DAI LETTORI – Capire il calciomercato guardando al passato

di Juventibus |

di Luca Falzarano

È iniziato il calciomercato estivo, notoriamente un periodo non adatto a noi bianconeri. In questo momento dell’anno, il tricolore si vince sotto l’ombrellone, non in campo, e la cosa poco si addice alla nostra storia.
Dopo tanti anni, forse troppi, ho capito che per decifrare il calciomercato ci vuole calma ed esperienza.

L’esperienza ci dice di non credere alle voci da bar dei vari giornali, ci permette di selezionare le fonti di mercato alle quali abbeverarsi, ci consiglia di portare pazienza anche quando pare tutto fatto. Solo le foto alla clinica Fornaca (da quest’anno al JMedical) danno la quasi certezza dell’acquisto.
Da questo mare di squali, pronti a strapparci sogni o a divorarci con false speranze, ogni tanto spunta qualcosa di reale. La nostra realtà sono al momento Miralem Pjanic e Dani Alves. Non male come inizio: preso a parametro zero un 33enne che, complice la penuria in quel ruolo a livello internazionale, è ancora uno dei migliori esterni destri in Europa. Preso pure l’uomo dell’ultimo passaggio, che fa contento Allegri, anche per tutte le possibili alternative di gioco che può dare a centrocampo, e soprattutto noi tifosi, che gongoliamo per aver strappato con prepotenza un campione alla (non) rivale giallorossa.

Siamo solo a metà giugno, e tanto è stato fatto.
Di sicuro, non si è completata l’opera. C’è la questione Morata, la situazione Berardi da chiarire, quella fastidiosa assenza di Marchisio da risolvere.

E poi… Forse dimentico qualcosa… Ah già. Paul.
Qui si torna in pieno oceano, i suddetti squali ci divorano e fanno a pezzi. È il loro divertimento più grande: per uno che arriva ce n’è un altro che va, per un ottimo acquisto c’è una dolorosissima cessione. E così via, su un’altalena che dura oltre tre mesi e quasi stanca anche loro. C’è un modo, però, per non farsi mangiare. Un modo per vivere in serenità l’infestata estate di calciomercato: guardiamoci indietro.

Solo guardando al passato possiamo capire il futuro. Ma anche qui, bisogna fare attenzione, perché molti “giornalisti” mistificano la realtà e cambiano le carte in tavola, anche quando non serve altro che guardare i fatti e riportare la storia così com’è.

E allora parte la girandola di notizie su Morata, sulla necessità del Real Madrid di fare plusvalenza con la sua cessione per poi investire altrove. Bene, benissimo. Quasi certamente succederà questo. Con la punizione impartita dalla FIFA, il Real proverà a fare una campagna acquisti faraonica, che valga per due sessioni, e Morata sarà infilato in una porta girevole. Ma storicamente, quando il Real si è preoccupato di fare plusvalenze? Davvero credete che alle merengues serva la cresta di 25 mln su Alvaro per concludere i propri affari? Il passato ci dice altro. Ci dice che in una sola estate Perez comprava Benzema, Kaká e Ronaldo senza preoccuparsi molto.
Ricordiamoci che da Madrid partirono Sneijder per 15 milioni e Robben per 25 (anno 2009). Da quelle parti, interessa fare spettacolo, non plusvalenze.

Anche per Berardi, la storia ci dice molto. Il dubbio pare essere la volontà del giocatore: resta a Sassuolo (giocherebbe l’Europa League) o va alla Juve?
Dirigenza e allenatore di corso Galileo Ferraris non sembrano avere molti dubbi. E, onestamente fanno bene: una cinquantina tra gol e assist per un classe ’94 sono tantissima roba, al di là di qualche colpo di testa di troppo. Ma dobbiamo preoccuparci o strapparci i capelli nel caso arrivi l’ennesimo #JuveBeffata? Io mi guardo indietro e vedo un Draxler che preferisce i soldi della Volkswagen per poi pentirsi qualche mese dopo. Ancor più indietro, vedo gente come Burdisso o Di Natale rifiutare il bianconero per poi non vincere nulla. E Cassano? “A Torino faceva troppo freddo”… ma forse, con qualche raffreddore in più la sua carriera sarebbe stata diversa.
Insomma, se la Juventus vuole qualcuno, ma non è corrisposta, si va avanti. Chi non vuole la nostra maglia forse sa di non esserne all’altezza, e col tempo si è sempre capito il perché.

