Dani California

di Vincenzo Ricchiuti |

Ad un certo punto si temette per la salute di Dybala. Capitò infatti nella seratina del venerdì di foball un rigore decisivo. Toccava alla bambina argentina metterla dentro. O perire di vaffa e ingratitudine. Capitò bene. Nonostante il precedente nonostante il due metrico portiere del Milan nonostante si fosse sbagliato anche più di così, Miss Dybala stese tutti facendo 3 punti e perdio l’uomo grande quando è l’uomo nero che perde. Trattasi di canaglione di origine spuria, un terrone valchirio senza appetiti soverchi dal parare e parrebbe con odio le balle dalle sue parti, da quelle ben messe a quelle di Zio Arnaldo. Montella che di mestiere fa il diplomato e serve a dimostrarci come si sta a tavola ed in società non come quelle bestie là, Montella lo usa come fan maghi e le pupe. Il mago fa le magie del chissenefrega tanto ci pensano lei e le sue gambe a parargli il sedere. Quel Donnarumma lì che quando si firma è come quando si stende a coprire la porta, quel bel bischero di mamma e papà rimase incastrato alla fine del venerdì di gran foball come l’unico ad aver perso la gara. Eppure ce n’erano stati di più meritevoli ai buu dei paganti.

Juve californiana. Ciabattoni e delizie senza costrutto. Senza cervello. Poteva vincere 20 a zero. Perdere con ignominia non riaprendo il campionato no ma il libro dei salamelecchi al meglio Montella, l’uomo che sussurrava ai cavalli coraggio vammi a elogiare. Era una Juve da spiaggia nel retro di casa. Non una possente e barbogia armata di capetti di stato in esplorazione del mondo dello spettacolo per piegarlo alle proprie esigenze e ridurlo ad innocuo nulla da asporto. La Juve rimaneggiata in corsia si svestiva da Goebbels o da Pavolini a teatro solo per cause idrauliche e cominciava a concionare come a San Francisco nel ’67. Intento di quei sciamannati metter su una comune di vie alternative alla sana e sicura trippa ministeriale. Coloravano la serata con scambi di effusioni nello stretto quasi a voler entrare in porta come amore di gruppo. Brillavano chi più chi meno, Barzagli meno, di spreco, di fantastico spreco di talento e gioventù. Si contavano i tiri in porta come il secolo scorso gli slip buttati sul palco. Cadevano le stelle che una meraviglia, mentre il Milan con in campo vari piedi buoni a menare le mani finalmente e una voglia di rovinare la festa da piccolo mondo antico con la sicurezza di passare da futuro aspettava soltanto il momento in cui la star della serata si facesse fuori da sola.

Dani don’t surf, di solito. Invece ieri sera Dani nella California di sbagli preferiti a sbadigli e psichedelia mica come noi bestie qua faceva la sua parte di grande cazzone in tutta onestà mettendoci anzi anche tanto mestiere. Il suo ruolo veniva messo in discussione da chi invece accetta come mainstream una squadra in perenne assetto da guerra pure per sbucciare le noccioline. Il suo salmodiare foball da falò a metà tra Isola dei Famosi e un Battisti suonato a una certa per le tedesche risultava innervato da cazzimma mediorientale con certi recuperi da tergo a metà tra favelas ed Unione Europea. Dani California col suo foball sciuscià, coi suoi modi da uomo di mondo e di circo, col suo ghigno da ma che bella serata, il libro mastro per l’orge un riff e un pollo che paga, col piattino da elemosiniere cattivo alla fine della stracciata di cazzi e di piatti, appariva l’unico legame della ex Padrona di casa scappata con le cameriere per aver compagnia col suo destino cinico e raro.