Tu che critichi Alex Sandro

di Giacomo Scutiero |

Mia nonna m’insegnò molto della vita. Con i ricordi, con i racconti, con gli esempi di tutti i giorni. E con le parole, con i proverbi. Non so se ho appreso la metà di tutto quel che disse, magari un terzo, ma quel che ho imparato è rimasto impresso.

Prima di criticare qualcuno, cammina nelle sue scarpe
Qui non si parla di anziani e di giovani, ma di calcio e calciatori ed in questo caso del nostro Alex Sandro. Il nostro amico Campanelli ne ha scritto il mese scorso: nuovi compiti col passaggio da Allegri a Sarri, più palloni giocati e più errori evidenti.

Innanzitutto, un fattore: il ragazzo è uno dei mai sostituiti della Juventus, perché senza cambio di ruolo e perché nettamente migliore di chi potrebbe rilevarlo. Dunque, Alex deve giocare sempre. Nel complesso delle cose, è diventato un difensore più ordinato e meno manifesto, più disegno e meno schizzo.
Focalizzando la prima metà della stagione corrente, è stato il più continuativamente valente tra Settembre e Dicembre. E non è poco, in considerazione di quel che è stata la squadra in quel periodo e cosa è in questo.

Eh, i primi due anni… Allora sì che era il miglior terzino d’Europa…
Già, Alex Sandro è un “vecchio” della Juve: fu acquistato da Marotta (col duraturo Paratici), ha studiato e servito Allegri, sta studiando e serve Sarri; quinta stagione in bianconero, tempo di mezzo decennio che qualcosa significa e pesa sempre.
Il virgolettato di inizio paragrafo è il presupposto che ascolto spesso da colleghi, amici e tifosi in generale; se molte persone attente ed intelligenti pensano e dicono la stessa roba, probabilmente non è tutta moda e sicuramente non parlano a caso. L’ultima occasione in ordine di tempo, con confronto che mi ha visto protagonista, è stata in quel dell’Eventibus torinese.

Perché piaceva moltissimo prima e piace (molto) meno oggi?
Perché è un altro giocatore, perché ha completato il repertorio e da questo cilindro quasi perfetto escono meno conigli. Perché lo accogliemmo come il laterale brasiliano dirimpettaio del fantasista di fascia Dani Alves; perché è diventato il maggiore difensore della Serie A per gol+assist; perché raggiungeva il fondo del campo ogni dieci minuti e dunque una decina di volte a gara; perché i suoi cross erano più vicini al portiere e meno distanti dall’area di rigore; perché è lucido, coerente, organico, puntuale e dunque troppo razionale, tanto armonico da non sparigliare; perché mancano gli ultimi venti-trenta metri dell’improvvisata e la gente non si accontenta degli impeccabili ottanta-settanta di difesa, costruzioni e scambi.

Quando un giocatore rinnova, è sempre felice perché sa che ha la fiducia dell’allenatore, del presidente e del club. Insomma, sono felicissimo. Resterò a Torino molti anni. Mi piace stare qui, voglio fare parte di questa storia

Grazie, nuovo vecchio Alex. Per te, per la gente, per la Juventus, ripeto e ripeterò la stesso verbo: avercene. Che modo è? Che tempo è? Non importa.

Importa guardarlo bene. Importa capirne i momenti e perdonarne qualche mancanza. Importa averlo ancora per molto.