Vitoria Guimaraes e l’andata dei sedicesimi di Europa League contro l’Arsenal, segnando due gol nelle larghe vittorie contro Paços de Ferreira e Portimonense. Il bilancio della prima stagione portoghese recita comunque 14 gol e 11 assist in 44 gare di cui solo 29 da titolare.

Ci si aspetta l’annata della consacrazione, quella in cui Nuñez si prende il posto di centravanti titolare e inizia a riempire di palloni le porte di tutta la Liga e l’Europa League, invece la mossa di Jorge Jesus è controintuitiva, dato che il santone lusitano piazza in pianta stabile il suo numero 9 a fare l’ala sinistra, posizione già ricoperta in nazionale. col duplice obiettivo di non snaturare lo schema del suo Benfica e di ampliare il bagaglio tecnico e tattico del ragazzo.

L’interpretazione del ruolo non è ovviamente da esterno classico, come il suo dirimpettaio Rafa Silva, quanto piuttosto da mezzapunta che viene a cercare spesso l’interno del campo (pensate a Rashford) e che, quando gli encarnados attaccano da destra, si trasforma in un vero e proprio attaccante aggiunto che va a riempire l’area.

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Gli highlights della partita col Benfica, nella quale Nuñez realizza una doppietta, ritraggono alla perfezione il suo doppio ruolo: secondo centravanti quando il Benfica attacca sulla fascia, esterno che taglia profondo in diagonale quando la palla è al centro. Da qui arriveranno i suoi due gol.

Come nella stagione precedente, è una gara europea a portare il nome dell’attaccante sudamericano su tutte le prime pagine, ma stavolta di ben altra caratura: nel 3-0 del Benfica al Barcellona nei gironi di Champions c’è la faccia di Darwin Nuñez su tutte le copertine. Il 9 benfiquista fa impazzire la retroguardia blaugrana sbucando letteralmente da tutte le parti, tagliando sistematicamente dal centro verso l’esterno e viceversa, una prestazione da attaccante totale che mostra all’Europa il suo strapotere atletico.

A Nuñez bastano due minuti per presentarsi, con un’azione che attribuiremmo al Franck Ribery dei tempi migliori: palla larga sulla sinistra, doppio passo a ubriacare Eric Garcia e destro in caduta sul primo palo. Nella sua gara c’è anche spazio per un palo colpito da 40 metri, su un’uscita improvvida di ter Stegen, e per il rigore della sicurezza, calciato come al solito nell’angolino basso.

L’energia sprigionata da Nuñez quando può attaccare la profondità ricorda a tratti quella di Federico Chiesa.

Si legge spesso che Darwin Nuñez non è un 9 puro, tesi corroborata dalla posizione di partenza molto larga che sta occupando in questa stagione e dal fatto che preferisce giostrare con uno o due partner d’attacco piuttosto che da riferimento unico. In realtà sarebbe più corretto dire che Nuñez non è solo un 9, dato che a 22 anni è già in grado di interpretare molti ruoli sul fronte d’attacco con estrema disinvoltura, come se ogni posizione gli appartenesse.

Ospite a JB Live, Carlo Pizzigoni l’ha giustamente accostato a Morata, per la capacità di coprire molto campo, di alternare giocate profonde e a venire incontro, di trovar spazio in area ma anche di allargarsi e puntare l’uomo sulla fascia, fondamentale nel quale Nuñez è addirittura superiore allo spagnolo, rispetto al quale tenta e porta al termine circa il doppio dei dribbling. Tra i fondamentali da migliorare, vi è senz’altro l’utilizzo del mancino sia nel calcio che in conduzione, aspetto nel quale non potrà che progredire giocando sull’out di sinistra.

In una Juventus in cui gli attaccanti devono saper fare molte cose in entrambe le fasi, per alcuni aspetti Nuñez potrebbe addirittura essere un inserimento più adatto rispetto a Vlahovic. Del serbo non possiede il fisico possente e la conclusione da fuori e in generale è un 9 meno classico, ma è molto bravo ad associarsi coi compagni di reparto, scambiarsi di posizione con loro e gettarsi a capofitto negli spazi in transizione con la classica garra uruguagia.

Già citata la clausola monstre posta dal Benfica, l’impressione è che al momento sia possibile assicurarselo per un prezzo simile a quello fissato da Commisso per Vlahovic. Fondamentale sarà, come scritto in apertura, il tempismo con il quale la Juventus si muoverà su Nuñez; se continuerà a crescere con questi ritmi, a giugno il suo prezzo potrebbe già esser schizzato alle stelle.