Il crollo verticale di Leonardo Bonucci

di Giulio Gori |

A vederlo correre è così lento che sembra quasi avere il mal di schiena o le vesciche sotto i piedi. Quando gli esterni avversari convergono verso il centro, non esce mai, scappa sempre più indietro. E in area, c’è sempre un metro buono tra lui e l’attaccante rivale. Leonardo Bonucci è irriconoscibile. Il difensore bianconero, un giocatore che ha sempre suscitato reazioni opposte nella tifoseria, ma pur con le sue caratteristiche da difensore atipico, ha sempre rappresentato una risorsa per la squadra, oggi è in difficoltà, sta vivendo un crollo verticale. Difficile capire quale sia la natura del problema, se fisico o mentale, ma i risultati di una situazione di disagio sono evidenti in campo. A 33 anni, di certo non si può parlare di un crollo fisico legato all’età, visto che tra l’altro il suo ruolo è tra i meno logoranti dal punto di vista fisico.

Ma dopo una serie di errori e di disattenzioni in cui è incappato dall’inizio dell’anno (comunque meno di quelle evocate dalla parte della tifoseria che gli è contraria, come ad esempio il gol subito nel derby di cui non ha responsabilità alcuna), contro il Sassuolo ha messo in campo una delle prestazioni più brutte nei suoi 11 anni bianconeri. A partire dal gol subito: su un passaggio trasversale che Demiral non intercetta, la palla arriva a Defrel che stoppa senza ostacoli e va in gol. Bonucci, che è dietro il francese, non fa opposizione, non crea alcun tipo di pressione all’avversario. Così quando cerca di chiudere sul tiro ormai è tagliato fuori. Sia chiaro, Bonucci non ha mai avuto le caratteristiche del marcatore, sui cross la sua capacità di concentrazione sull’uomo è sempre stata pressoché assente, ma non è mai stato passivo: ha sempre cercato di schermare l’avversario, di anticiparlo, di «fare zona». Quando si è dietro all’attaccante, però, fare zona non ha senso, né è difficile portargli pressione. Distratto? Poco concentrato? Nei minuti successivi della partita, quando Juventus e Sassuolo si sono allungate, Bonucci, che pur non è mai stato un fulmine di guerra, in almeno due occasioni ha fatto vedere di non essere in grado di scattare: nella corsa, ha difficoltà a sollevare le ginocchia, sembra avere le gambe imballate della prima settimana di preparazione. Fino al punto di rinunciare ad affrontare un avversario che lo puntava in campo aperto.

C’è qualcosa che non va, un campanello d’allarme pesantissimo. Tanto più che tra sette giorni la Juventus affronterà l’Inter, in una partita estremamente delicata. L’8 marzo di un anno fa, Bonucci fu il grande protagonista della partita allo Stadium contro i nerazzurri, annullando letteralmente il loro giocatore chiave, Romelu Lukaku. Il dominio del bianconero non fu solo tecnico, ma, con una certa sorpresa, anche clamorosamente fisico. Oggi il centravanti belga resta il giocatore più importante nella costruzione del gioco di Conte: Bonucci sarà all’altezza anche stavolta? Il dubbio c’è e probabilmente sarà sciolto tra una settimana, quando Pirlo non avrà grandi alternative in difesa, viste le molte assenze. Ma in prospettiva? Oggi, la Juventus ha una difesa con piedi molto più gentili rispetto al passato: de Ligt, Alex Sandro, Danilo, naturalmente Cuadrado, sono tutti giocatori che hanno grande abilità nel giro palla. Certo, colombiano a parte, Bonucci quanto a palleggio resta un passo avanti agli altri.

Ma le sue capacità tecniche sono meno indispensabili oggi di ieri. Tanto più che il modo sempre più prudente di difendere del nostro numero 19 sembrano influenzare negativamente tutta la fase difensiva bianconera: dal punto di vista tattico, la Juventus è sempre molto ordinata dietro, ma spesso è un po’ leggera, manca di aggressività, fa il passo indietro anziché cercare i punti di contatto, di contrasto e di anticipo sugli avversari, restando troppo spesso in attesa. Di fronte a questa fotografia di uno stato di forma inadeguato, c’è da chiedersi se quello di Bonucci sia un momento o se invece si tratti di una vera regressione. Probabilmente è una fase di scarsa condizione – è una cosa normale, succede, non siamo macchine –, ma se così non fosse servirebbe pensare alle contromisure. E se Demiral sembra ancora troppo

acerbo, forse avremmo bisogno di una provocazione. Calcistica naturalmente. Una provocazione chiamata Chiellini?


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