DAI LETTORI – La paura di essere troppo forti

di Juventibus |

da Federico PaulPogbaIcon10

Ovvero: Alla ricerca di Mascherano, che fa rima con mediano

Questo articolo ha l’ambizione di essere un invito alla riflessione per gli amici bianconeri.

Si apprende da quanto narrato dai principali giornalisti di riferimento in punto Juve che la dirigenza bianconera ha come principale obiettivo del calciomercato quello di acquistare Mascherano o, in subordine, un giocatore di ruolo davanti alla difesa, che tenga la posizione e sia carismatico al punto giusto (cit. Luca Momblano). Marotta e Paratici avrebbero, pertanto, individuato nell’illusoria, per retorica arte, e classicheggiante diga, il profilo adatto a sostituire lo sfortunato infortunato Principino Marchisio.

Una riflessione, dunque, sorge spontanea, circa l’utilità dell’innesto di un nuovo mediano nella rosa dei pentacampioni d’Italia.

Va premesso che il centrocampo della Juve consta ad oggi dei seguenti giocatori: Pogba, Marchisio, Lemina, Khedira, Asamoah, Pereyra, Sturaro, Mandragora ed il neoacquisto Miralem Pjanic (sempre sia lodato il giorno dello sbarco in quel di Torino di un virtuoso del calcio come il bosniaco…).

Inoltre, non è legislativamente previsto l’obbligo di giocare con il centrocampo a triangolo rovesciato, con due interni ed un mediano insomma, e, pur per assurdo, volendo dare costituzionalmente ragione al volere dell’allenatore, bisogna considerare che ben quattro giocatori su sette a disposizione (non contando l’infortunato Marchisio) hanno giocato in passato nella posizione di vertice basso di un centrocampo a tre (Pjanic, Pogba, Mandragora e Lemina), in maniera più o meno convincente ma mai al di sotto dello standard della sufficienza.

Orbene, premesse stanti, non si vede ragione alcuna se non retorica, quindi sterile per definizione, per giustificare l’acquisto di un nuovo mediano che dia protezione alla difesa occupando gran parte del budget a disposizione, da destinarsi in maniera più opportuna, forse, per un c.d. giocatore offensivo, che sia dotato di spunto, estro, velocità e rapidità e, infine, senso del gol, armi di cui la rosa della Juve è totalmente sprovvista, avendo ceduto Cuadrado e Morata.

Un breve flashback, senza lanciarsi in considerazioni filosofiche, sull’importanza pratica di giocatori con queste caratteristiche, soprattutto a livello europeo, pare opportuno. La stessa necessità di giocatori pericolosi palla al piede la si evince, invero,  dalla partita contro il Bayern all’Allianz Arena. Qui si è visto quasi lo stesso copione tattico dell’andata, dopo il sorprendente inizio di una Juve arrembante che ha saputo spaventare i tedeschi. Gol di Pogba, e il Bayern comincia a premere, chiudendo la Juve nella propria metà campo. Solo che, laddove a Torino non si riuscì a costruire un contropiede non manovrato (di manovra nemmeno ad illudersi, c’è Allegri in panchina), per la presenza di due attaccanti che giocano con la squadra più che strappare il campo, al ritorno c’era Alvarito che se li è scartati tutti, come Di Maria due anni prima, coadiuvato dal paggio Cuadrado. La tattica assolutista di Guardiola mangiata da Morata, non da Allegri, fino al sessantesimo. E poi giù di rimonta grazie all’ingresso in campo di Mandzukic e loro che cominciano a giocare indisturbati anche con i difensori fino alla fine.

Disse il sempre puntuale Luca Momblano: “A Torino ragionano così: meglio un mediano in più di un farfallone”.

Posto che il verbo di un giornalista, per quanto bravo possa essere (e lo è), può non corrispondere al reale pensiero dei dirigenti, la storia delle scelte della società bianconera sembra convergere verso tale direzione.

Ad avviso di chi scrive, ciò è dovuto più che altro alla paura di essere troppo forti, di chiudere le partite sul sei a zero il primo tempo contro le ridicole squadrette della Serie A, conseguenza inevitabile secondo logica, se alla classe di Pogba, Pjanic, Khedira e Dybala, oltre alla spinta dei brasiliani, si aggiungesse un giocatore veloce e tecnico davanti già pronto, un Sanchez per comodità, restando così come si è in mezzo al campo, puntando sulla crescita di Lemina, per esempio.

