Da dove tutto ha inizio

di Juventibus |

di Caterina Baffoni

Con la primavera ha sempre avuto tutto inizio, e non solo con riferimento alla stagione. Hanno cominciato i grandi ed anche i giovani campione della Juventus con la selezione Primavera quest’anno affidata ad un ex giocatore di alto livello.

Sarà che il campione del mondo del 2006 Fabio Grosso si è calato perfettamente nei panni di maestro bianconero, dopo esserne stato allievo, guidando la squadra che cercherà di arrivare fino in fondo in tutte le competizioni svezzando qualche talento da mandare in orbita come è successo spesso nel recente passato, e che contro Lo Spezia si è aggiudicata l’ennesima finale della Viareggio Cup.

La Juventus, nel corso della sua gloriosa storia, ha potuto assaporare tra le proprie fila, diverse formazioni “Primavera” di livello assoluto, tant’è che quella di oggi è destinata a diventare una delle realtà più solide grazie all’eccelsa individualità dei ragazzi e ai risultati conseguiti.

Idee chiare, innovative e vincenti: mix perfetto per far parte della Vecchia Signora. Il vero segreto del successo calcistico è quello di valorizzare il patrimonio verde, le proprie giovani leve che hanno costruito storie all’altezza del nome. Progettazione allo stato puro, voglia di investire e di inserire nel proprio serbatoio pedine potenzialmente attraenti in ottica prima squadra per assicurarsi un futuro d’oro.

La Primavera della Juventus è riuscita ad accedere alla finale della 68esima edizione del Torneo di Viareggio: ennesima prova della giovane compagine zebrata che sa offrire molto di buono. Non è un caso questo percorso di crescita non indifferente da parte dei ragazzi di Grosso, supportati da una società che ha deciso di puntare fortemente sulle proprie fondamenta.

La crescita dei singoli risulta vitale per poter immaginare qualcosa di roboante nel futuro juventino immediato, illuminato da una luce che dà la possibilità ai giovani di imporre il proprio talento, anche strappando coi denti un posto in prima squadra, pur continuando a credere che le vittorie si costruiscono dal basso, mattoncino dopo mattoncino, credendo nei propri giovani e nelle proprie risorse.

Il senso di questo successo bianconero non ha eguali nella storia recente del calcio italiano, dove per calcio moderno oramai si intendo solo il prodotto di investimenti massicci, di acquisti milionari di stelle dal mercato estero, di una politica che spesso trascura i vivai.

Si comincia davvero a credere nei nostri giovani: bravissimi e persino tenaci; d’altronde Juventus vuol dire proprio gioventù. Allora c’è profumo di vita, come in “Primavera”.