Dani Alves 6.0 nella Montecarlo anni ’80

di Luca Momblano |

L’ideale per la Juventus 6.0 non era dimostrare, non era sentirsi qualcosa, non era mostrare i muscoli, e neppure i denti della decantata fase difensiva. L’ideale era fare risultato. Per evitare di doverlo chiedere allo Juventus Stadium, appena sei giorni dopo e con un derby che si è autocaricato di senso e adrenalina grazie al gol scudetto di Basta che si è sostituito in una notte a Dani Alves.

Già, perché proprio Dani Alves ha guidato la brigata europea bianconera sul campetto (per lui) di Montecarlo. Dall’alto della sua personalità che si compone di qualità e caparbietà, qualcosa che va anche oltre i diktat di un Allegri che fa il mago contro il celebrato Jardim (non che fosse una battaglia tra allenatori, anzi).

Dani Alves che fa delle gambette il lato forte, insieme allo sguardo tra il truce e il poco serio, prendendosi la scena al Louis II partendo a tutta fascia dopo essersi schiaffeggiato in ogni dove prima del fischio d’inizio. È un galletto, il brasiliano. “Dove lo metti gioca” spiega uno stremato Allegri a fine gara.

Sbruffando, dà indicazioni a Barzagli nello strano incastro che porta Lemar a giocare dentro il campo (dove finisce quasi per pestarsi i piedi con Bernardo Silva in questo 4-2-2-2 che finisce per tradire Jardim). Barcollando, resiste a Bakayoko (il più criticato dal pubblico monegasco) e fa viaggiare la formidabile azione, che invidiavamo altrove, dello 0-1. Sbraitando, chiude psicologicamente la partita già in declino di Mbappé lasciandogli tra le ginocchia un corner in segno di briciola. Poi, passeggiando, mette l’esoterica palla dello 0-2.

D’altronde, lui e Buffon (per il capitano ci va un articolo a parte) sono gli unici che Manuel Rozo Garcés, il migliore amico del desaparecido Falcao, mi ammette di conoscere bene dell’undici avversario. Fa il ristoratore a Caracas, è in compagnia di due presidenti di club colombiani, sfoggiano sorrisi e autografi su maglie e sciarpe. Perché Montecarlo è questa cosa qui: amici, amici di amici, mondanità e diffusi sapori retrò anni ’80. Il cibo prediletto della Juve se è davvero la Juve.