Ma alla fine, tutto ruota intorno a lui: Paul Pogba è e resta al centro dei nostri pensieri. Perché per un “”Juve-Pjanic: è fatta” c’è sempre un “Pogba: pericolo Real” che mette ansia. E per nostra natura, non riusciamo a goderci l’acquisto di un nuovo beniamino senza pensare che il 10 gli farà posto.
Qui però bisogna sdoppiarsi: da un lato ci sono le bombe di mercato sparate a raffica, dall’altra i commenti immediatamente successivi “Vendereste Pogba per 120 milioni?”.

Si parte praticamente da aprile (ma in realtà non ci si ferma mai) con titoloni di giornale e fantomatici colpi di scena. Praticamente da tre anni, Pogba è destinato a partire. Milioni che arrivano da ogni dove e Juventus rassegnata a perderlo. Da Giugno in poi, si raggiunge l’apice. Ogni giorno una novità, ogni giorno una notizia. Pare si tratti di una trattativa lunga ed estenuante che TV e media riportano ora dopo ora.

E allora, ripetiamo, guardiamo indietro e pensiamo alle grandi cessioni della Juventus. Quando mai la Juve ha fatto vendite pluri-milionarie in queste modalità? Quando mai a Torino hanno ceduto campionissimi permettendo che notizie trapelassero ad ogni dì, con tanto di particolari su numeri, richieste e offerte? Bobo Vieri venne venduto all’improvviso, nell’incredulità generale. Quando venne fuori la notizia era già tutto fatto. Nulla era trapelato.
E la famosa cessione di Zinedine Zidane? Praticamente lo stesso. Un fulmine a ciel sereno. Nessuna anticipazione, nessun “l’agente ha incontrato il Real su Marte”. Lo stesso Vidal, dopo una intera estate da giocatore del Manchester United, resta, gioca una finale di Champions, e poi viene venduto in un paio di giorni (giornalisticamente parlando) al Bayern.

Questo non significa che Pogba resterà sicuramente. Ma che non sono le indiscrezioni giornaliere e le voci di corridoio a dover preoccupare. Se Paul andrà via lo sapremo solo a cose fatte. Direi che certe notiziole che spuntano di volta in volta dovrebbero quasi rassicurarci.

Il massimo, però, è il discorso “con i soldi di Pogba la Juve può rifare la squadra”. L’Everest della disinformazione lo si raggiunge quando si dice: “dopo aver venduto Zidane, la Juve ha comprato 4 campioni e ha stravinto”.
Ora, onestamente questa è come la tiritera del fallo di Iuliano su Ronaldo: a furia di ripeterlo sembra davvero che l’Inter abbia perso lo scudetto per quell’episodio. Stessa cosa qui. Pare che vendere il tuo miglior giocatore faccia bene. Analizziamo i fatti e in pochi passi sveliamo quanto sia falso e forviante questo concetto.

Il contesto, prima di tutto, era totalmente differente da quello di oggi. La Serie A era la lega più importante d’Europa. I migliori giocatori venivano da noi, con Juventus, Milan e Inter che dominavano il mercato.
Non c’erano le differenze di fatturato che ci sono ora, anzi. Le Italiane avevano una disponibilità elevatissima, altamente competitive con il resto d’Europa. Parliamo di un periodo in cui l’Inter poteva permettersi Ronaldo, il Parma vinceva le coppe Uefa, la Lazio poteva prendere Mendieta per oltre 80 miliardi.
Un’altra vita insomma. Soprattutto gli ingaggi dei calciatori erano diversi da quelli di oggi, e le italiane potevano offrire salari pari, se non superiori, alle attuali big d’Europa.

