Dai lettori: Dead Man Walking

di Juventibus |

Massimiliano Allegri è un Dead Man Walking. Non lo è ufficialmente, ma oramai lo si respira nell’aria. Le imprese della Juve che fu si sono ingiallite. L’uomo che aveva risollevato l’orgoglio calpestato dal predecessore, è finito in una pentola a pressione che oramai lo ha condannato, lo ha condannato a dover dimostrare in ogni partita, in ogni frazione di gioco, qualcosa di più del necessario. Il calcio è questo. Insensibile, dal cuore di pietra perchè una stagione è un film diverso dalla stagione precedente. L’incommensurabile incertezza che rende questo sport avvincente e crudele nello stesso tempo. Anche Max lo sa, lo ha capito, lo ha annusato. E non sembra avere un animo pugnandi che possa far credere in una sua riscossa. Ma per analizzare la caduta dell’uomo che volenti o nolenti, ha segnato la stagione più storica dell’ultra centenaria storia bianconera, bisogna planare in quella triste serata di Berlino.

Perchè è lì che, a sensazione, il primo scricchiolio ha cominciato a udirsi, la prima spia che forse la storia doveva chiudersi lì. La conferma ce l’ha data lo stesso Allegri un mesetto pià tardi quando, intervistato da Paolo Condò, ha ammesso candidamente che se la Juve a Berlino avesse vinto la Coppa, probabilmente quella sarebbe stata la sua ultima sera da tecnico juventino. Una sorta di Mourinhata. Quell’Inter visse un finale diverso, e fu figlia di un ex cursus opposto; fu la grinta di Mou a permettere all’Inter di raggiungere la finale di Madrid, mentre per raggiungere Berlino, Allegri iniettò dosi massiccie di tranquillanti, dopo tre anni a tutto spiano con Conte. Fatto sta che lo stesso Max si era reso conto che forse lui il massimo lo aveva raggiunto. Ma per convenzione, ha deciso di restare, con la società che gli ha rinnovato il contratto, e qualche marinaio di corso GalFer che gli ha fatto promesse che non sono state mantenute (lo stesso marinaio che non mantenne molte promesse al predecessore). E si, perchè il mercato per il buon Max è stato un calvario, ma è anche vero che se l’è andata a cercare. Poteva usare tutto quel credito acquisito nell’annata per poter battere i pugni sul tavolo, come ad esempio aveva fatto il predecessore (Giovinco). E invece niente; niente trequartista tanto invocato, tanti acquisti “non graditi” (Alex Sandro, Cuadrado), l’incompatibilità con la visione della società del “cogliere le occasioni a prescindere dal disegno tattico”. Letale con uno come lui, che non avendo doti di costruttore, deve avere un piano predefinito in testa. Lui non sa improvvisare. Ma evidentemente, mentalmente, non è voluto andare in contrasto con la società, andandoci però dopo il mercato.

Il secondo punto di rottura è stata sicuramente la gara con il Sassuolo, una sconfitta che ha fatto andare su tutte le furie la società (ribadisco, altra grande accusata, soprattutto il DG), e che ha segnato la fine del controllo di Allegri sulla squadra. Da Reggio Emilia comandano i senatori, comanda Buffon, comanda Evra, comandano Chiellini, Bonucci e Barzagli. Non ci deve stupire l’eterna panchina inflitta a Rugani e Alex Sandro. C’è un vulnus all’interno dello spogliatoio, e i senatori hanno deciso di colmarlo, pur essendo anche loro parte in causa. Perchè il mediocre avvio di stagione è causa di tutti. Ma quella che è venuta a mancare è stata la guida tecnica. La moltitudine di moduli e di cambiamenti di tempo in tempo, di gara in gara, hanno segnato l’affiatamento e l’integrazione del gruppo, che in terra emiliana è andata via via sfaldandosi, rendendo necessario lo stato di allerta generale. I risultati hanno salvato il posto ad Allegri, garantendogli il panettone, un panettone che però sarà pieno di canditi (di quelli che fanno “schifo” a molti), e che sicuramente determinerà quanto saranno dolci o meno le chiacchiere di carnevale o la colomba pasquale. Perchè è bene ribadirlo, la Juve gioca un calcio atroce. Un non calcio.

