Dai lettori: le motivazioni sono più importanti dei moduli?

di Juventibus |

Nel calcio le motivazioni sono più importanti dei moduli tattici? Lo sono meno? Influiscono su una prestazione (e più in generale nell’andamento di una stagione) in egual misura alle scelte tecnico-tattiche dell’allenatore? Sono domande che ogni tanto mi tornano in mente alle quali nel corso degli anni ho dato risposte più o meno differenti a seconda delle circostanze in cui si trovava la nostra Juventus. Dopo quattro vittorie consecutive (che bella la relatività che fa apparire una bella serie questa e “noiosi” i 102 punti di appena due anni fa) queste domande mi continuano a tornare in mente e le eventuali risposte/considerazioni questa volta le vorrei fare a “voce alta”.

Queste cinque vittorie consecutive sono frutto finalmente di una consapevolezza da parte dell’allenatore e della squadra che, con gli interpreti a disposizione, il vestito migliore per la Vecchia Signora sia il 3-5-2? Indubbiamente, da quando per forza di cose (gli infortuni di Hernanes e Pereyra, le prestazioni di Cuadrado prima e Alex Sandro poi, la scarsa volontà di Morata di fare l’attaccante esterno) Allegri sembra aver capito che con questi giocatori a disposizione per essere al tempo stesso equilibrati ed anche maggiormente efficaci sottoporta (non è un caso secondo me che il nostro attacco abbia ricominciato a segnare) l’unico modulo possibile è il 3-5-2, la squadra ha pian piano migliorato le proprie prestazioni e i risultati (più i secondi a dire la verità che le prime).

A parte i sogni di alcuni di noi di vedere casomai Cuadrado e Alex Sandro insieme oppure un Pogba finalmente al centro dell’azione e non sempre emarginato sul centrosinistra, il mio pensiero è che fondamentale è diventata anche la motivazione, cresciuta nel tempo, di fare un campionato in rimonta. Cosa mai successa in questo quadriennio e molla fondamentale per me per “ricaricare” un gruppo che obiettivamente sembrava svuotato tra vittorie passate ed aspettative future di giovanotti di belle speranze non ancora pronti. Ecco. Se da una parte la scelta finalmente decisiva di virare verso un equilibrio tattico definito faccia la sua parte, secondo il mio parere quello che sta facendo crescere questa Juve è la motivazione di recuperare punti, posizioni in classifica, credibilità, considerazione degli avversari. L’obiettivo di poter fare una cavalcata avvincente (le rimonte sono sempre avvincenti) dopo essere partiti così male è una spinta incredibile che ha spronato i senatori e sta entusiasmando i più giovani. Pensateci.

L’anno scorso Allegri fu bravissimo a lasciar fare praticamente tutto (dal punto di vista psicologico) alla voglia dei giocatori di dimostrare di essere vincenti anche senza Conte. Dopo aver ottenuto questo obiettivo quest’anno non c’era una motivazione “importante” per ritrovare quella fame, quella cattiveria agonistica, quello “stare sempre sul pezzo” che erano state caratteristiche di tutte e quattro le Juventus scudettate.

Ebbene, la Motivazione (con la M maiuscola) ce l’ha data a mio avviso proprio la (apparente) mancanza di motivazioni di questa stagione. Perdendo, riperdendo, andando in crisi, essendo quattordicesimi a ottobre è scattata quella molla incredibile che nello sport è tutto: avere un obiettivo da raggiungere.

Questa Juve di oggi ce l’ha: RIMONTARE. Non importa (a dir la verità sì) se si riuscirà a rimontare fino al primo posto oppure al terzo (sarebbe il minimo auspicabile). Del resto, come già scrissi a settembre nel contributo “Pazienza”, dopo lo scudetto della sorpresa, quello della conferma, quello dei record e quello dell’orgoglio (con Allegri). Quello che mancherebbe è proprio lo scudetto in rimonta.

What else?

 

Giorgio Carlozzi Mascione 

@GiorgioCMascion