Cristiano, tutti per uno e uno per tutti

di Sandro Scarpa |

Cosa c’è di più esaltante che vedere il giocatore più forte del mondo (o uno dei due) con la maglia della tua squadra?
Una sola cosa: vedere il giocatore più forte del mondo calarsi immediatamente nella parte del SuperEroe, caricarsi sulle spalle la squadra, gasarsi nella pugna di una gara che si mette male e martellare fino alla fine, fino alla vittoria all’ultimo istante, perfetta simbiosi tra la sua personalissima e unica voglia di vincere e quel retorico quanto si vuole, ma quanto mai adeguato in questi anni-mantra di una Juve che non molla e non muore letteralmente mai.
Vivevamo ancora in un sogno di una notte di mezza estate. Tutto velocissimo e sbalorditivo: lui, proprio LUI che ha castigato due volte il nostro sogno più ossessivo, lui, davvero LUI che dalle vette dell’Olimpo calcistico punta il dito su di noi ed esclama “voglio la Juve!”, voglio giocarci!
Poi è stato un rutilare di emozioni irreali, le foto, i sorrisi, i video, la maglia, Villar Perosa. Tutto così irreale da sembrare ancora un’allucinazione da sole torrido.
Anche la prima mezz’ora di Chievo-Juve è scivolata via in pieno Dream Style, anzi, un Dream Time con Sandro e Cancelo ai lati (altro che 532…), Douglas e Cuadrado più avanti e la coppia fotonica Dybala-CR7, roba da stropicciarsi gli occhi e perdere 10 minuti solo a rileggere tutta la batteria di fuoco.
Complice il ritardo di condizione dei finalisti mondiali, Mandzukic e Matuidi, Chievo-Juve realizza nella prima mezz’ora il sogno più proibito di ogni tifoso prestazionista e in love con quella qualità stellare che la nostra rosa ora ha ma che sembrava un desiderio inconfessabile vedere in campo tutta insieme.
Quei tocchi, quel calcio bailado, quegli scambi brasiliani, argentini, colombiani, innescati dai quarter back Pjanic e Bonucci, sembravano ancora appartenere ad un’esibizione pre-campionato.
Lo stesso CR7 era sorridente, rilassato, tocchi e tocchettini, smarcamenti leggeri, doppi passi, tiri molto azzardati, braccia in alto ad invocare passaggi. Meraviglioso e leggiadro come un corpo avulso, lucente e levigato come un lusso sfarzoso.

Poi, grazie ancora grazie al solito sempreamato Giaccherini, grazie ancora grazie al duo Pasqua-Mazzoleni al VAR, nell’ultima mezz’ora al Bentegodi abbiamo assistito ad una straordinaria metamorfosi pallonara. Quello che le centinaia di milioni della squadra più tifata e vincente al mondo (il Real) hanno contemplato e si sono goduti per quasi un decennio: CR7, il lusso sfarzoso, il personaggio più famoso di tutti i tempi (almeno sui social) diventa Cristiano Ronaldo, un giocatore totalmente proteso alla ricerca della vittoria, singola e quindi di squadra, e un uomo capace di plasmare questa volontà di potenza in realtà.

Tutti ci aspettavamo un Cristiano in palla per 40-50 minuti, e poi in panca. Al contrario Ronaldo dal 60° in poi, con la squadra sotto ha iniziato davvero a sgasare, quasi un anticipo e uno strappo alla sua tabella di marcia che prevede la messa a regime totale del suo motore solo da Gennaio in poi fino a raggiungere performance strabilianti. Ronaldo invece ha capito che no, non era assolutamente possibile e pensabile che il suo esordio, che la prima gara del più grande di tutti i tempi con la sua nuova squadra scelta ed eletta, potesse concludersi in modo diverso da una vittoria. E, semplicemente, ha cominciato ad ingranare marce non umane. Qualsiasi pallone toccato, voluto, pensato e conteso è stato semplicemente perfetto. Anzi, di più, perfettamente utile ai fini dell’obiettivo.
Da farfalla lussuosa e leggiadra si è trasformato in terminator con tripla mitragliatrice, ha arato fisicamente, tecnicamente e mentalmente qualsiasi giocatore che si è frapposto tra le sue zolle sulla fascia e Sorrentino e ha innalzato di conseguenza il livello di performance del suo compagno di lato, Alex Sandro, a livelli “Marceliani”.
Uno spettacolo di volontà e potenza concreta, sfociato non in gol ma in una pressione devastante sul Chievo, capitolato 3 volte in 17 minuti (10 effettivi dal 75° al 93°) con un gol non convalidato.

Assaggio di iperuranio e soprattutto straordinaria capacità di esaltare sia quel tifo esteta e offensivo, sia quello che esalta attributi, determinazione e mentalità.
Sintomatico poi che all’esordio “complicato ma vincente” CR7 non abbia segnato. La Juve di Allegri è quella squadra in cui i singoli di classe superiore esaltano la compattezza del collettivo. In cui i talenti finalizzano con pennellate individuali il monumento di concretezza eretto dal gruppo.
Anche in questo caso, Cristiano ha plasmato la realtà al suo volere e ha raggiunto la vittoria, innalzando il gruppo con sé e contribuendo in modo assolutamente determinante ai 3 punti, ma alla Juve, in questa Juve, non ci è arrivato da solo, ma coi gol dell’unico dell’11 iniziale per cui qualcuno ha storto il naso (male, al di là del gol, Khedira), di quel Bonucci che meriterebbe altri capitoli a parte nel libro della Potenza di Volontà Vincente, e di quel Bernardeschi che in effetti era l’attaccante più in palla.

Emblematico: Cristiano il migliore di tutti, che vince e fa vincere da solo, alla prima con la Juve fa vincere la squadra che però è fondamentale nel complesso per i 3 punti.

Smettete di stropicciarvi gli occhi. Il sogno di mezza estate è finito.
Ora inizia davvero la sublimazione del sogno, il migliore è davvero uno dei nostri.