Da Glik a Cuadrado, cronistoria dei derby contro Ventura

di Alex Campanelli |

Stavolta il fato, sotto forma di tabellone della Coppa Italia, ha giocato davvero un brutto scherzo a Giampiero Ventura e alle sue coronarie: Juventus e Torino avversarie anche in Coppa Italia, come non accadeva dal 1993, quando i Derby della Mole furono addirittura 4 in stagione.

Da quando Ventura siede sulla panchina del Torino, le stracittadine tra i granata e la Juventus sono fonte inesauribile di emozioni, gol allo scadere, protagonisti inattesi e colpi proibiti. Il bilancio non sorride certo al tecnico Genovese, sconfitto in 6 occasioni su 7, anche se gli va reso merito per aver interrotto nella scorsa stagione la striscia negativa del Toro che durava da ben 20 anni e 17 giorni.

Andiamo dunque a riscoprire insieme tutti i derby disputati da quando il Torino ha fatto ritorno in Serie A.

 

1 dicembre 2012, Juventus-Torino 3-0

 

Torna il Derby della Mole dopo più di tre anni e mezzo di assenza: sulla panchina della Juventus siede Angelo Alessio in luogo dello squalificato Antonio Conte, reduce dal primo Scudetto della sua carriera, dall’altra parte un tecnico navigato come Giampiero Ventura, fautore principale del ritorno del Torino in Serie A. É il derby dei ragazzi cresciuti nella Juve, De Ceglie, Giovinco e Marchisio, tutti bianconeri dalla nascita, ma è anche il derby della follia di Kamil Glik, che avrà anche modo di ripetersi in futuro. Andiamo con ordine: i granata partono forte, soprattutto dal punto di vista dell’agonismo, desiderosi di cancellare i 17 anni di incontrastato dominio bianconero. Meggiorini spaventa lo Stadium svirgolando da buona posizione, poi Pogba chiama due volte all’intervento un incerto Gillet. Al 41′, l’episodio chiave del match: in maniera del tutto assurda e immotivata, Kamil Glik entra a mille all’ora sulla gamba del malcapitato Giaccherini scatenando addirittura le ire dei non certo juventini Caressa&Bergomi in telecronaca. Cartellino rosso sacrosanto e gara che cambia radicalmente. Il tridente bianconero, formato da Giovinco, Vucinic e Giaccherini, che nella ripresa lascerà il posto a Bendtner (!), va a nozze con gli spazi che i granata sono inevitabilmente costretti a concedere vista l’inferiorità numerica. A decidere la gara sono due che nelle vene hanno sangue bianconero, il Principino e la Formica Atomica; Claudio apre le danze di testa in tuffo al 57′ proprio su assist di Seba, che 10 minuti dopo firma il raddoppio con un preciso destro dal limite, quindi dopo qualche occasione sfumata (con Bendtner addirittura vicino al gol) arriva il tris ad opera ancora di Marchisio, servito splendidamente da un Vucinic ispiratissimo. Il primo derby della Mole dell’era Ventura termina con un trionfo bianconero, la vittoria più larga sul Toro dal 2002.


28 aprile 2013, Torino – Juventus 0-2

 

