DAI LETTORI – Allegri e la lentezza della Juve

di Juventibus |

di Adriano Isoardi 

Ero alle elementari, quando un giorno un mio compagno mi fa: ma tu per chi tifi? Oh cavolo, è vero, bisogna pur tifare per qualcuno. Mica ci avevo ancora pensato. Così lo feci.
Ho rischiato di diventare interista, pensa che roba, perché mio padre lo era. Un tifoso distaccato, per la verità, ma pur sempre interista. Per fortuna, i miei avevano un caro amico a Torino. Lui era socio della Juventus ed era piuttosto importante perché un giorno mi fece conoscere John Charles e poi Del Sol ed altri. Mi riempì di foto autografate, distintivi (persino uno del Real Madrid), mi portò a mangiare in un ristorante frequentato dai giocatori. Per farla breve fui arruolato in bianconero. Mi conquistò e da allora non cambiai più e ci mancherebbe pure.
Che c’entra tutto questo? C’entra, perché significa che ho visto tante Juventus, dalle più belle alle più brutte. Non sono un tattico, né un allenatore, ma un semplice osservatore innamorato del gioco del calcio. Occhio che ho detto gioco, non giro d’affari. Vorrei divertirmi a vedere le partite.
Beh, questa Juventus, al di là delle vittorie, non mi diverte proprio. E’ noiosa, lenta, crea poche occasioni da gol, in altre parole non esprime ciò che esalta l’osservatore. Conta solo il risultato? Allora d’accordo, va bene così, ma a me non basta.
Non accetto che un allenatore dica che gli schemi non servono a niente, che si affidi quasi soltanto alle individualità. Per lui Guardiola, Conte e Giampaolo non hanno capito un tubo. Se Dybala e Pogba non s’inventano qualcosa, non succede niente. Più o meno.
Non accetto che dopo un gol segnato (non importa se contro l’ultima in classifica o una squadra più blasonata), il baricentro si abbassi immediatamente. Nemmeno che un centravanti arrivato da noi con la media realizzativa di 0,5 reti a partita faccia il difensore arrivando spompato in zona gol. Scarso o meno che sia.
Per me la Juve di Allegri è quella delle occasioni perse. Perché a Monaco entra Cuadrado e non supera la metà campo e abbassare gli esterni significa invitare l’avversario ad aggredirci e finché si tratta del campionato italiano, basta e avanza, ma in Europa no.
Se va bene a Nedved e agli altri, va bene anche a me. Io non sono nessuno. Però non mi diverto e resto convinto che si potrebbe fare molto di più. Soprattutto, senza buttare via ogni volta il primo tempo. C’entrano i giocatori, ma c’entra di più chi li manda in campo. Parere personale, ovviamente.