DAI LETTORI – Dialoghi Pseudo Eruditi

di Juventibus |

di Domenico Gramegna e Luca Falvo

Alvaro e la Phayga

Jeff – A me sta storia di Alvaro all’Arsenal mica convince…

Luke – Speriamo nel Beppe…

Jeff – Eh, ma qui ne fanno solo una questione di ragioneria.

Luke – Infatti non sarebbe solo una questione di soldi.

Jeff – Spiegati meglio.

Luke – Cherchez la femme, recita un vecchio detto d’oltralpe che raramente ha tradito. Perché ciò che muove più d’ogni altra cosa la volontà degli uomini, ciò che la flette e riconduce a sé, non è il denaro, non è la gloria, che pure hanno il loro indubbio peso, ma l’amore. Ben lo sapevano gli antichi greci, che declinavano tal meritevole passione in tre diverse componenti: philìa, agape ed eros; il nobile sentimento d’amicizia che unisce gli uomini con spirito cameratesco; l’amore incondizionato e cristallino che unisce il genitore al figlio, il simile al simile, e che i cristiani hanno imparato a chiamare charitas; l’impeto carnale, che muove gli uomini e scatena guerre.

Jeff – … La Phayga

Luke – Concetto assai chiaro a Platone, che ne espose una ben articolata trattazione nel più famoso dei suoi dialoghi, il Simposio, attardandosi a distinguere tra amor pandemico e amore uranico e chiarendone le mille sfaccettature ch’esso aveva agli occhi dei greci, grazie alla forma discorsiva dei suoi scritti .

Jeff – Dopo 2500 anni possiamo permetterci di fare eros uranico anche con le donne, grazie ai preservativi. Peccato che facciamo fatica a capirlo oscillando fra morale e voluttà, come se il potere della phayga fosse in qualche modo controllabile.

Luke – Infatti non lo è. Di questo fatto era edotto Euripide che sulla furia delle donne, spinte dal sentimento erotico, scrisse il mirabile capolavoro delle baccanti: mai mettersi contro la Phayga, specie se animata e resa folle dal più antico e potente spirito dell’eros, come imparò a proprie spese Penteo, re di Tebe, sbranato dalla sua stessa madre posseduta dal demone erotico. Ma chi più di tutti ne ha compreso e categorizzato il ruolo è il sublime Aristotele, che, con pragmatico acume, pose la Phayga al centro dell’universo, motore immobile che tutto anima restando fermo. E’ vero che, come diceva Eraclito, panta rei, tutto scorre, ma perché a muovere l’universo è la forza della Phayga. S’inganna chi vi vede la perfezione del pensiero divino. O forse no, ché a tanta grazia e tanto fiera e sollecita possanza, le menti più sublimi e gli animi più saldi dovetter pagar dazio! Disse di lei il poeta: L’amor che move il sole e l’altre stelle!

Jeff – Ma che per caso stai parlando di Alice, la gnoccao segnalata dall’Alvaro con una “A” da intersezione di dita dopo il gol al Milan?

Luke – Già. Se tanto mi dà tanto, la via è segnata: filosofia, letteratura e storia la indicano con chiarezza e non è eccesso di hybris porla all’attenzione dell’accorto, nostro Beppe. Per trattenere il cavaliere ispanico, non converrà far leva sull’amore, vestire i panni del Bianconiglio per far sposar la propria causa alla meravigliosa Alice? A quel punto, chissa?!, neanche il nostro baldo ariete vorrà far la fine di Penteo, il baldanzoso, che per sfidar Dioniso si ritrovò trafitto e fatto a pezzi.

Jeff – L’unico dubbio è se Alice è all’altezza di Virginia.

Luke – Virginia chi?

Jeff – Si chiamava Virginia Elisabetta Oldoini, meglio nota e passata alla storia come contessa di Castiglione. Virginia (Nicchia, il diminutivo scelto dall’ex premier Massimo D’Azeglio, visto che in famiglia la chiamavano Virginicchia). Si imponeva per la bellezza, ma anche per l’intelligenza, la vastità degli interessi culturali, la vivacità di un carattere ribelle ad ogni conformismo e ipocrisia.