Probabilmente il derby più noioso degli ultimi anni, nonostante il finale scoppiettante che ancora una volta vede la Signora uscire vincitrice dal confronto con i cugini, i quali recriminano (con l’ovvio appoggio di molti organi di stampa) per un calcio di rigore non concesso; veleni che troveranno ampio spazio anche nelle gare a seguire. Una Juventus lanciatissima verso il secondo Scudetto consecutivo arriva all’Olimpico col freno a mano tirato e la difesa a quattro per contrastare il 4-2-4 di Ventura, dal canto suo il Toro disputa la classica partita attenta e agonisticamente encomiabile, memore dell’imbarcata dell’andata. Ne esce una gara equilibrata con pochi squilli: l’occasione più clamorosa capita sui piedi di Vucinic, col montenegrino che indossa le sua amate infradito e strozza il tiro a lato, solo davanti a Gillet, il Toro risponde con un gran destro di Santana che costringe Buffon alla parata da applausi. Le bombe arrivano tutte nel finale: Jonathas, partito in posizione irregolare, dettaglio che non avrete visto scritto in quasi nessuna cronaca, viene trattenuto in area da Bonucci. C’è chi chiede il rigore, chi l’espulsione, chi la fucilazione del numero 19 bianconero e magari la retrocessione immediata della Juve in Eccellenza piemontese. In tutto questo, la Juventus si scuote e decide che è ora di portare a casa il derby. A spaccare la partita è una bomba da fuori area di Arturo Vidal, che con un cuore mette l’ipoteca sullo scudo, mentre a punire il Toro riverso in avanti alla disperata ricerca del pari è ancora Marchisio, sin lì autore di una prova incolore. C’è anche spazio per la seconda espulsione consecutiva nel derby per Glik, stavolta in seguito a una doppia ammonizione. Due sconfitte su due, due espulsioni, cinque gol subiti e nessuno segnato; ci mancavate, cugini!


 

29 settembre 2013, Torino – Juventus 0-1

 

Tornano le tensioni, tornano le polemiche, tornano le botte da orbi: in poche parole, torna il derby di Torino. I direttori d’orchestra sono di nuovo Giampiero Ventura e Antonio Conte, cambiano invece le bocche da fuoco, con il figliol prodigo Immobile (che chiuderà la stagione in vetta alla classifica cannonieri) da una parte e l’Apache Carlitos Tevez dall’altra. La partita non è dissimile dalla gara di ritorno della stagione precedente, le occasioni latitano e le botte fioccano; il primo a perdere la testa è Ciro “core ‘ngrato ” Immobile, che decide di vendicarsi della Juve piantando ben bene tutti i suoi tacchetti sulla caviglia di Carlos Tevez, ma scampando incredibilmente all’espulsione. L’errore arbitrale passa subito in secondo piano dato che nella ripresa ne arriva un altro, che stavolta sfavorisce il Toro: Bonucci stacca di testa su azione da corner e serve Tevez che, in posizione irregolare, colpisce la traversa, la palla arriva a Pogba che insacca il gol partita. L’episodio incattivisce ulteriormente la gara che incredibilmente finisce 11 contro 11, nonostante il pugno che Meggiorini, probabilmente inserito solo per inasprire la bagarre, rifila a tradimento a Marchisio. This is Derby della Mole, e il meglio deve ancora venire…


23 febbraio 2014, Juventus – Torino 1-0

 

Una conclusione incredibile di Tevez che sembra uscita da un videogioco, o ancora meglio dal manga Capitan Tsubasa, da noi più noto col nome di Holly & Benji. Un Torino che recrimina ancora una volta per un errore arbitrale che “ha indirizzato la partita”, nonostante la squadra di Ventura non abbia calciato una volta una nello specchio della porta. Juventus – Torino sta tutta qui. Le formazioni sono quasi le stesse dell’andata, con Llorente dal 1′ al posto dell’ostracizzato Giovinco, ma vista la compitezza delle due squadre in campo sembra esserci soltanto l’Apache che viene da Ciudadela. É ovviamente Tevez il primo (e quasi l’unico) bianconero a impegnare Padelli, ed è sempre lui a portare in vantaggio la Juve con un gol da cineteca: stop spalle alla porta, giravolta su se stesso, tiro di rara coordinazione e bellezza che s’insacca nell’angolino basso della porta granata. La particolare esultanza con la trombetta la spiegherà poi Carlitos su Twitter a fine gara. Il ritmo della partita se possibile si abbassa ancora di più, le emozioni stanno a zero se si eccettua l’espulsione rischiata da Vidal, già ammonito, in seguito a un fallo di mano. La reazione del Toro sta tutta in un paio di conclusioni alte da parte di El Kaddouri, mentre lo scatenato Tevez sfiora la doppietta in mischia. La sconfitta del Toro però, secondo i granata, è dovuta al rigore non concesso per il fallo di Pirlo su El Kaddouri in area. Il fatto che i granata non buchino la porta bianconera dal febbraio 2002, invece, è evidentemente argomento di poco interesse. Il bello del calcio sta anche in questo.