Agli occhi di un attento osservatore emerge una verità inconfutabile da un simile pensiero: è come se la Juve dovesse lottare per i suoi successi e non vincere di gusto e di ragione, per il solo fatto di essersi meritata sul campo un grande vantaggio economico rispetto alla concorrenza. L’arte retorica dell’impresa quindi: quella che spinge così lo juventino medio e persino gli stessi dirigenti ad autolimitarsi in sede di costruzione della squadra in punto tecnica, per poi poter ricamare sull’enorme sforzo fisico e motivazionale compiuto per battere i modesti avversari sul piano nazionale e avere la giustificazione pronta del gap economico dalle superbig a livello internazionale, appellandosi alla formula “abbiamo fatto il massimo” dopo la rituale sconfitta, che di grazia è diventata di misura.

E così ecco un nuovo mediano. Anziché comprare Iniesta dal Barcellona (non ce lo vendono but kissene, come disse Giovinco, è solo un esempio), bussando alla porta di Braida o Sammer esclamando “Toc, toc, sono la Juve, io gioco con Pogba, Pjanic e X regista, e tu?”, si pensa al gregario per difendersi, da chi e da che cosa non è dato sapersi. Javier, campione per eccellenza sia chiaro, è pur sempre colui al quale non è demandato alcun compito di costruzione, ma solo compiti di protezione della porta. Nella maniera barcelloniana, quindi sempre pensando in grande, per vero, ma un giocatore di distruzione rimane un giocatore di distruzione.

Al centrocampo della Juve, se proprio manca qualcosa, c’è una lacuna nella costruzione del gioco, e si spera sia colmata con l’arrivo di Pjanic. Dopo l’infortunio di Marchisio la Juve ha continuato a non prendere gol, ha continuato a segnarne pochi e ad avere un gioco poco chiaro e fluido a centrocampo, proprio perché Claudio non è un regista ma un giocatore che sa fare un po’ tutto, tranne dare razionalità e velocità, nonché dirigere, far ruotare la squadra secondo i propri movimenti, in quella posizione. Il peso di Marchisio nell’economia della squadra in fase di possesso lo si è visto contro il Bayern. Presente all’andata, non si è andati oltre quarantacinque minuti di lacrime e sangue in fase offensiva, al ritorno assente, con la squadra che ha continuato a non uscire in manovra. Insomma, Marchisio non ha peso offensivo se costretto a giocare sotto pressione da regista ai massimi livelli, e non si vede come possa avere questo peso Mascherano, giocatore ancora meno cerebrale del torinese.

In conclusione, se una squadra che gioca con un mediano in attacco (Mandzukic), con cinque difensori,  che vede nel suo giocatore di maggior classe (Pogba) il miglior recuperatore di palloni del pianeta, che ha come massimo picco di quoziente intellettivo Khedira, il gregario della Germania, ha la necessità di aggiungere doti difensive per proteggere la porta di Buffon, allora i difensori della Juve sono individualmente scarsi se di logica pura si ragiona, senza volendo costruire castelli di carta sulla tipologia di gioco.

Il che potrebbe essere anche vero, se si pensa alla stagione di Del Neri, ma allora non si scriva più di pacchetto arretrato imperforabile o dei difensori migliori del mondo.

Anche la Grecia di Reaghel era imperforabile e giocava con Dellas regista difensivo, Dellas, proprio lui (cit).

Detto questo, la campagna acquisti è cominciata in maniera sontuosa, innestando due giocatori da Barcellona tecnicamente parlando. Si spera, se l’obiettivo è realmente quello della Champions League, che la Juventus non abbia il consueto braccino nel completamento della squadra. Per fare il salto di qualità occorrono giocatori di qualità. Sembra un’affermazione da Catalano, ma lo stesso non affermava concetti stupidi ma banali.

Ed è alla realtà, anche banale, senza costruzioni retoriche magari intelligenti, ma spesso fuorvianti, che i dirigenti dovrebbero attenersi per colmare il gap con le big europee. Una squadra forte è completa nelle caratteristiche dei singoli calciatori; la Juve ad oggi è ridondante dal punto di vista difensivo, è sufficiente dal punto di vista della classe in mezzo al campo (Pogba e Pjanic senza storia la miglior coppia d’Europa, considerando anche l’età dei due), mentre appare totalmente sprovvista di velocità palla al piede nei giocatori offensivi.

Pertanto, non si può che concludere con negatività riguardo all’acquisto di Mascherano o di quella tipologia di calciatori. In generale bisognerebbe guardare meno gli almanacchi e concentrarsi su ciò che un giocatore riveste all’interno dell’economia della squadra, per poter crescere di anno in anno, senza limiti o complessi.