Danilo, Pirlo e i caffé con Nedved: la crescita del “jolly” della difesa

di Mauro Bortone |

La pausa nazionali non cancella l’amaro in bocca che la Juventus di Andrea Pirlo ha provato per il pareggio maturato in extremis nella sfida all’Olimpico contro la Lazio, soprattutto perché, a prescindere da alcuni miglioramenti evidenziati dalla squadra, sono sfumati altri due punti importanti per la classifica d’avvio stagione.

Nel negativo del risultato (per come è maturato), ci sono due aspetti positivi da non tralasciare: innanzitutto, la Juve “sparagnina”, incapace di ottenere vittorie contro avversarie minori (Crotone e Verona) o di tenere il vantaggio a trenta secondi dallo scadere contro la Lazio, ha la fortuna di non dover inseguire al momento antagoniste corazzate che non hanno finora saputo approfittare dei balbettii bianconeri per prendere il largo e assicurarsi un margine significativo di vantaggio; d’altra parte, tornando direttamente sul campo, gli uomini di Pirlo possono contare su un punto fermo “inatteso” prima dell’inizio di questa stagione e che, prova su prova, si sta ritagliando un posto da assoluto protagonista nella rosa dei campioni d’Italia.

Il riferimento è a Danilo Luiz da Silva o semplicemente Danilo diventato il jolly di difesa dell’undici del Maestro, l’uomo determinante nello scacchiere tattico per comporre e scomporre la difesa tra la fase di impostazione e quella di copertura: il brasiliano, reduce dall’annata deludente dello scambio a suon di plusvalenze col portoghese Cancelo (che più di qualche perplessità aveva lasciato in molti tifosi), oggi sembra rinato. Il terzino sta sorprendendo per crescita e rendimento, sfornando prestazioni sempre più convincenti, contribuendo a rendere efficace la catena sinistra della squadra e rispolverando una personalità e una leadership, finora solo annunciate, anche al centro dell’area.

Merito di una ritrovata serenità come rivela in un’intervista a Globo Esporte, dove ha chiarito che la posizione in campo non sia un problema: «La cosa importante è l’occupazione dello spazio, fare il movimento giusto al momento giusto». Atteggiamento che conferma una disponibilità tattica, che parte da una condizione mentale recuperata, dovuta con ogni probabilità al feeling con l’ambiente juventino: a testimonianza di ciò ci sono i caffè con Nedved, con cui Danilo ha spiegato di passare molto tempo. «Un personaggio – ha raccontato – che non ha bisogno di presentazioni. Ogni tanto ci sediamo, prendiamo un caffé e penso “Sto parlando con Nedved”. Parliamo molto di calcio ed è importante avere accanto questo tipo di persone».

La confidenza con la Juve viene ribadita quando parla del tecnico: «Pirlo ha ancora un po’ di cose da calciatore, ma ha già grande leadership. È importante per un allenatore conquistare il gruppo, non solo in termini di rispetto, ma anche che il gruppo segua le sue idee di calcio. Abbiamo avuto un inizio di lavoro molto promettente. L’altro giorno si è fermato a tirare qualche punizione, io sono stato il primo a sedermi a guardare. Per quello che ha fatto da calciatore bisogna ascoltarlo e guardare, è stato uno dei migliori».

Per quanto riguarda l’impegno in campo, i numeri di Danilo anche nella sfida contro i biancocelesti confermano i suoi miglioramenti e la sua ottima forma fisica: ben 9 i duelli e 2 gli uno contro uno vinti nei 94 minuti giocati, 7 i palloni recuperati, 70 i passaggi completati con 4 palle lunghe servite con successo; e ancora due i salvataggi in area. Ma c’è un’immagine che più di tutte racconta il brasiliano e il suo legame più saldo ai colori bianconeri: al gol di Caicedo, è quello che più di tutti i compagni si dispera per la beffa, manifestando tutta la rabbia contro quei dettagli imperfetti che finora stanno penalizzando la squadra. Una “lezione” di attaccamento alla Juve e di frustrazione per un risultato amaro che mostra un giocatore diverso e finalmente integrato nel progetto.