Danilo, il gemello di Alex Sandro in cerca di riscatto

di Alex Campanelli |

danilo luiz

Stagione 2014/15, gli occhi degli osservatori di tutti i grandi club d’Europa sono puntati sulla coppia di terzini del Porto, due 23enni brasiliani arrivati qualche stagione prima dal Santos e ora esplosi in tutta la loro maturità atletica e tecnica. Su di loro, in particolare, c’è forte l’interesse di Fabio Paratici, che arriverà a visionarne le prestazioni addirittura 15 volte dal vivo, convinto di poter trovare a Oporto quel che manca alla retroguardia della Juve.

Il meno reclamizzato dei due lo conosciamo bene, si chiama Alex Sandro, e occupa la catena di sinistra, mentre il suo dirimpettaio, vicecapitano dei dragoes e occasionalmente anche rigorista si chiama Danilo Luiz da Silva; insieme spaventano addirittura il Bayern Monaco di Guardiola, battuto 3-1 all’Estadio Do Dragao, salvo poi dilagare all’Allianz (Danilo out per squalifica) con un perentorio 6-1. In estate i due lasciano Oporto: Alex Sandro si accasa a Torino per 26 milioni di euro, Danilo raggiunge Madrid, sponda Real, per 31,5 milioni.

Tecnico, potente, velocissimo: il Danilo che si presenta al Bernabeu (e che deluderà clamorosamente nel temutissimo rituale dei palleggi) è considerato poco meno di un’iradiddio.

Il passaggio in maglia merengue doveva rappresentare l’ultimo gradino verso il gotha del calcio continentale, invece a conti fatti si è rivelato l’inizio della sua decadenza: sotto la guida di Rafa Benitez Danilo parte titolare sull’out difensivo di destra davanti a Carvajal, complici le non perfette condizioni dello spagnolo, inizia forte con un bel gol al Celta Vigo ma poi s’incarta su sé stesso (pur con qualche lampo interessante, che vi avevamo illustrato qui), tra errori difensivi e prestazioni incolori che ricordano il “gemello svogliato” di Alex Sandro che ogni tanto ci capita di vedere in campo. L’avvento di Zinedine Zidane sulla panchina madrilena sancisce di fatto il nuovo passaggio di testimone dal brasiliano a Carvajal, fino al trasferimento di Danilo a Manchester per 30 milioni di euro.

Alla corte di Pep Guardiola le cose però non vanno meglio: assieme a lui arriva al City il pari ruolo Kyle Walker, reduce da due ottime stagioni, che visto l’esborso di oltre 50 milioni appare difficile immaginare in panchina. Danilo infatti, presente nell’11 titolare nelle prime gare, scivola velocemente dietro all’ex Tottenham nelle gerarchie, trovando spazio saltuariamente da centrale di destra nella difesa a 3 o da terzino sinistro al posto dell’infortunato Mendy. Nell’ultima stagione le apparizioni di Danilo si sono ulteriormente rarefatte, complice un problema alla caviglia che ne ha compromesso il girone di andata, culmine di una spirale negativa difficile da motivare dal punto di vista prettamente tecnico, dal quale potrebbe uscire soltanto cambiando nuovamente aria.

Un climax discendente da ex giocatore, come qualcuno ha malignamente, ma neanche troppo erroneamente, sottolineato nei commenti. Eppure Danilo, magnificato nella nostra scheda quand’è stato vicino alla Juve prima di passare al City, avrebbe le doti per adattarsi a qualsiasi tipo di modulo, di gioco e di campionato: è abile con entrambi i piedi, può prendere il fondo così come accentrarsi e scambiare coi compagni, ha un’ottima tenuta atletica e discreti fondamentali difensivi, senza contare che come Cancelo in caso di emergenza può disimpegnarsi egregiamente sull’out opposto. Non raggiungerà mai i picchi di velocità del portoghese, né tantomeno possiede il suo talento puro nel dribbling, ma averlo al 100% del rendimento garantirebbe comunque alla Juve un titolare di altissimo livello.

Il punto è proprio questo: perché, da quando ha lasciato Oporto, Danilo non ha quasi mai reso sui livelli che l’avevano portato a essere il laterale difensivo più ambito del mondo? Quando Zidane l’ha definitivamente relegato in panchina in favore di Carvajal, l’ha fatto deluso dalla sua inconsistenza, dalla sua piattezza nelle varie fasi di gioco: quando Danilo veniva puntato dagli avversari dava l’impressione di far ben poco per opporsi, mentre quando raggiungeva il fondo sembrava crossare o rientrare senza troppa convinzione. Nessun problema di adattamento dunque, così com’è accaduto in Premier League, altro campionato che sarebbe anche consono alle sue caratteristiche; messo a confronto con un esterno esplosivo quanto lui ma non altrettanto raffinato come Walker, Danilo sembrava uno di quei calciatori sudamericani vecchio stampo ai quali pare accadere tutto intorno, senza alcun interesse nell’opporsi agli avversari o nel supportare i compagni. Anche quando le porte della titolarità gli si sono dischiuse davanti, seppure sull’out di sinistra, l’ex Porto si è messo lì a svolgere il compitino senza troppa convinzione, mostrando solo a sprazzi il talento che fu e addormentandosi di tanto in tanto in marcatura e in ripiegamento.

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Il Danilo del City riassunto in 4 secondi: pur “attaccando” la palla col piede forte, la facilità con la quale il brasiliano perde il duello con il ben più esile Ayoze Perez è disarmante

La parola chiave è proprio quella: convinzione. Danilo ha ancora voglia di giocare a calcio ad alti livelli? Se la sente di investire su sé stesso e rilanciarsi spezzando quella spirale negativa che pare averlo inghiottito inevitabilmente? Soprattutto, ha le spalle abbastanza grandi per scrollarsi di dosso i suoi fallimenti e diventare un titolare della Juventus, un’occasione più unica che rara e forse uno degli ultimi treni della sua carriera? Se la risposta a queste tre domande sarà positiva, sicuramente ci divertiremo, altrimenti preparate i video nostalgici su Cancelo, Dani Alves e magari Lichtsteiner, ne avremo bisogno.


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