DAI LETTORI – L’importanza di chiamarsi Rossi

di Juventibus |

Di Cartesio

Ci fossero ancora gli elenchi telefonici, a chiamarsi Rossi, saresti perso in tre paginate gialle, accanto a ragionieri, fabbri e farmacisti.

Ma ad essere uno sportivo, potresti non essere uno qualunque: il Dottore è uno che ha scritto la storia e derapa verso la leggenda; Pablito è entrato nell’immaginario nazionale come simbolo del Davide piccolo e gracile capace di abbattere il Golia carioca e il colosso teutonico; Antonio Rossi nella sua canoa ha pagaiato nell’oro olimpico e mondiale.

Quasi una magia, quasi una garanzia. Ma i tempi cambiano e, nel calcio cibernetico attuale, il nome, pur accompagnato dal talento, non è più sufficiente. Allora capita che, Pepito, pure se baciato dalla dea Eupalla, pure se hai scelto di essere orgogliosamente italiano (venendo dal New Jersey), causa malaugurati infortuni seriali, ti trovi a sgomitare per un posto in squadra con Babacar e Kalinic, che, in altri tempi, non ti porterebbero nemmeno le borse agli allenamenti, e poi sei costretto ad emigrare in quella Spagna che già ti seppe apprezzare, vestito di giallo sottomarino.

E in questi tempi cambiati e bastardi, chiamarti Fausto Rossi non ti ha aiutato. Hai gamba, garra, visione di gioco, piede non banale. Sei nel posto giusto, capitano della Juve Primavera che vince e diverte. Ogni estate sembra quella buona: aggregato alla prima squadra, buone e convincenti prove in precampionato, entusiasmo, ma, poi, manca sempre qualcosa, e la stagione la inizi in prestito, in giro per l’Italia di provincia, Vicenza, Brescia, Vercelli, o, la Spagna, dove, con il Valladolid, ti togli la soddisfazione del gol vittoria contro Il Barcellona dei sogni, e l’anno successivo ricominci la giostra: pedina di scambio per arrivare a qualche tizio o caio, mai abbastanza per essere visto e per convincere. Eppure in questi anni, gli anni che avrebbero potuto essere i tuoi, il centrocampo bianconero è stato popolato, oltre che da autentici e inarrivabili campioni, da Pirlo a Vidal, da Marchisio a Pogba, anche da schiere di discreti mestieranti e, a volte, pure meno, Isla e Martinez, Pereyra ed Hernanes, Krasic ed Elia.

E allora ti vien da pensare che, forse, sarebbe stato meglio chiamarti Faustinho Vermelho…