DAI LETTORI – Pjanić nella Juventus, come e dove

di Juventibus |

di Mattia Demitri

La ricerca di un 10, di un 8 e ¾ per alcuni, stava diventando una sorta di caccia ad Atlantide, un esercizio puramente filosofico.
Un anno e oltre di attese, di trattative presunte, saltate, inventate, prospettate. Si è parlato di Oscar, di Pastore, di Gündoğan; nel frattempo è pure arrivato il fantoccio Hernanes, una toppa peggiore del buco.
Francamente, sembrava che questo giocatore non dovesse arrivare mai, c’era nell’aria l’impressione che la Juve dovesse per forza continuare a rinnovarsi uguale a se stessa, che a noi non fosse data la facoltà di poter provare a virare verso la qualità, verso un calcio più offensivo, direi anche più consono al rango della squadra, a rigor di logica. Tutto questo, nonostante anche l’allenatore spingesse in questa direzione, nella neanche tanto mascherata speranza di poter finalmente attuare il suo calcio.
Eppure, stavolta è fatta, abbiamo chiesto la bicicletta ed è arrivata: Miralem Pjanić. Adesso pedaliamo…

Proviamo a capire meglio il bosniaco in funzione della Juventus: a cosa serve?

Pjanić è un giocatore eccellente per decision making, e qualità nell’esecuzione, un ordinatore e velocizzatore, un catalizzatore della manovra. Proprio quel che serve alla Juve, che appare farraginosa nello sviluppo della manovra, se sollecitata, sia quando si tratta di uscire dal pressing in transizione positiva, sia quando si tratta di creare occasioni contro una difesa schierata e compatta.
Attualmente i “catalizzatori” sono due giocatori che per diversi motivi non possono eseguire questo compito al meglio: il primo è Marchisio, investito del ruolo di regista, il secondo Dybala, in attacco.
Seppur brillante, il Principino non è in grado né di garantire quella rapidità nel muovere la palla tipica dei registi di ruolo, quando serve accelerare, né di decidere sempre al meglio dove e come muoverla, ossia che velocità imprimere alla manovra, e in che direzione influenzare lo sviluppo successivo dell’azione. Detto molto banalmente, è un problema di posizionamenti in fase offensiva e di scelte di gioco, i piedi c’entrano zero. È normale che Marchisio abbia questi problemi (evidenti soltanto sotto stress) essendosi reinventato a quasi trent’anni in un ruolo che prevede di pensare come un riferimento, dopo una carriera a giocare e pensare da cursore.
Un regista è abituato a pensare prima a come tagliare i tempi di gioco,  e quindi a come far arrivare la palla più velocemente possibile da A a B, e per mettere in atto le sue idee si posiziona semplicemente ad una distanza e ad un’angolazione tale per cui gli siano semplificati lo stop e il passaggio. Questa abilità, insita nella forma mentis del regista, si sviluppa soltanto praticandola nel tempo, abituandosi a giocare in quel modo fin da giovani. Questo, Marchisio non lo può fare con la stessa naturalezza di un giocatore di ruolo, anche se ci sta provando.
Riguardo alle scelte, è lo stesso identico principio: un regista ha una lettura del gioco più profonda e sa come influenzarlo attraverso la scelta delle giocate e il tempismo. Questione di abitudine.

Il secondo catalizzatore della manovra è Dybala, su cui è imperniata tutta la fase offensiva a possesso consolidato, come in precedenza fu per Tevez. Una soluzione d’emergenza, data l’assenza di un 10.
Il problema qui non è di tipo qualitativo ma quantitativo: Paulo è un attaccante e, sebbene faccia molto bene il lavoro che gli viene richiesto, meglio del suo predecessore, avrebbe bisogno di essere coadiuvato per aumentare sensibilmente il numero di possibili giocate e combinazioni. Questo gli sarebbe possibile solo se venisse sgravato dall’incombenza di essere il solo riferimento, dividendo le attenzioni dei difensori e potendosi permettere di giocare qualche metro più avanti, da attaccante.

Dove potrebbe essere schierato Pjanić?

Il ruolo più adatto alle caratteristiche di Miralem è il 10 classico, il trequartista vecchio stile, più centrocampista che attaccante, dedito al playmaking, ovvero dietro alle due punte nel rombo. Un utilizzo di questo genere metterebbe la parola fine ai problemi di creatività ed efficienza nell’ultimo terzo di campo, premiando ancora di più il potenziale offensivo di Dybala.
Ultimamente Pjanić a Roma ha dato prova della sua versatilità e di una saggezza non comune ad altri 10 nel pesare le giocate; queste sue doti gli consentono anche di interpretare il ruolo di regista a latitudini inferiori sul campo, una caratteristica che torna comoda per riordinare la mediana bianconera.

Ci sono due possibili soluzioni nel centrocampo a 3, posizionandolo à la Pirlo o à la Xavi. Si potrebbe quindi usare quindi Pjanić come vertice basso, al posto di Marchisio, con compiti analoghi, oppure usarlo “alla spagnola”, da interno, mantenendo davanti alla difesa un metodista con mansioni prettamente difensive.
È bene puntualizzare, però, che nella prima configurazione, se Marchisio presenta dei limiti in fase offensiva quando gioca da regista davanti alla difesa, l’inverso si potrebbe dire del bosniaco, che nella stessa posizione avrebbe dei limiti in fase difensiva. Ci si potrà fare un’idea migliore soltanto vedendolo effettivamente impiegato in quel ruolo.