DAI LETTORI – Ri(e)voluzione

di Juventibus |

di Giovanni Danella

Dopo l’ennesima stagione esaltante, eccoci arrivati a giugno, che oltre ad essere tradizionalmente il mese delle ciliegie, è anche il mese in cui si tirano le somme, e soprattutto il periodo dell’anno in cui l’intera programmazione dirigenziale per quanto riguarda il mercato va a concretizzarsi.
A fronte di qualche dolorosa e sospirata cessione, o rientro dal prestito, posso affermare senza paura di smentite che ci troviamo davanti alla terza mini rivoluzione in sette anni di gestione Marotta-Paratici.
La prima macro-rivoluzione, avvenne proprio al loro arrivo, quando nel giugno 2010 si decise di fare un mercato di quantità, prendendo qualche piccolo abbaglio (vedasi Martinez, Motta, etc.), e gettando basi solide per il futuro (Barzagli, Pepe, etc.)

La prima mini-rivoluzione è invece arrivata al primo anno di Conte, quando fu messo ad illuminare il centrocampo quel meraviglioso faro di Pirlo, insieme al capolavoro di mercato Vidal, pagato solamente 10.5 milioni, oltre ad altri validi giocatori come Vucinic o Giaccherini.
La seconda è chiaramente quella avvenuta lo scorso anno, il primo d.C. (dopo Conte) con le tre cessioni illustri di Pirlo, Vidal e Tevez, e l’acquisto di Dybala e company.
Quella di quest’estate sarà probabilmente la terza, in virtù gli addii ormai quasi certi di Cuadrado e Morata, abbinati alla dolorosa cessione di Padoin, senza contare le incertezze riguardanti tesserati come Zaza, Pereyra e Lemina.
A parte è invece la situazione del nostro numero 10, su cui la società ha più volte dichiarato di voler puntare forte, e di valutare offerte solo e soltanto se sarà il diretto interessato a chiederlo.
Sul fronte acquisti la situazione è stata calda sin dalle prime vampate di calore, con gli arrivi di due giocatori di altissima caratura come Pjanic e Dani Alves, e continuerà ad esserlo fino ad agosto anche e non solo in funzione delle cessioni.

L’incerta situazione di questo momento, però, cozza fortemente con una certezza: la Juve, dopo dolorose cessioni, specie nella gestione Marotta, esce rinforzata e cresce a vista d’occhio ogni anno, ecco perché più che una rivoluzione è una RI(E)VOLUZIONE.