Luke – Ne ho sentito parlare al liceo. Siamo in pieno Risorgimento.

Jeff – Già. Venne al cugino di lei Cavour l’idea della “missione di letto” a Parigi. Il primo ministro di Vittorio Emanuele II sapeva benissimo che l’unificazione dell’Italia, divisa a quel tempo in tanti staterelli poteva essere avviata solo con la Francia alleata al piccolo Stato sardo-piemontese contro l’Austria. I contatti con Napoleone III c’erano già stati, ma l’imperatore francese non dava risposte precise.

Luke – Occorreva una “moral suasion” come diremmo adesso.

Jeff – gli inglesismi mi stanno sulle palle ma è così. Sfinge in politica, Napoleone III era un libro aperto in fatto di amori: uno che si accendeva frequentemente di “tumultuose passioni” per tutte le donne che gli capitavano innanzi, purché giovani e belle. Ne parlò al sovrano, Cavour, e Vittorio Emanuele II ad uno zio di Virginia, il generale Cigala, perché fosse lui a parlarne alla contessa.

Luke – e lo fece?

Jeff – Come no. La prese da parte e le chiese “Saresti disposta, cara Nicchia, a fare un sacrificio per la nostra Patria?…”. E lei, incuriosita, forse un po’ preoccupata per quello che le si chiedeva: “Che tipo di sacrifici, zio…?”. “Dovresti andare a Parigi, incontrare a corte l’imperatore, fare la carina con lui… Sì, la carina… Alle belle ragazze lui non sa resistere…”.“E lo chiamate sacrificio, tutto questo, caro zio?. Una testa coronata, imperatore o re, è quella che manca nel carnet dei miei amori”, spiegò divertita ed anche un po’ sfrontatella.

Luke – Ragione di stato e puttanismo perfettamente coniugati e poi?

Jeff – Tornò subito dal re, il generale, per dargli la notizia che attendeva. “Anche l’anima, non soltanto il corpo, Virginia è pronta a dare per la Patria”, e Vittorio Emanuele II rispose “Voglio incontrarla e congratularmi personalmente con la contessa”. “Dite alla contessa vostra nipote che sarei lieto di essere ricevuto io a casa sua, nella massima discrezione”. Pazza di gioia, Virginia-Nicchia, all’idea di poter ricevere a casa il suo re, organizzò tutto, fissando giorno e ora, e senza la presenza del marito conte, che fu spedito a Milano per un “incarico diplomatico”.

Luke – Apperò il nostro sovrano. Poi si incontrarono?

Jeff – Come no. La Contessa riporta nei suoi diari: “Abbiamo parlato di tutto, siamo d’accordo su tutto”,. Ma non si trattò di un semplice colloquio: era da tempo che il super-galante sovrano sognava di “restar solo” con la incantevole Virginia. Diciamo che, più che di colloquio, si trattò di un “collaudo”: voleva rendersi conto personalmente, il re, di che pasta era fatto il “bellissimo esemplare” di donna italiana che stava per spedire all’imperatore di Francia. Nicchia aveva uno strano modo di registrare nei diari i suoi incontri d’amore. Li segnava con una “b” se il rapporto si era limitato a semplici baci, con una “bx” se le effusioni si erano spinte oltre, ma non a letto; con una “f” se il rapporto era stato completo, a letto. E per l’ultimo incontro con il focoso sovrano prima della partenza per Parigi annotò due “f”.

Luke – poi che successe?

Jeff – Partì per Parigi con il marito. Lui sì, il conte super-tradito, dava tutto alla Patria: l’onore ed il denaro, perché doveva pagare tutto lui, per viaggi, soggiorno, affitto di un lussuoso appartamento a Parigi. Debutto ufficiale, nella residenza della principessa Matilde Bonaparte, cugina dell’imperatore, presente il fior fiore della nobiltà francese. Grande amica dell’Italia e degli italiani, la principessa Matilde presentava la contessa italiana come fosse “una dea discesa dall’Olimpo”. Arrivò Napoleone III, fissò a lungo i grandi occhi azzurri della contessa: “Siete molto più bella di quanto mi era stato raccontato di voi”, le disse.