La squadra non manca di carattere, ma non è un entusiasmo trascinante, quello che spinge la squadra a rimanere a galla non è la cieca fiducia nel proprio allenatore, ma la sana voglia di un gruppo di giovani rampanti e vice campioni d’Europa di non cadere nelle secche dell’anonimato. Nessun elemento di questa rosa si butterebbe nel fuoco per Allegri, anche perchè percepiscono che Allegri non si butterebbe nel fuoco per loro. Qui emergono le colpe della dirigenza. Cuadrado gioca perchè è l’unico elemento che può creare scompiglio alle difese avversarie, con la complicazione che crea scompiglio nella composizione di questa squadra: con 4 prime punte, è logico che una delle tre rimanenti debba fare panchina e un’altra debba fare le veci dell’ala mancante (o ceduta, al Bayern, in questo caso). L’acquisto del già ripudiato Hernanes (disastroso in mezzo al campo e dietro le punte), ha costretto Allegri a ridisegnare la squadra con dettami tattici che non gli appartengono. Poi, ovviamente, ci sono le sue fisse, le classiche paturnie degli allenatori, quelle che “Pogba non può fare il trequartista” che “Morata è l’unico che può giocare sull’esterno” che Alex Sandro spinge troppo ed è giovane (25 anni a gennaio), che Rugani avrà spazio, forse nel 3000, ma qualche minuto lo giocherà. Tutte situazioni che hanno portato a dei confronti con la società, ovviamente conscia del rischio di un depauperamento tecnico ed economico che una Juve ora sana dal punto di vista del bilancio, non può permettersi. Eppure, come detto, lui aveva la facoltà di battere i pugni sul tavolo. Lui chiedeva Oscar e Gundogan, il marinaio gli ha recapitato Hernanes e Cuadrado, ma in certe situazioni bisogna saper imporsi. Considerando poi che se nel secondo blocco di questa stagione aveva ancora la forza di reagire alle critiche (dichiarazioni post Inter-Juve), e adesso parla ai microfoni con le orecchie basse, c’è da sperare solo una cosa; che il talento dei giocatori prenda il sopravvento, che qualcuno gli disobbedisca, perchè questa squadra ha bisogno di una svolta, non di brodini.

Questa è una rosa che potenzialmente può ancora lottare per lo scudetto (si, sarò folle a pensarlo, ma ad ora non esiste neanche un terzo posto, puntare al terzo posto equivale a puntare al terzo posto attualmente), ma la grande paura è che oramai Allegri non sia più l’uomo in grado di poterle dare le giuste motivazioni. Magari potessi essere smentito, vivrò ogni momento della restante stagione nella speranza di essere sbugiardato su tutto. Nella consapevolezza però che Max da oggi è un Dead Man Walking, un morto vivente. Ed è vero che fondamentalmente i morti viventi sono immortali, ma è anche vero che sono privi di forze.

P.S Vorrei concludere la mia analisi con due punti che ci tengo a sottolineare:

1) L’attuale situazione deficitaria non inficia neanche di un millimetro lo spettacolare lavoro svolto nell’ultima stagione. Una stagione che resterà nella storia della Juventus, e per la quale ogni juventino sarà grato in eterno.

2) Criticare Allegri non significa fare apologia di Conte. Perchè è ora di slegare le due storie. Quella di Conte è finita, con le gioie e i dolori, quella di Allegri è il presente e probabilmente terminerà a fine stagione. Ma sono due storie differenti. Oltre a loro due esistono almeno 3.000, 4.000 altri allenatori. E’ bene ricordarlo.

 

di Michael Crisci