Dani Alves e l'effetto PlayStation 2

di Claudio Pellecchia |

Quando, nell’ormai lontano 2001, uscì la PlayStation 2 noi adolescenti del tempo eravamo in trepida attesa. Si parlava di una grafica rivoluzionaria, di una giocabilità fuori dal comune, della console che avrebbe mandato in soffitta senza troppi rimpianti chi l’aveva (ben) preceduta. Poi, però, ci si accorse che il primo gioco dato in dotazione era un simulatore di fuochi d’artificio (di cui, credetemi, non riesco proprio a ricordare il nome) che, va bene tutto, ma per il gran debutto si poteva fare meglio. Eppure tutti a sperticarsi in elogi, commenti favorevoli, argomentazioni a supporto dei programmatori: insomma ce lo si fece piacere per forza, quasi come se non si potesse ammettere che l’attesa era stata (parzialmente, visti poi i risultati di vendita del monolite Sony) vanificata da un flop.

Ecco, per il gran debutto di Dani Alves temevo più o meno la stessa cosa. Visto che, inconsiamente, fin dai primi tocchi (anche quelli sbagliati), cercavo sempre il lato positivo, qualcosa cui potermi eventualmente aggrappare in caso di sufficienza non raggiunta. Per fortuna, Dani ci ha pensato da solo a evitarmi (ed evitarsi) tutto questo, salendo di livello con il passare dei minuti. Ma non credete a me (che del giocatore sono follemente innamorato da tempo). Credete a questo:

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Un primo tempo sontuoso, da lacrime agli occhi per chi, come me, sogna da anni un terzino che in fase di spinta sia in grado di creare i presupposti per l’occasione da gol anche partendo da fermo e non solo in situazione dinamica. Spasmodica ricerca della pared con Khedira e/o Dybala a seconda della zona di campo occupata, giocate a uno-due tocchi, attacco della profondità alternato alla percussione per vie centrali sfruttando il movimento a portar via l’uomo del tedesco di Turchia.

E poi quei ripetuti “dai e vai” con Dybala che, ai più attenti, avrà in parte ricordato quel che fu il primo Barcellona guardiolano, con Alves e Messi a far danni negli ultimi 30 metri del centro destra avversaria, con quei loro movimenti a fisarmonica che non sono quasi mai leggibili da qualsiasi difesa sulle terre emerse (e che per poco non portavano Paulo al gol da far cadere lo Stadium).

Poi, previsto e inevitabile, il calo fisico della ripresa. Suo, come dell’intera squadra. Supplito da quel bagaglio di tecnica ed esperienza ad alti livelli che si porta in dote dalla Catalogna.

Non ce ne voglia, quindi, il guerriero Lichtsteiner. A destra abbiamo una nuova e più funzionale console. Senza, per questo, dover per forza accantonare quella vecchia. Anzi, il fascino del vintage non tramonta mai. Tornando persino utile in qualche circostanza.