Da Berlino a Cardiff: come eravamo e come siamo

di Juventibus |

mappa europa berlino

di Fabio Montaguti e Claudio Pellecchia

 

Prima, durante e dopo il doppio confronto fra Juventus e Barcellona si è parlato molto dell’opposta situazione delle due rose rispetto alla finale di Berlino di nemmeno due anni prima: quasi integralmente confermata quella dei catalani, praticamente stravolta quella dei bianconeri.

Ventiquattro mesi nel calcio moderno possono significare un’eternità, pertanto un’ecdisi sostanziale come quella della Juventus è giustificabilissima, ma se prendiamo come parametro gli altri top-team europei notiamo che Barcellona, Real ed Atlético Madrid e Bayern Monaco sono stati molto più conservativi nello stesso lasso di tempo.

Di seguito i 18 a disposizione di Allegri il 6 giugno 2015 a Berlino:

Buffon, Lichststeiner, Barzagli, Bonucci, Evra, Marchisio, Pirlo, Pogba, Vidal, Morata, Tévez. Storari, Ogbonna, Padoin, Pereyra, Sturaro, Coman, Llorente.

Ora consentendo, anzi incoraggiando inevitabili gesti apotropaici ai tifosi bianconeri contro eventuali infortuni, i probabili 18 di Cardiff:

Buffon, Barzagli, Bonucci, Chiellini, Dani Alves, Alex Sandro, Pjanić, Khedira, Dybala, Mandzukić, Higuain. Neto, Lichststeiner, Marchisio, Rincon, Sturaro, Lemina, Cuadrado.

Impossibile non notare che, Buffon e BBC a parte, sia cambiato praticamente tutto (e, non a caso, da quando esiste la Champions, tra le squadre andate in finale in due edizioni delle ultime tre, la Juve è la squadra ad aver cambiato di più: ben 9/11). Ma dove sono e che cosa fanno adesso i (quasi) eroi di Berlino? E dove erano e cosa facevano  quelli che saranno chiamati a spezzare la maledizione dell’anfora dalle grandi orecchie?

Dove sono e cosa fanno quelli che sono andati via:

Evra: in uno dei suoi divertenti video sui social, Patrice Evra dovrebbe deliziarci cantando Life is a rollercoaster di Ronan Keating; cosa meglio delle montagne russe può rappresentare le sue due stagioni e mezza in bianconero? Riepilogo indicativo e non esaustivo delle definizioni circolate sul suo conto: probabile bollito a fine carriera, discreto titolare, affidabile terzino sinistro che la Juventus, storicamente, fatica a trovare, leader dello spogliatoio, mezza calzetta incapace di rinviare l’ultimo pallone a Monaco di Baviera. Ora è a Marsiglia e segna acrobaticamente gol-vittoria nel derby contro il Nizza;

Pirlo: è a New York e ci manca da morire;

Pogba: l’irridente fotomontaggio che raffigurava la stella francese seduta davanti alla tv a guardare gli ex compagni della Juventus espugnare il Louis II di Montecarlo ha fatto il giro del web; avendo del carattere di Pogba una conoscenza puramente indicativa e dovuta essenzialmente a quanto appare in tv e sui social, posso immaginare che si sia reso conto di essere stato, in tutto il mondo, una delle persone che hanno creduto meno alla forza della squadra bianconera e del progetto della Società; lo immagino seduto su una montagna di sterline a pensare che no, senza la sua cessione la Juventus non avrebbe potuto comprare Higuain e non sarebbe arrivata alla finale però sì, forse con lui a centrocampo ed un attaccante normale ce l’avrebbero fatta lo stesso;

Ci manca anche lui, in fondo…

 

Vidal: dopo sei campionati nazionali consecutivi vinti – quattro in Italia e due in Germania – e due Copa America con il suo Cile, sperava che la 2016/17 sarebbe stata la stagione del suo primo trionfo a livello europeo col club; purtroppo un’espulsione ingiusta nel match di ritorno contro il Real Madrid ed altre discutibili decisioni arbitrali gli hanno cancellato il sogno. Ora fa l’artista di quadri astratti su sfondi presi da immagini televisive:

Tévez: al Boca per il cuore, in Cina per i gazilioni. E, magari, per imparare a cucire con le sue mani quel maxi-striscione che i tifosi dello Stadium stanno ancora aspettando;

Storari: al Cagliari poi al Milan, dove sta provando a spiegare al Gigio nazionale che no, spaccare gli spogliatoi altrui non è necessariamente segno di maturità;

Ogbonna: a quanto avete detto che è stato venduto al West Ham?