Luke- Un galantone rattoso il nipote di Bonaparte…

Jeff – Già. Non era quello che si dice un bell’uomo, il quarantottenne Napoleone III. Con le donne era gentile e corretto. Amava il piacere e non se lo lasciava sfuggire, interessato poco o per nulla alle romanticherie. Ma, potere della Phayga, l’avventura con la incantevole contessa italiana volle cominciarla mettendosi romanticamente ai remi di una barca verso l’isolotto degli innamorati. Non lo porterà a letto, quella barca. Sull’isolotto l’incontro non andrà oltre l’annotazione “bx”. L’incontro a letto avverrà una settimana dopo, nell’appartamento segreto di uno dei tanti splendidi palazzi della Corte francese, organizzato dall’ingegnoso e innamoratissimo imperatore.

Luke – Quindi…

Jeff – Era soltanto la prima parte della sua missione “sessual-politica”. Adesso, per l’avvenente contessa, cominciava quella più difficile: convincere l’uomo più potente di Francia a sposare con una alleanza la causa dell’indipendenza d’Italia. Per fortuna del popolo italiano, anche il poco affascinante Napoleone III, come il ”sanguigno” Vittorio Emanuele II, era “amante insaziabile”. Si amarono in tutti i castelli della Corte francese, a Parigi e fuori, l’imperatore e la contessa fiorentina. Da Torino erano sempre più pressanti i messaggi di Cavour: “Arriva al dunque…”. E arrivò al dunque, la splendida “ambasciatrice d’amore”.

Luke – Nessuna traccia sui libri di storia del dunque…

Jeff – Sempre roba da diari segreti. “Abbiamo passato una notte intera a discutere di politica, dopo l’amore e solo all’alba, dopo aver fatto l’amore una seconda volta, ho avuto la certezza che la sua decisione sarà quella che gli italiani attendono. Ho trovato un imperatore molto comprensivo nei confronti dell’Italia. Più che legittime, dice lui, le aspirazioni del nostro popolo sarà certamente al nostro fianco”.

Luke – Missione pienamente conclusa, dunque, per la bella contessa.

Jeff – Già. Aveva 21 anni, quando arrivò il sospirato accordo di Plombières e volle festeggiare l’evento a Torino. E con chi, se non con il suo amatissimo re? Andò a trovarla segretamente, Vittorio Emanuele II, e fu ancora un incontro da due “f”, come quello che aveva preceduto la sua partenza per Parigi: il trentanovenne sovrano era, ancora e sempre, “insaziabile”. Ma restò poco in Italia, la grande seduttrice: aveva tanta voglia di tornare a Parigi. L’imperatore, con il quale aveva “giocato a far l’amore” per due anni, le era entrato un po’ nel cuore. “Ho sempre sognato il
momento in cui avrei potuto finalmente abbandonarmi tra le sue braccia senza l’assillo di dovergli strappare un sì per la mia Patria”, annotò nel diario. Ed ebbe modo di realizzarlo, quel sogno.

Luke – Ecco la differenza fra una phayga ed una zoccola qualsiasi..

Jeff – Ben detto, amico.

Luke – In conclusione….

Jeff – Bhe, lo sappiamo che il Beppe è figura minimale di fronte al Camillo troppo presto scomparso, ma sempre di sabaudia si tratta e 150 anni dopo il posto di Nicchia lo prende Alice che ha cambiato la vita di Alvaro per ammissione dello stesso. La domanda sorge spontanea: se il grande Camillo ha fatto l’unità d’Italia con una Phayga, saprà il Beppe con mezzo analogo, dissuadere il ragazzino iberico dall’intraprendere perniciose avventure verso la perfida Albione?

Luke – Sì, amico, ma questa più che una domanda è un’implorazione.