Da numero 10 a numero 8: la metamorfosi di Bernardeschi

di Stefano Francesco Utzeri |

12 marzo 2019. Tanti di noi, in quella entusiasmante serata di Champions League, ci eravamo illusi di aver trovato in Federico Bernardeschi, quel talento che finalmente potesse esprimersi ai massimi livelli. Un talento, un patrimonio del calcio italiano. Niente da fare. I mesi di appannamento della Juventus sul finire campionato hanno immediatamente riportato l’ex viola al punto di partenza, un calciatore che non ha ancora un’identità tattica all’interno della quale applicare le sue migliori caratteristiche. “Per lui è il momento di specializzarsi”. Così aveva detto a inizio stagione mister Sarri, notoriamente tra i suoi maggiori estimatori. Nei due anni con Massimiliano Allegri, la duttilità del 33 è stata sfruttata, per non dire abusata, dal mister livornese, il quale tuttavia non è riuscito a dare un’inquadratura tattica definitiva a Berna, che si trova a 25 anni a trovare ancora la sua dimensione tattica.

Eppure anche un’altra volta negli ultimi 12 mesi, 19 settembre 2018, Federico aveva dato l’impressione di aver trovato una collocazione tattica adeguata alle sue caratteristiche. Anche in quel caso era stata solo un’illusione, ma quando nell’emergenza dell’inferiorità numerica del Mestalla, fece una prestazione di attenzione, presenza atletica e tecnicamente apprezzabile da interno di un centrocampo a 3. Dunque, che Federico Bernardeschi dobbiamo attenderci quest’anno? In che ruolo? Difficile immaginarlo oggi: esterno, trequartista, mezzala? L’idea che aveva fatto trasparire questo inizio di stagione agli ordini di Maurizio Sarri, era quella di schierarlo come esterno destro, sfruttando la sua corsa per il suo piede mancino per agire su tracce più interne puntando sulla finalizzazione e la rifinitura grazie al suo mancino. Tuttavia nella conferenza stampa pre Juventus-Verona, il mister toscano ha detto che il futuro di Bernardeschi è a centrocampo, anche se la strada pare essere lunga e intralciata, al momento dalla presenza di 7 centrocampisti in rosa.

L’immagine della trasferta di Firenze e, se vogliamo, anche la pausa per le Nazionali, è quella di un calciatore involuto, apparso molto confuso tatticamente e tecnicamente, tanto da sbagliare tantissime giocate, anche elementari, tanto da sembrare per larghi tratti dei suoi 85’ in campo fuori dalla dimensione del sistema Juventus. Non ha tardato infatti ad accorgersene Maurizio Sarri, che ha deciso di escluderlo nella notte di mercoledì sera dall’11 titolare contro l’Atletico Madrid, di fronte alla sorpresa generale, per fare spazio a Juan Cuadrado. Le prestazioni deludenti di questo inizio di stagione, precampionato compreso, hanno sicuramente delle attenuanti: la ricerca di una stabilità tattica che è mancata completamente nelle ultime stagioni, le difficoltà nel trovare la condizione all’inizio della stagione sottolineata da lui stesso nelle settimane scorse. La trasformazione avuta da Bernardeschi in questi ultime due stagioni è stata abbastanza radicale, l’ex calciatore della Fiorentina, Fede è passato dalla dimensione di un 10, a quella più probabilmente di un numero 8, un calciatore fisico e “tattico”, più che tecnico.

Un calciatore che, grazie alle sue progressioni, ribalta le azioni, spezza le linee difensive, e qualche volta è stato l’ago della bilancia della tattica di Mister Allegri, tramite una feroce applicazione delle indicazioni strategiche dell’allenatore. Contemporaneamente, l’ex numero 10 della Fiorentina sembra ormai aver perso qualsiasi tipo di spunto nell’1 contro 1 e ha mostrato in più di un’occasione pochissima lucidità nella scelta delle giocate nell’ultimo quarto di campo, perdendo efficacia nell’assist e nell’andare in gol, fondamentali coi quali diverse volte aveva fatto la differenza nelle sue prime apparizioni in maglia Juve. Cosa aspettarsi allora dal Federico Bernardeschi 2.0 ad oggi è veramente difficile, tutto è nelle mani di Maurizio Sarri che avrà l’onore e l’onere di ravvivare un patrimonio bianconero, sul quale all’arrivo due anni fa si erano riversate tantissime aspettative, e con prospettive tattiche ben diverse da quelle disegnate nel nuovo corso. Ma sarà davvero possibile?


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