Danilo e Cancelo, un anno e mezzo dopo

di Giulio Gori |

Cancelo e Danilo. Cancelo contro Danilo. I rimpianti per Cancelo e la delusione per Danilo o, al contrario, il riscatto di Danilo e un Cancelo mai esploso.

Il calciomercato è momento di entusiasmi estatici e di dolori carnali. Grandi acquisti, ma anche grandi separazioni, ferite che non si rimarginano, che continuano a sanguinare. L’estate 2019 è quella di De Ligt, ma anche quella dello scambio tra Cancelo e Danilo. Un Raffaello sostituito da un modesto imbianchino del calcio. Un talento purissimo, incostante, immaturo, ma purissimo, contro un anonimo brasiliano, di tre anni più vecchio, che di brasiliano ha molto poco, con una faccia da capitato per caso, di cui chi conosce bene il calcio inglese racconta di doti tecniche da terzino degli anni ‘80.

Il 31 agosto 2019, Danilo subentra dopo pochi minuti dall’inizio di una grottesca partita contro il Napoli all’infortunato De Sciglio. Non il miglior biglietto da visita. Ma passano 18 secondi e alla fine di un contropiede segna il gol che sblocca lo 0-0. In quel momento, è la rete più veloce segnata da uno straniero nella storia della Serie A. Qualcuno parla di un predestinato, qualcun altro si offende. Riparte la diatriba tra cancelisti e non, tra chi si offende per un paragone improponibile e chi invece ricorda che il portoghese con Guardiola fa quasi solo panchina.

Di panchina, a Torino, ne fa tanta anche Danilo, complice l’esplosione di Cuadrado nel (quasi) nuovo ruolo di terzino. Quando gioca, nella sua prima stagione le sue prestazioni sono comunque più che dignitose: solidità, pochi fronzoli, nulla che faccia sognare i tifosi, ma anche nessun particolare rilievo da sollevare. Affidabilità è la parola chiave, come quella di una vecchia Fiat, quelle che erano brutte anche da nuove ma andavano avanti duecentomila chilometri.

Nell’estate 2020 però si scatena il tiro al bersaglio. Come spesso succede sui social, il revisionismo la fa da padrone: molti tifosi riscrivono la storia della stagione e raccontano di un Danilo indecente, di un giocatore che ha fatto disastri, di un impresentabile. Chiedono la sua testa, maledicono la società per lo scambio dell’anno precedente. Ma Danilo, come un Ercolino che torna sempre in piedi, immune alla furia dadaista del mondo bianconero, grazie alla sua duttilità (sa giocare a destra e a sinistra e alla bisogna anche centrale) si salva anche dalle sforbiciate della società che taglia De Sciglio e Rugani senza alcun nuovo innesto in difesa.

Con Alex Sandro ai box e con Chiellini e Demiral in rodaggio dopo i gravi infortuni, la nuova stagione comincia con Danilo stabilmente in campo. La sua fama di buon difensore ma di modesto fluidificante torna comoda a Pirlo, che difende sì a quattro, ma gioca con un terzino bloccato per far partire l’azione con una disposizione a tre, mentre Cuadrado si alza sulla linea dei centrocampisti. Danilo va a sinistra, poi a destra, quando serve nel mezzo, Danilo c’è, ma quello che sorprende è l’assoluta tranquillità con cui gioca, la sicurezza del veterano che non si scomporrebbe mai, neppure se piovessero granate e bombe a mano.

Poco a poco, però, Danilo fa anche di più. Quando il centrocampo è bloccato, comincia a sganciarsi: specialmente quando parte da sinistra, preferisce le tracce interne per giocare col piede forte, le tracce più complicate, in cui però regala passaggi chiave di grande efficacia, ma sempre in sicurezza, evitando rischi inutili. A destra, le sue giocate spiccano ancor di più per l’alto quoziente intellettivo: quando il palleggio è bloccato sul perimetro dal pressing avversario, centrale-terzino-esterno e ritorno indietro, è quasi sempre Danilo a trovare il corridoio interno per servire il centrocampista centrale o l’attaccante tra le linee e far partire l’azione.

Danilo sa difendere, sì, ma non sa dribblare, non regala molti cross, non sfida mai i terzini avversari nell’uno contro uno. Ma Danilo vede gioco. Con semplicità, in sicurezza, ma con una regolarità impressionante. Fino a quando, nell’ultima uscita contro il Sassuolo, si regala anche lo Champagne, con un gol degno di quello di Carlos Alberto allo stadio Azteca e un assist di quaranta metri per Cristiano Ronaldo che avrà fatto brillare gli occhi al maestro Pirlo. Il capolavoro, difensivamente parlando, lo fa però contro il Milan: Theo Hernandez corre sulla trequarti, la difesa bianconera arretra e si stringe, ma Danilo si ferma ed esce dalla linea, affronta il francese nella più difficile delle situazioni – frontale, a campo aperto, da fermo, con l’avversario in corsa – e gli porta via la palla. L’arbitro Massa, convinto che Danilo non possa essere un marziano, fischia in base alla logica umana e ammonisce il giocatore.

Ora, un anno e mezzo dopo il più bistrattato degli scambi, sei mesi dopo la caccia all’uomo dell’ultima estate, il cancelismo è sopito. I due, brasiliano e portoghese, sono diventati entrambi titolari, entrambi danno piena soddisfazione ad allenatori, società e tifosi. Ma sono la stessa cosa? No, il talento cristallino di Cancelo non si discute. E per quanto alla Juventus venga ricordato anche per qualche grave errore – con tutti gli alibi che devono essere riconosciuti a un giovane – il suo calcio resta pura poesia. Cancelo, con le sue illuminazioni, è un inarrivabile Rimbaud che insegue la Dea della bellezza in cima alle cascate, tra i campanili e le cupole. Danilo, di musica e poesia niente… Ma a vederlo giocare con regolarità, solidità, intelligenza, con un minutaggio formidabile, sembra sempre di più un Balzac del pallone: prolifico, impeccabile, acuto e, nell’eterna sfida tra idealità e realtà, sempre orientato con disillusione alla seconda. Ma le nostre illusioni perdute non sono mai state così dolci.