30 novembre 2015, Juventus – Torino 2-1

 

Difficilmente Massimiliano Allegri dimenticherà il suo primo Derby della Mole sulla panchina della Juventus. Se negli anni precedenti le stracittadine torinesi erano state caratterizzate perlopiù dal furore agonistico e dall’accortezza tattica, qui assistiamo a una vera e propria lotta senza esclusione di colpi, un film d’azione con tanto di finale a sorpresa. Il risultato si sblocca dopo un quarto d’ora, ed è già una notizia: punizione di Pirlo dal limite dell’area di rigore, fallo di mano di El Kaddouri e calcio di rigore che Vidal trasforma in maniera glaciale nonostante l’arbitro costringa il cileno a ripetere il penalty. La gara è assolutamente in mano ai bianconeri, dominatori assoluti nei primi 20′, ma un episodio ribalta l’inerzia del derby: il terzino Bruno Peres, sin lì poco più di un oggetto misterioso, si improvvisa Usain Bolt e vola per 80 metri sulla fascia destra, prima di scagliare un impensabile destro dallo spigolo dell’area di rigore che buca imparabilmente Storari. Il Toro torna a segnare alla Juve dopo quasi 13 anni, una rete che dà coraggio ai granata i quali alzano il pressing, ma è la Juve a rendersi pericolosa prima con Tevez e poi ancora con Vidal. I bianconeri non riescono a sfondare mentre il Toro ha un’occasione colossale per portarsi in vantaggio, confezionata dai “grandi” ex Quagliarella e Amauri. La bilancia inizia pian piano a pendere dalla parte degli uomini di Ventura, tanto più quando Lichtsteiner a 10′ dalla fine viene espulso per doppia ammonizione. Quando il pareggio inizia quasi a sembrare un punto guadagnato per la Juve, ecco che accade l’imponderabile. Ultima palla lunga senza troppa convinzione, Vidal e Morata scambiano al limite dell’area, il pallone finisce sui piedi di Pirlo. Qui il respiro dello Stadium si ferma per una frazione di secondo, quel tanto che basta ad Andrea da Brescia per liberare “un diagonale impressionante per violenza, per precisione, per capacità di andare rasente al terreno di gioco e di beffare, praticamente all’ultimo secondo, Gillet” (Francesco Repice dixit). L’urlo dello Juventus Stadium è assordante, la Juve porta a casa la più bella vittoria nel Derby della Mole dai tempi del gol di Trezeguet nel 2007 sotto la gestione Ranieri. Al Toro va l’onore delle armi e la consapevolezza di aver, finalmente, giocato a viso aperto contro i rivali di sempre.


26 aprile 2015, Torino – Juventus 2-1

 

