Dai lettori – La disfatta di Genova, 3 motivi

di Juventibus |

di Orlando Aita

Come un pugile che incassa ripetuti colpi durante un incontro, anche la Juventus, in quel di “Marassi”, prima ha incassato e poi si è arresa sotto i terrificanti colpi argentini del “Cholito” Simeone. Una sconfitta che fa male, tanto male. Contro un Genoa tatticamente straordinario è arrivato il terzo k.o., in trasferta, di questo campionato. Una partita giocata male dall’inizio e proseguita poi nel peggiore dei modi (unica nota positiva la pennellata di Pjanic su punizione). Per carità perdere al “Marassi” ci può stare, ma non in quel modo. Non si può pensare di vincere tutte le partite grazie alla giocata del singolo. Non si può sperare che la “dea bendata” ti assista sempre. Non si può, con la qualità dei giocatori che si hanno in rosa, non riuscire a costruire azioni di qualità. Non si può entrare in campo con quella svogliatezza e con quel senso di superiorità che tra l’altro non fa nemmeno parte dello stile Juve. E soprattutto non si possono regalare, con errori individuali, gol agli avversari (vedi lo sciagurato tacco di Bonucci che ha dato il via alla prima rete di Simeone). È una sconfitta che paradossalmente fa bene a tutti – dai calciatori allo staff tecnico, dalla dirigenza ai tifosi – perché ha messo in risalto, finalmente direi, i limiti tecnici e mentali dei bianconeri in questi primi quattro mesi della stagione. Bisogna tornare umili e compatti, capire il problema e risolverlo.

Dalla sconfitta di domenica si può soltanto imparare. Attraverso tre semplici punti ho cercato di analizzare e spiegare i motivi che secondo me sono all’origine della disfatta di Genova.

1. EUFORIA EUROPEA E TESTA ANCORA A SIVIGLIA

La vittoria in rimonta con il Siviglia. La qualificazione agli ottavi raggiunta con una giornata d’anticipo. Il primo posto nel girone agguantato. Tutta quest’aria di festa e di euforia ha influito negativamente prima sulla preparazione tattica della partita e poi sulla prestazione della squadra. L’asticella della concentrazione si è vertiginosamente abbassata e il risultato è stato quello che ben conosciamo. Domenica in campo non è scesa la vera Juve, ma una squadra irriconoscibile, senza identità, svogliata, poco concentrata e sovrastata mentalmente e tecnicamente dal Genoa di Juric.

2. NO PJANIC, NO PARTY

L’arrivo di Miralem Pjanic non ha, almeno per il momento, prodotto i risultati sperati. Il bosniaco arrivato nel mercato estivo sarebbe dovuto diventare l’uomo in più del centrocampo bianconero. Avrebbe dovuto, in qualche modo, con la sua qualità sostituire Paul Pogba e prendere in mano le chiavi del centrocampo. Ma fino ad oggi Mire non è riuscito a dimostrare tutto il suo valore tecnico, se non con qualche pennellata d’autore su punizione. Troppi errori, tanti passaggi sbagliati e una posizione nel campo ancora da trovare (vedi la figura qui sotto). Diamogli tempo…

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I tocchi di Pjanic contro il Genoa

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

3. I NUOVI PROBLEMI DIFENSIVI E GLI INFORTUNI…

Troppi gol subiti e tanti errori. La difesa bianconera non è più un muro insuperabile. In questi primi mesi, tra campionato e Champions League, l’intesa tra gli uomini che compongono la retroguardia bianconera non sembra ottima. Marcature che saltano facilmente e schemi difensivi ancora da assimilare. Poi ci sono i tanti infortuni che hanno messo k.o. alcuni degli uomini chiave di mister Allegri (Dybala, Pjaca e Dani Alves) e soprattutto hanno disfatto momentaneamente la leggendaria e invalicabile BBC.

Però niente paura cari tifosi bianconeri, la Juventus ha dimostrato in più di un’occasione di saper reagire ed uscire nel migliore dei modi da questi momenti di blackout.

Bisogna rifarsi subito e non ripetere gli stessi errori, “Errare humanum est, perseverare autem diabolicum