Da Vucinic a Alex Sandro: le 6 tappe della gloria

di Giuseppe Gariffo |

La testa è già al Millennium Stadium di Cardiff, il cuore arde della voglia di tornare a conquistare, dopo 21 anni e tante delusioni, il trofeo europeo più ambito. Ma le immagini di festa andate in scena al fischio finale di Juventus-Crotone sono l’approdo desiderato di un anno di speranze, per i tifosi, e di lavoro, per i protagonisti. Sono ciò che gli altri, a causa nostra, da sei stagioni a questa parte possono solo sognare, scettici davanti a un solco che sembra ogni anno approfondirsi più che colmarsi.

Prima di andare oltre, dunque, facciamo memoria delle partite che hanno sancito la matematica vittoria dello scudetto e dato il via ai festeggiamenti, in questi sei anni leggendari. Ognuna di esse, a modo suo, racconta e racchiude la stagione che l’ha preceduta.

30: Trieste, 6 Maggio 2012 Cagliari-Juventus 0-2

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La più densa di carica emotiva. Perchè arriva al termine di una stagione incredibile, la prima dello Juventus Stadium e di Antonio Conte. Reduci dai pluricitati “due settimi posti” una cavalcata impressionante consente alla Juventus, imbattuta, di giocarsi lo scudetto contro il Milan di Allegri, Ibrahimovic e Thiago Silva. La tensione è innalzata anche dalla insolita e clamorosa papera di Buffon che, tre giorni prima, permette al Lecce di pareggiare in extremis la partita allo Juventus Stadium, rimettendo in gioco il Milan e regalando una notte insonne a diversi milioni di juventini. Un bene che si torni in campo dopo soli tre giorni: è la trentasettesima giornata, la Juventus ha un solo punto di vantaggio sui rossoneri. In contemporanea al match di Trieste (si gioca lì per l’inagibilità dello stadio del capoluogo sardo) si gioca il derby di Milano, in un tourbillon rocambolesco di gol ed emozioni. A Trieste la sblocca Vucinic e la chiude, nel secondo tempo, un autogol propiziato da Marco Borriello. A San Siro il Milan, avanti 2-1, crolla nei minuti finali contro l’Inter del subentrato Stramaccioni e perde 4-2, sotto i colpi di Milito e Maicon. Al Nereo Rocco riempito per il 90% da tifosi bianconeri, esplode una festa ignorante ed inattesa, con l’abbraccio tra Conte e Marotta e un Bonucci visibilmente brillo davanti alle telecamere, a far da icona alla serata. Che sarà superata, otto giorni dopo, solo dalla poesia dell’ultima giornata allo Stadium contro l’Atalanta, quella del saluto spontaneo e commosso ad Alessandro Del Piero.

31: Torino, 5 Maggio 2013 Juventus-Palermo 1-0

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Dei sei scudetti forse quello meno “sofferto”. Il Milan in estate cede, per far cassa, Ibrahimovic e Thiago Silva al Paris Saint Germain e vede partire, per raggiunti limiti di età, Inzaghi, Nesta, Gattuso, Zambrotta, Seedorf e Van Bommel. Il Napoli di Mazzarri è l’unica squadra a tenere a tratti il passo dei bianconeri, senza tuttavia mai insidiarli troppo da vicino. La vittoria finale non è mai, praticamente, in discussione. La strana squalifica di 4 mesi ad Antonio Conte per omessa denunica e la sconfitta allo Stadium contro l’Inter di Stramaccioni, prima squadra a violare il nuovo impianto bianconero, le uniche ferite di una stagione che vede la Juventus dominare dall’inizio alla fine.

Alla trentaseiesima giornata, il 5 Maggio – data mai casuale – arriva a Torino il Palermo, alla disperata ricerca di punti per la salvezza, e alla Juventus basta un punto per festeggiare il secondo titolo consecutivo. Un rigore trasformato da Vidal per una spinta di Donati su Vucinic chiude la pratica rosanero e permette ai tifosi sugli spalti di iniziare a sventolare i vessilli. Negli spogliatoi scatta la caccia al martello Antonio Conte, che viene preso in braccio dai calciatori e gettato nella vasca gelata. Nel corso dei festeggiamenti si distingue, dando unica prova del suo passaggio in bianconero, Niclas Bendtner, con baci alle hostess e tasso alcoolico imponente.

32: Torino, 5 Maggio 2014 Juventus-Atalanta 1-0

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La Roma di Rudi Garcia tiene il ritmo della Juventus solo fino a Gennaio, quando nel giorno dell’Epifania viene travolta per 3-0 allo Stadium. Da lì una cavalcata inarrestabile che porta l’ultima Juventus di Antonio Conte a stracciare il campionato con il record di 102 punti e delle 19 vittorie su 19 allo Juventus Stadium. La squadra era stata rinforzata in estate con l’arrivo di Carlos Tevez (primo giocatore di noto spessore internazionale ad approdare in bianconero dall’estero, nel post-Calciopoli) e del centravanti navarro Fernando Llorente. Il 5 Maggio, anche stavolta, la Juventus dovrebbe prendersi i tre punti scudetti contro l’Atalanta, ma in realtà lo scudetto è stato già festeggiato davanti alla TV nel pomeriggio precedente, quando la Roma alza bandiera bianca al Massimino di Catania e nell’hotel di Leinì iniziano i brindisi. L’indomani la Juventus suggella il titolo battendo l’Atalanta con gol dell’antieroe pluriscudettato Simone Padoin. Nel dopogara le dichiarazioni di Antonio Conte, nel mezzo della festa, offuscano in parte la gioia lasciando presagire un addio vicino, che poi si compirà con modalità più teatrali del previsto. La iconica vittoria della settimana successiva contro i giallorossi a Roma con gol dell’ex Osvaldo e la passerella finale contro il Cagliari portano poi a 102 il saldo dei punti di una Juventus cannibale, che paga forse con il mancato accesso alla Finale di Europa League (dopo la brutta eliminazione al girone di Champions) la marcia da record in campionato.

