Juan Cuadrado: quello diverso da Alves e che fa sembrare diverso anche Dybala

di Claudio Pellecchia |

Cuadrado dall’inizio, con Sandro sul lato opposto più Pjanic, Hernanes (bene, di nuovo) e Khedira e già questo è un manifesto delle intenzioni dell’Allegri pre pranzo domenicale. Intenzioni cui non fanno necessariamente seguito i fatti, a causa dell’idiosincrasia dei nostri eroi con il concetto di one shot one kill di americana ispirazione. E anche Juanino nostro ci mette del suo quando vanifica in maniera inspiegabile l’ennesima “pirlesca” intuizione di Pjanic, che mai come oggi ha letto perfettamente i tagli dei suoi due esterni..

Per il resto è stata la solita partita di Cuadrado alla Cuadrado: corsa tanta, precipitazione ancor di più, lucidità alterna. Bene ma con la sensazione che si potesse fare ancora meglio, tanto più contro un Empoli che, anche sullo 0-0, non ha brillato per applicazione tattica e chiusura delle tracce interne di passaggio. Di certo con lui in campo, Dybala può concentrarsi meglio sull’attacco dell’ultimo terzo di campo dell’amato centro-destra, senza per questo dover necessariamente preoccuparsi di costruire 20 metri più indietro come accade quando da quella parte agisce (bene) in coppia con Dani Alves.

Rispetto all’ex barca, infatti, Cuadrado è molto più istintivo e immediato nella giocata e per agire come sa e come può ha bisogno che nessuno vada ad intralciarlo sulla sua linea di corsa: paradossalmente, offrirgli una comoda sovrapposizione o una pared sullo stretto significa limitarne la possibilità di attacco dell’avversario di riferimento. Poi, certo, ci sono partite (come questa di Empoli) in cui serve l’attacco della profondità, la ricerca spasmodica della superiorità numerica sull’esterno, il taglio costante sulla traccia interna per mettersi in visione dei Pjanic e degli Hernanes di turno; ed altre, invece, in cui è richiesta la pazienza, il possesso cerebrale (senza sfociare, ovviamente, nel troppo), lo scambio di posizione e il dialogo continuo tra l’esterno e la punta di riferimento per muovere la difesa e aprire lo spazio alle spalle del centravanti e/o l’inserimento dal lato debole delle mezzali.

La nostra fortuna è di avere gli uomini adatti per entrambe i casi: Cuadrado nel primo e Dani Alves nel secondo. Tutto sta nel capire, partita dopo partita, quale dei due serva di più nell’occasione specifica.

p.s. I più attenti ricorderanno come lo scrivente non fosse propriamente d’accordo con il ritorno di Juan (qui). Ebbene le perplessità permangono (soprattutto per il mancato arrivo del centrocampista d’ordine) ma non possono certo inficiare il giudizio positivo sulla prova odierna del #7.