Come Dani Alves sta cambiando la Juve (e viceversa): le statistiche

di Alex Campanelli |

Archiviato il mezzo passo falso all’esordio della #JuveDiMarzo, qualsiasi cosa essa sia, torniamo per un attimo a pensare alla Juve di agosto, quella che avrebbe dovuto sbaragliare ogni avversario senza batter ciglio, quella che, schierata nei campetti dei vari periodici sportivi, faceva paura ancor prima di scendere in campo. Nelle suddette probabili formazioni ai tempi non c’era assolutamente spazio per Lichtsteiner, fresco d’esclusione dalla lista Champions e relegato al ruolo di terza scelta dietro agli esotici e talentuisi Cuadrado e Dani Alves. Il campo ha detto altro: complici le difficoltà di ambientamento (e il successivo infortunio) del brasiliano e il passaggio al 4-2-3-1, lo svizzero ex-Lazio ha trovato spazio con continuità, da titolare indiscusso fino a febbraio, restando sugli standard della scorsa stagione. Ora però la Juventus può permettersi il lusso di scegliere: da un lato l’affidabilità e la corsa di Stephan, dall’altra un Dani Alves che partita dopo partita sta comprendendo sempre meglio la Juve e il calcio italiano, con la squadra che nello stesso tempo si sta adattando a integrare nel proprio gioco un terzino così diverso da Lichtsteiner. Cosa porta di nuovo l’ex Barça alla Juve di Allegri, e come cambia la squadra quando a scendere in campo è lui e non il buon Licht? Andiamo a scoprirlo insieme, prendendo come base la gara con l’Udinese.

heatmap alves licht

Al solito, partiamo dalla posizione in campo, che fornisce spunti interessanti soprattutto se paragonata al primo Dani Alves bianconero, quello che aveva fatto storcere il naso a molti tifosi. Da esterno del 3-5-2, quindi da unico uomo col compito di coprire la corsia di destra, in molti ricorderanno la tendenza dell’ex Barcellona a stringere molto spesso verso il centro, andando al cross dalla trequarti piuttosto che dal fondo, partecipando alla costruzione della manovra attivamente sovrapponendosi alla mezzala destra e in generale dando il proprio apporto soprattutto nell’ultimo terzo di campo. Una variabile interessante in fase di costruzione, che però inevitabilmente toglieva ampiezza alla Juve e costringeva il brasiliano a lunghi rientri in diagonale in fase difensiva, peraltro non sempre svolti a dovere. Il Dani Alves bianconero 2.0, come evidenziato dalla heatmap dell’ultima gara, interpreta il ruolo di laterale in maniera decisamente più ortodossa, in modo del tutto simile a quanto fa Lichtsteiner; ciò potrebbe non dipendere strettamente dal cambio modulo (ad esempio le heatmap di Licht sono molto simili, che sia schierato da terzino o da tornante di centrocampo), ma da una sua “normalizzazione” necessaria per mettersi al servizio della squadra.

Altro punto importante riguarda il coinvolgimento nel gioco della Juve: com’è facile immaginare, Dani Alves è mediamente più cercato dai compagni e gioca più palloni rispetto a Lichtsteiner, per la caratura tecnica superiore e per quell’aura di noblesse oblige che circonda l’istrionico brasiliano. Contro l’Udinese Dani Alves è stato lo juventino a giocare il maggior numero di palloni, 94, mentre con 59 appoggi si piazza al quarto posto per passaggi effettuati, dietro a Pjanic, Bonucci e Khedira. Facendo un discorso di più ampio respiro, il numero 23 è il sesto giocatore della Serie A per passaggi a partita, con 65 appoggi per gara, dietro al quartetto napoletano Jorginho-Hamsik-Albiol-Koulibaly e all’interista Brozovic. Impietoso, da questo punto di vista, il paragone con Lichtsteiner, che effettua appena 38,4 passaggi a partita. Praticamente doppio il numero dei cross a partita di Dani, 1,9 contro lo 0,9 di Stephan.

In ultimo, ma non per importanza, le statistiche difensive, fase che pareva rappresentare un tallone d’Achille irrisolvibile per Alves. “Non torna mai”, “non sa difendere”, “fa l’ala e non il terzino”, queste le principali critiche mosse nei confronti del terzino carioca, alimentate dalle prime prestazioni non esattamente esaltanti. Dal punto di vista statistico, la prova di Udine (e non solo quella) certifica gli importanti passi in avanti di un giocatore che, spesso lo dimentichiamo, ha un’esperienza sconfinata; affermare che Dani si tira indietro quando c’è da incrociare i tacchetti con gli avversari o che non sa interpretare tatticamente le gare più complicate è quantomeno pressappochista. Contro l’Udinese il nazionale brasiliano ha effettuato 5 tackle portandone a compimento 4, vinto 9 duelli sui 14 totali e intercettato un pallone. L’unico problema in fase di non possesso riguarda probabilmente l’1 contro 1 col diretto avversario: Dani Alves viene dribblato quasi una volta a partita (è successo anche a Udine), più del doppio rispetto allo 0,4 di Lichtsteiner (che tende anche a spazzare più palloni). Un dettaglio non da poco, da non trascurare in vista dei prossimi, importanti big match, difetto che può essere “tamponato” da un esterno molto predisposto al sacrificio come Cuadrado. Certo, alla Juve servirà l’apporto di entrambi gli esterni da qui alla fine della stagione, ma definire “spregiudicata” la scelta di Dani Alves sull’out di destra è una forzatura che speriamo di sentire sempre più di rado.