Romanzo Champions – Cuadrado-Morata, un gol al 92′ e dimentichi tutto

di Leonardo Dorini |

Un’infilata di partite ogni 3 giorni ci porterà fino a Natale e già questa è un pacchia, anche se poi bisogna vedere come finirà questo lungo ciclo, cosa e dove saremo il 23 dicembre.

Torna anche la Champions con gli ungheresi del Ferencvaros che dopo la scoppola in casa ci vengono a fare visita allo Stadium. L’obiettivo è mettere al sicuro il girone, senza “infilarsi in un tombino” (cit. Momblano), come talvolta ci è capitato: niente sorprese, please!

C’è il nostro portiere titolare con Pirlo alla conferenza di vigilia: Tek è sempre perfetto, quadrato anche nell’aspetto: sembra un posato ingegnere dell’ENEL, passa tranquillamente all’inglese alla bisogna e fa perfino una battuta: “se dico una parola sbagliata, il Mister fa giocare Pinsoglio” (ma povero Pinso!).

Il tecnico bresciano rivela che giocherà a 4, alla “solita” domanda su Dybala usa tante volte la parola “meglio” e fa i soliti appelli (per nulla casuali) a non sottovalutare l’avversario e a non guardare il risultato dell’andata. Dopo il Dygualdo dell’anno scorso, i giornalisti iniziano a proporre il Dymaldo, cioè il trio Dybala-Morata-Ronaldo, che ovviamente Pirlo conferma di voler schierare appena possibile.

Calcio d’inizio: c’è questa difesa inedita, emergenziale, con de Ligt affiancato da Danilo a destra e da Alex Sandro come terzo a sinistra; Cuadrado a tutta fascia incaricato di scendere nella linea di 4 in fase di non possesso e Bernardeschi alto a sinistra; Arthur in regia con Bentancour e McKennie dietro a Dybala e Ronaldo.

La capolista del campionato ungherese non è venuta a fare un allenamento e noi siamo un po’ troppo leggeri, Dybala è ancora poco reattivo, senza smalto; quando loro superano il nostro pressing, dietro si balla: com’è, come non è, andiamo in svantaggio, dopo la solita serie di errori e carambole fantozziane, con Cuadrado e Alex Sandro che si trovano non si sa come centrali di difesa e Tek che non pare ineccepibile sul tocco di Uzuni.

E’ la Champions, il tombino è sempre dietro l’angolo, lo sappiamo.

C’è un po’ troppa sufficienza, troppa flemma, ma un incazzosissimo Cristiano la mette di rabbia e si va al riposo sul 1-1.

Nella ripresa sembra il film tante volte visto: Juve che gioca palla sui piedi, scolastica, poca profondità, poche idee; gli ungheresi hanno questo Frimpong che le prende tutte, noi pigliamo 2 pali (Bernardeschi non è un uomo fortunato, a parte tutto) ma niente, non entra; Pirlo cambia mezza squadra, con un Morata che entra e fa la cosa che bisogna fare in questi casi: saltare l’uomo, creare superiorità, sfruttare la profondità: Ronaldo il cioccolatino che gli serve lo spagnolo lo sbaglia, stranamente, ma che gli vuoi dire? Siamo pur sempre a novembre, e già il suo l’ha fatto stasera.

La partita sembra avviarsi al pareggio che per carità, mica sarebbe un disastro, il girone è particolarmente sbilanciato, con il Barça che vince a Kiev; ma al 92mo il romanzo del calcio ci regala l’azione che non ti aspetti più, l’azione che pensi che tanto il Panita non ce la può fare a  prendere quel pallone, che poi il cross è difficile farlo così bene, che poi dici sta a vedere che para pure questa. Ma no, ma che, la palla incornata da Morata caracolla in porta, ed è 2-1.

Siamo agli Ottavi, di nuovo: siamo là, fra le prime 16, ancora: è il minimo sindacale, lo sappiamo, ma insomma, ogni anno è giusto non darlo mai per scontato, come dimostra questa serata complicata; proveremo a vincere con la Dinamo Kiev per poi sfidare i catalani per il primo posto: l’involuzione di stasera l’abbiamo già dimenticata, avanti tutta, il Romanzo Champions continua.


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