Cuadrado, corri ragazzo laggiù

di Simone Navarra |

“C’è un ragazzo che piange laggiù…”, dice uno della security.
“Ma è uno dei nostri?”, chiede il dirigente.
“E’ quello che ha segnato di chiappe con il Torino, dice che non vuole tornare in Inghilterra”.

Passa a volte anche dalle chiacchiere di spogliatoio la carriera di un calciatore. Dicono che Juan Cuadrado durante i festeggiamenti per la vittoria dello scudetto si sia lasciato andare, chiedendo in modo più o meno esplicito che non venisse rimandato al Chelsea. “Neanche se c’è Conte”. La sensibilità, i sentimenti, i desideri espressi o meno dei calciatori spesso passano dal portafoglio, ma a volte si devono leggere nella vita che sognavano da ragazzini questi sportivi per modo di dire e che poi si è realizzata di colpo, con un effetto magico che non può lasciare proprio indenni. L’essere applauditi da uno stadio deve essere una bella sensazione, del resto. Anche perché la storia qui è nota. Cuadrado dopo le stagioni alla Fiorentina voleva andare a Torino, sponda bianconera.

Si ricordi che la società viola di fatto glielo impedì e lo impacchettò spedendolo a Londra. Un po’ quel che poi aveva già fatto con Jovetic (si indaghi, chi vuole, sulla felicità del montenegrino nell’essere stato spedito al Manchester City invece che altrove). Quando all’ormai nostra piccola ala colombiana poi si presentò l’occasione di compiere il viaggio proposto poco tempo prima ecco che le cose sono state messe in modo da risolversi. Le buone prove degli ultimi mesi e forse anche quelle risate semplici con Zaza, Pereyra e Morata hanno fatto capire a tutti che Cuadrado era veramente uno capace di cambiare le storie, di farle andare in discesa, con un dribbling e una corsa lungo la fascia preferita.

Può essere un difensore ed un centrocampista, un attaccante e un laterale. Nelle partite che contano, in Europa, dovrà arrivare ancora più carico, tonico, in forma. A differenza della stagione scorsa, di alcuni balbettamenti che dall’allenamento lo hanno fatto andare in panchina invece che in campo salvo poi frustare Guardiola a Monaco. Perché nelle grandi squadre funziona così. Se ti impegni durante la settimana poi giochi titolare, quando conta. Fatto salvo il numero di campioni che hai davanti, le scelte dell’allenatore e quelle del direttore di turno. E poi la regola è quella suggerita da Padoin e cioè che bisogna coprire le spalle di chi sta davanti, perché così si fa in trincea, tra compagni di battaglia. E quando giochi davanti a 100mila tifosi avversari i termini bellici sono più che adatti.