33: Genova, 2 Maggio 2015 Sampdoria-Juventus 0-1

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Il divario tra la Juventus e le altre sembra sempre più netto, ma il 15 Luglio la rescissione del contratto di Antonio Conte, prontamente sostituito da Massimiliano Allegri (accolto con diffidenza, per usare un eufemismo, dal popolo bianconero) sembra rimettere tutto in discussione, complice anche un mercato estivo senza particolari fuochi d’artificio. Solo sulla carta però, perchè quando si inizia a fare sul serio la Juventus mostra di non aver perso nulla rispetto alla stagione precedente e, anzi, di avere ancor più sete di vittoria. La partenza del condottiero leccese sembra quasi aver dato spinta motivazionale a un gruppo voglioso di dimostrare di essere il principale attore dei propri successi. Accanto al dominio in campionato la Juventus fa anche un’eccellente Champions (conclusasi con la Finale persa a Berlino contro il Barcellona) e vince la sua Decima Coppa Italia.

La matematica vittoria del campionato viene sancita con ben quattro turni di anticipo, grazie a un inserimento con incornata vincente di Arturo Vidal, a Genova contro la Sampdoria. Nel dopogara Bonucci sottolinea la bellezza “pazzesca” di questo scudetto, ottenuto in un’annata partita nel “casino” estivo e il presidente Andrea Agnelli celebra, con un tweet, l’allenatore livornese: Prendere in mano la squadra il 15 luglio e riportarla alla vittoria, è per fare questo che ci vogliono le palle! Grazie Max, #finoallafine

34: Firenze, 24 Aprile 2016 Fiorentina-Juventus 1-2

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La delusione della finale di Berlino e la necessità di aprire un nuovo ciclo porta ai saluti, in estate, di Andrea Pirlo, Carlos Tevez ed Arturo Vidal. La Juventus riparte acquistando nuovi giovani talenti come Dybala e Alex Sandro, accanto a uomini di esperienza come Sami Khedira e Mario Mandzukic. L’inizio, vittoria della Supercoppa a parte, è il peggiore della storia juventina. Zero punti ed ultimo posto nelle prime due partite, 13 soli punti con ben cinque sconfitte nelle prime dieci gare. Da lì una cavalcata trionfale di 26 partite nelle successive 28 gare (una serie che “smentisce secoli di statistiche”, direbbe Mario Sconcerti) , con sorpasso al Napoli a febbraio grazie alla vittoria interna firmata da Zaza e sigillo nel bellissimo successo al Franchi alla trentacinquesima giornata. Al gol di Mandzukic su sponda di Pogba risponde Kalinic, che manda in visibilio il pubblico fiorentino, sfruttando un errore di Bonucci. Ma già nell’azione successiva Morata, proprio mentre i supporters viola intonano “chi non salta è bianconero”, rimette le cose a posto. A incorniciare la serata ci pensa Gigi Buffon che nel finale para a Kalinic un rigore molto generoso concesso da Tagliavento.

Il pullman accompagna la squadra alla stazione fiorentina di Santa Maria Novella, dove i calciatori bianconeri in festa entrano intonando “La capolista se ne vaaaaa”, guidati dal capopopolo Bonucci. L’aritmetica certezza del titolo giungerà l’indomani, ancora davanti alla Tv, per la sconfitta del Napoli di Sarri a Roma. La vittoria contro il Milan in Coppa Italia regala il secondo double consecutivo alla Juve – mai nessuno c’era riuscito prima – mentre la bruciante eliminazione in extremis, all’Allianz Arena, agli ottavi di Champions rimane la ferita aperta.

35: Torino, 21 Maggio 2017 Juventus-Crotone 3-0

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Ce l’abbiamo ancora fresca negli occhi. La stagione del mercato più scoppiettante, il meno sabaudo che si ricordi, della storia recente bianconera. Partono due giovani campioni come Pogba e Morata, ma arrivano Pjanic, Dani Alves, Benatia, il giovane Pjaca e il crack del campionato precedente: Pipita Higuain, strappato al Napoli grazie al versamento di una clausola rescissoria monstre.

In campionato la Juventus è sempre in testa, ma si trascina stancamente dal punto di vista del gioco, fino al 22 Gennaio del 2017, quando Luca Momblano annuncia al popolo juventino sui social (creduto, inizialmente, da pochi) ciò che avverrà l’indomani: Allegri mette dentro tutti insieme Pjanic, Cuadrado, Dybala, Mandzukic ed Higuain. È l’alba di una nuova Juve, che gioca ad una velocità diversa, più imprevedibile e, ciò che più stupisce, più solida.

Il match decisivo contro il Crotone, sulla carta senza storia, viene preceduto da qualche apprensione nella tifoseria per la forma smagliante dei ragazzi di Davide Nicola (in piena ed inaspettata corsa salvezza) e per la brutta sconfitta patita a Roma sette giorni prima dai bianconeri. Ci pensano Mandzukic, Dybala ed Alex Sandro ad annichilire i calabresi e a mettere nella bacheca di Madama il secondo titolo stagionale, a quattro soli giorni dalla terza Coppa Italia consecutiva ottenuta battendo 2-0 la Lazio all’Olimpico.

Il capitolo più esaltante è ancora da scrivere, tra poco più di dieci giorni. Ma quello, più che un capitolo, sarebbe proprio un poema a parte, epico.

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