Sì, Cristiano, we’ll always be together

di Massimo Zampini |

We’ll always be together, scrive Cristiano Ronaldo a poche ore dalla partita e, per quanto mi riguarda, l’attesa, quella vera, comincia lì.

Mi sono chiesto tante volte se sarebbe stato subito come prima, se davvero saremmo stati always together anche dopo questi tre mesi, anche senza pubblico ed è bastato un tweet per capire che sì, caro Cristiano, com’era inevitabile saremo always together.

 

Mi concedo di arrivare davanti alla tv solo al momento del replay dell’occasione di Douglas Costa, chiamato dalle espressioni di rammarico di chi era già davanti alla tv, ma questo sarebbe potuto capitare anche prima: la Coppa Italia per fortuna non è una priorità da troppi anni e sono lontani i tempi di magra, in cui un gol di Galia a San Siro valeva quanto quello di Ravanelli all’Olimpico in finale di Champions.

 

La Juve fa quello che vuole, si diverte ma non segna, Ronaldo sbaglia il rigore e io non gli dico niente, un po’ perché gli ho appena promesso che saremo always together, un po’ perché, se proprio deve scegliere un giorno in cui ne fallisca uno, mi va bene che sia questo. E un po’, anzi molto, perché non farei neanche in tempo a dirgli qualcosa che Rebic si è già trasformato in un misto tra Felipe Melo e Bruce Lee. Orsato vorrebbe dargli un giallo e qualcuno per fortuna gli fanno presente che il protocollo è cambiato, è vero, ma mica così tanto.

 

Qui, a me e suppongo a tanti altri juventini, accadono contemporaneamente due cose: la prima, chiedersi se sarebbe meglio stare 1-0 ma in parità numerica oppure 0-0 ma con il Milan, già molto chiuso e in difficoltà, in dieci e senza il suo unico attaccante. Domandarsi, in poche parole, se Ronaldo sia riuscito a fare il bene alla Juve anche sbagliando.

La seconda, uno sguardo al volo ai social per capire se davvero siamo cambiati, se un rigore e un’espulsione in favore della Juve, pur sacrosanti, dopo tre mesi senza calcio non suscitano più le stesse emozioni cui siamo abituati e affezionati da decenni: insomma, stiamo cambiando abitudini di vita che ritenevamo immodificabili, non è che adesso apro Twitter e trovo i soliti noti in silenzio?

Clicco con cautela, è un momento importante e ho qualche timore ma basta un attimo, ecco quel giornalista che contesta il rosso (ma quanto è rapido a scrivere tweet dopo ogni decisione arbitrale? Onore a lui!), ecco il suo collega cui oggi, dopo la pandemia e una vita senza mezza partita, guardando la follia di Rebic è tornato in mente Pjanic di due anni fa. Sospiro di sollievo: sì, we’ll always be together!

 

La prima mezz’ora è piena di belle notizie, le due che mancano molto meno, perché la Juve ha un difetto che la allontana spero non irreversibilmente dalla principale caratteristica delle Juve cui siamo abituati più o meno da quando siamo nati, cioè la capacità di annientare l’avversario in difficoltà, la ferocia di punirlo senza pietà, lasciandogli solo la facoltà, per il resto della partita, di pensare al miglior alibi da esibire ai proprio tifosi quando l’arbitro fischierà la fine.

Questa squadra no, si piace, si specchia, palleggia, crea meno pericoli di quanto potrebbe, sa di essere forte, che un gol lo farà (e invece no) e se gli avversari sono in dieci pare quasi non provarci più gusto, già siamo superiori, mica vorremo approfittare della superiorità numerica, queste robe grette non fanno per noi.  I cambi, poi, perché Sarri ingolosito dai cinque a disposizione se ne gioca contemporaneamente tre che sembrano quasi una sfida al destino, ma quello non se ne approfitta e allora arriva la fine, passiamo noi e ci vediamo tra pochi giorni.

E sia chiaro, oggi va benissimo così, perché questo rientro era una trappola, non giocavamo da una vita, in campo c’erano ragazzi reduci dal virus e, se prima della partita mi avessero detto che a) avremmo raggiunto la finale, b) per mezz’ora ci saremmo divertiti e c) non si sarebbe infortunato alcun giocatore, avrei firmato con il sangue.

Testa a mercoledì, ora. Ed è vero che fisicamente non ci saremo, ma quando dal campo guarderete la curva dell’Olimpico sappiate che sarà come se fossimo là.

We’ll always be together: siamo d’accordo così, no?

 

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