In tale contesto di forza, la Juventus veniva da due stagioni senza vittorie. Zidane in campo e Ancelotti in panchina avevano perso due campionati all’ultima giornata. La squadra era stanca e andava rinfrescata. E la nuova Juve di Marcello Lippi, per dare una svecchiata e voltare pagina, acquistò Buffon (il portiere più promettente al mondo), Thuram (uno dei migliori difensori in Europa), Nedved (il miglior esterno in circolazione al pari di Ryan Giggs) e Marcelo Salas (come ciliegina sulla torta).
Grandi acquisti, certamente. Ma, nonostante l’ambito economico molto favorevole, le cessioni furono altrettanto pesanti. Ci lasciò Zidane, ma non solo lui. Vennero infatti ceduti anche Van der Sar (destinazione Fulham), Jonathan Bachini al Parma per oltre 30 miliardi, Darko Kovacevic alla Lazio e Inzaghi al Milan. Tante cessioni, tutte onerose, per acquisti altrettanto onerosi. Anche solo dal punto di vista economico, la storiella che vendi uno e ti rifai la squadra è, appunto, una storiella.

E dal punto di vista tecnico? La Juve di allora certamente fece un passo avanti, vinse i successivi due campionati e aggiunse alla propria rosa giocatori destinati a diventare leggende. Ma chi prese Zidane, forse, ci guadagnò anche di più. Il Real Madrid infatti alla fine di quella stagione vinse la Champions League a Glasgow, proprio con un gol del suo nuovo numero cinque.

Torniamo a oggi: il calcio Italiano è il quarto-quinto in Europa, non regge più il confronto con le big estere dal punto di vista economico, e solo la Juve ha numeri e progetti di dimensione continentale. Gli ingaggi pagati dai top club europei sono lontanissimi dai nostri standard e a livello internazionale il nostro movimento è in grande difficoltà. Nonostante ciò, la Juve sembra in crescita: ha un fatturato da Top Ten europea, uno stadio di proprietà, viene da cinque scudetti consecutivi e una dimensione internazionale in forte crescita. La scorsa estate ha cambiato molto, ringiovanendo la rosa, ma continuando a vincere. Non ha, dunque, alcun bisogno di “rifare la squadra”. Il contesto è esattamente opposto, sotto ogni punto di vista. Come si può pensare che la Juventus possa uscire rinforzata dalla cessione di Pogba?

I “grandi esperti” dovrebbero sapere che Pogba ha 23 anni (non 29 come Zidane), e che vendere lui non significherebbe prendere il Neymar o il Lewandowski della situazione, perché nonostante una plusvalenza monstre, la società non potrebbe sostenere ingaggi da 10 milioni , che questi campioni richiedono.

Inoltre, dopo essere diventati pentacampioni, abbiamo il dovere di provare a fare una grande Champions, come abbiamo dimostrato di poter fare negli ultimi due anni. Ebbene, per vincere la coppa certi campioni li devi trattenere, perché solo con questi campioni la si può vincere. Zidane docet.
Poi, dovesse essere il giocatore a chiedere di andare, la Juve non potrebbe fare nulla. Ma questo è un altro discorso.

La realtà è che quel che sentiamo in TV e che leggiamo sui giornali è spesso e volentieri inesatto e non fedele alla realtà delle cose. Meglio ragionare con la propria testa, sognando grandi colpi e tenendoci stretti i nostri beniamini. Non facciamoci tradire da presunti esperti o fantomatiche bombe di mercato, dunque. La storia ci aiuta a capire quali sono le informazioni credibili e quanta disinformazione cerca di divorarci.