Prima o poi doveva accadere: dopo venti, lunghissimi anni il Torino torna a far suo il Derby della Mole. La Juventus che arriva all’ex Comunale è una squadra praticamente certa del suo quarto Scudetto consecutivo e proiettata al sogno europeo, come dimostrato dal turnover varato da Max Allegri, che lascia fuori Barzagli, Chiellini e Tevez. Dall’altra parte i granata, ancor più desiderosi di ribaltare il pronostico dopo la rocambolesca sconfitta dell’andata, sono in formazione tipo con Quagliarella e Mazi Lopez di punta. E dire che lo spauracchio Pirlo sembrava dover condannare ancora una volta gli uomini di Ventura: minuto 35, punizione dal limite per fallo di Gazzi su Matri, Mozart suona l’ennesima, incantevole sinfonia col suo destro magico e lascia di stucco il malcapitato Padelli. Come nella gara dello Stadium il gol ha il potere di ridestare i granata, che dieci minuti dopo trovano la rete del pari. Quagliarella scappa via a Bonucci e mette in mezzo un cross basso, Darmian sbaglia il primo controllo ma così facendo manda fuori tempo la retroguardia bianconera, poi tocca la palla con la punta sinistra e batte Buffon. La ripresa comincia con un altro missile telecomandato di Andrea da Brescia che stavolta si stampa sul palo, la squadra di Ventura reagisce e dopo una decina di minuti trova la rete del vantaggio, ancora sull’asse Darmian-Quagliarella con l’ex bianconero che sigla il sorpasso ma non esulta, gesto di grande rispetto nei confronti dei colori bianconeri. Allegri sfodera l’artiglieria pesante inserendo Tevez e Llorente, ma lo juventino più pericoloso è Alessandro Matri, che colpisce due legni nel giro di 4′, mentre in chiusura di gara Padelli è miracoloso su un’inzuccata di Sturaro da dentro l’area di rigore. La Juve preme in maniera sempre più insistente ma il fortino granata regge sino al termine del match: nel centoquarantesimo Derby della Mole in Serie A, 7317 giorni dopo, il Torino può finalmente festeggiare , per la prima volta nella gestione Ventura. Una sconfitta che lascia l’amaro in bocca a una Juve non eccelsa ma che ha comunque creato molte occasioni da gol, un passo falso che per certi versi fa il paio con la vittoria dell’andata, insperata per come si era messa la gara.


31 ottobre 2015, Juventus – Torino 2-1

 

Non c’era probabilmente un modo più sadico di vendicare la sconfitta dell’Olimpico della scorsa stagione. Gerarchie totalmente sovvertite rispetto alle ultime stracittadine, dato che è il Torino a guardare dall’alto una Juventus che nelle prime 10 partite ha totalizzato solamente 12 punti contro i 15 dei cugini. Tanti volti nuovi tra le fila della Juve, che schiera Khedira e Hernanes a centrocampo e Dybala in avanti di fianco a Morata. Quasi immutata invece la squadra di Ventura, che ha in Baselli la principale novità nell’11 titolare. Per Allegri e i suoi è un periodo nerissimo dal punto di vista dei risultati ma anche degli infortuni; ecco perché l’uscita dal campo di Khedira dopo una manciata di minuti è accolta come un’ulteriore conferma del momento negativo in casa Juve. Max inserisce Cuadrado e ridisegna la squadra col 4-3-3, allargando Morata a sinistra e abbassando Hernanes da trequartista a mezzala. Il colombiano è subito decisivo, dato che serve a Pogba un bel pallone al limite dell’area, che il francese poi trasforma in una bomba a effetto terrificante che vale l’1-0. La partita si accende con occasioni per entrambe le squadre, ma Dybala da una parte e Quagliarella e Maxi Lopez dall’altra non riescono a inquadrare la porta. A riportare l’equilibrio a inizio ripresa è l’ennesimo protagonista impossibile: Cesare Bovo, di professione difensore, ma con un destro niente male sui calci piazzati. Bonucci concede un calcio di punizione a pochi passi dal limite dell’area, alla battuta va proprio Bovo che tira malamente colpendo la barriera; peccato che il pallone finisca sul sinistro del suddetto difensore, che si inventa un’imprendibile conclusione di mancino, la quale conferma il trend bianconero a subire gol da fuori area e fissa il risultato sull’1-1. Il pari mortifica una Juventus troppo sfiduciata dagli ultimi risultati, la squadra sembra senza idee e la traversa colpita da Bonucci al 90′ pare l’ennesima conferma della maledizione che aleggia sulla Signora. Non tutti hanno smesso di crederci però, e come in un déjà-vu va in scena lo stesso copione di 11 mesi prima: Alex Sandro, subentrato nel finale di gara, vola sulla fascia sinistra servito da Pogba e mette al centro un rasoterra insidioso, sul secondo palo c’è Cuadrado che come nella più classica delle azioni di calcio a 5 anticipa il difensore e insacca da 0 metri facendo esplodere un incredulo Juventus Stadium. Il minuto? Ovviamente il novantatreesimo. Juan Guillermo come Andrea, incubi dei tifosi del Torino nella notte di Halloween.