Padoin: nuovo talismano del Cagliari. Che, infatti, si è salvato senza problemi;

Pereyra: stagione interlocutoria al Watford dove, come la maggior parte della rosa, ha cercato di mettersi in pari con il livello di inglese di Mazzarri;

Coman: a quasi 21 anni ed appena riscattato dal Bayern Monaco, attende speranzoso il pensionamento di Robben e Ribery per diventare finalmente titolare. E poi dicono che solo in Italia non funziona il turnover fra anziani e giovani sul posto di lavoro. Ma ha comunque trovato il modo di farsi rimpiangere;

Llorente: col fisico possente ed i suoi occhioni azzurri è a Swansea e con 15 gol in 33 apparizioni, fra cui una doppietta ad Anfield Road, ha mantenuto la squadra appena al di fuori della relegation zone. El Rey Leon è vivo e lotta con noi.

Dov’erano e cosa facevano quelli che sono arrivati:

Dani Alves: il laterale destro brasiliano era in campo a Berlino, ma dall’altra parte della barricata. Poi, estate 2016, dopo aver vinto tutto – più volte – decide di confrontarsi con un campionato ed un ambiente completamente diverso. In un recente pezzo su Rivista 11 sono state magnificate le capacità interpretative e di inserimento in una macchina tatticamente più complessa rispetto a quella catalana, oltre alla bravura nel plasmare – a 34 anni – le proprie caratteristiche, aggiungendo solidità mentale e concentrazione in fase difensiva a doti balistiche di prim’ordine;

Alex Sandro: essendo stato acquistato dalla Juventus il 20 agosto 2015, il pensiero comune vuole che il 6 giugno, da giocatore del Porto, fosse in vacanza. Secondo noi, invece, era rinchiuso in uno dei tanti forzieri che il diabolico Pinto da Costa ha aperto al momento opportuno. Per lui e per noi;

Pjanić: faceva la conta di scudetti morali ma non materiali. E provava a fare il possibile di fronte a domande senza risposta;

Khedira: in previsione dello svincolo contrattuale dal Real Madrid, stava probabilmente sfogliando la margherita per decidere il proprio futuro; tre giorni dopo arriva la firma sul contratto con la Juventus, colpo di genio dell’accoppiata Marotta-Paratici per arricchire il centrocampo con presenza fisica, tecnica, capacità di inserimento, intelligenza tattica ed esperienza internazionale ai massimi livelli;

Dybala: in tribuna a Berlino a tifare per quella che sarebbe diventata la sua squadra; Marchisio nell’intervista post-ritorno contro il Monaco, ha ricordato di averlo conosciuto sull’aereo di ritorno dalla capitale tedesca e di avergli detto: «Questa l’abbiamo persa, ora preparati perché fra un mese si riparte per riprovarci». Assente nella decisiva partita di ritorno della scorsa stagione contro il Bayern, quest’anno dopo un girone non trascendentale, è salito in cattedra nella scintillante prestazione casalinga contro il Barcellona, fornendo giocate di qualità anche nelle due semifinali;

Mandzukić: Cholismo? Già visto. #Halma? Mai vista;

Higuain: inseguito urbi et orbi dalla “migliore tifoseria del Mondo” dopo aver spedito su Saturno il rigore per la qualificazione ai preliminari di Champions, preparava la stagione del riscatto. Quella che, nel giro di mesi nove, lo avrebbe trasformato da #centravantipiùfortedelmondo a #chiattonechesentelanostalgiadelcaffèediPosillipo, oltre che causa di evirazioni su pubblica piazza;

Beh è andata benino, no?

 

Neto: lui aveva già capito tutto nella semifinale di ritorno di Coppa Italia;

Rincon: San Cristobal, interno, giorno (per via del fuso orario). Davanti alla tv accesa, Thomas sussurra a mezza bocca: «Un giorno lì ci sarò anche io». «Che hai detto amore?», gli chiede la moglie. «Niente, niente…»;

Lemina: affilava i tacchetti per l’amichevole più importante della sua vita;

Cuadrado: costretto a cambiare numero di cellulare per via di quei fastidiosissimi call center che continuavano a proporre offerte vantaggiose da 10 e 100 euro;

Se la finale del 2014/15 è stata raggiunta da vera e propria outsider, quella della campagna europea 2016/17 proietta la Juventus in una nuova dimensione, quella costantemente richiamata da Allegri e Buffon, quella di una società annualmente impegnata ad affrontare i quarti di finale della competizione europea più importante nonostante (o forse proprio grazie a) una costante, mirabile, capacità di rinnovamento. Che si resti o si vada via, quindi, tutto cambia perché niente cambi. Ed è a suo modo confortante se ci pensate.