DAI LETTORI – Il Centrocampo, vent'anni dopo

di Juventibus |

di Federico Voli

A pensare questo articolo ci ho messo davvero poco, anche se poi, per scriverlo, ho dovuto tenere le dita incrociate. Fate altrettanto voi, ora, leggendolo. Perché, col mercato in corso, basta una virgola e tutto può cambiare.

Ma il pensiero non vacilla, anzi, recita che vent’anni esatti dopo quel 1996/97, quando era fresca e ancora ubriaca per la vittoria in Champions l’anno prima, la Juventus sembra aver voluto clonare la storia del proprio centrocampo, un rombo che spesso veniva schiacciato per passare al 4-4-2, ma sempre con la solita pasta a comporlo. Allora, Conte a soli ventisei anni era un veterano, accostabile al Marchisio dei nostri giorni, seppur contando qualche primavera in meno. Paulo Sousa, partendo in direzione Dortmund, aveva appena lasciato libero quel posto da mente macchinante che spetta ora a Khedira. Jugovic correva, dribblava, suonava la sua immaginaria pianola calcistica che ora tra le mani di Pjanic prenderebbe la forma di un pianoforte, quello del bosniaco che in mediana darebbe voce anche ai libri di campo del Deschamps che fu.
Zidane-Pogba è un accostamento soprattutto storico, specie per il tappeto rosso che va ora srotolandosi sotto i tacchetti di Paul. Con l’Europeo a rifare da scenario, come nel ’96, come con Zizou.
Nomi diversissimi, che vent’anni dopo sembrano dare la stessa forma, o quasi, al centrocampo della Juventus. Quel centrocampo che, qualche anno dopo, perse il suo talento più luccicante, sacrificato “in favore di una squadra maggiormente dinamica” (Moggi dixit).

E basta così. Perché anche Tacchinardi-Sturaro e Di Livio-Padoin sarebbero accostamenti mica da niente, da prendere sempre con le dovute proporzioni.