Ringraziamo Mirko Vucinic se siamo qui

di Alex Campanelli |

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Chiudete gli occhi. Sostituite i lineamenti perfetti, il fisico da supereroe, i cinque palloni d’oro e l’ossessione per la vittoria di Cristiano Ronaldo col profilo balcanico, l’incedere caracollante, la classe indolente e il talento discontinuo di Mirko Vucinic. Ok, presi così sembrano quasi due atleti di sport diversi, tanto perfetto e superomistico il portoghese quanto incompiuto e svogliato il montenegrino, ma c’è un trait d’union invisibile ma saldo che lega due giocatori calcisticamente appartenenti a epoche distantissime. Il livello di attesa è assolutamente diverso, ovvio, ma nell’estate del 2011 (7 anni fa, non un’era geologica), il nostro acquisto principale per il reparto avanzato rispondeva proprio al nome dell’ex attaccante di Lecce e Roma.

La prima stagione di Antonio Conte sulla panchina per la Juve sta per partire, la squadra bianconera è già pronta per affrontare un campionato che deve essere un’occasione di riscatto dai due settimi posti consecutivi, ma alla Signora che poi tornerà inaspettatamente sul tetto d’Italia manca ancora qualcosa: il giocatore dal colpo risolutore, quello capace di indirizzare le partite coi suoi numeri, l’iniezione di talento a un reparto offensivo non ancora pienamente convincente. Così il primo agosto la Juventus annuncia l’acquisto di Vucinic dalla Roma per 15 milioni di euro, colpo più oneroso dei bianconeri in questa sessione di mercato: non c’è una folla trepidante ad attenderlo a Caselle, le sue magliette col numero 14 non vanno a ruba, nessun tifoso si aspetta da lui i gol e le giocate necessari per tornare sul tetto d’Italia dopo tanto, troppo tempo.

Gli esordi sembrano riflettere l’intera carriera del montenegrino: subentrato nel 4-1 sul Parma della prima giornata, Vucinic va a segno su illuminante idea di Pirlo contro il Bologna, ma a stretto giro di posta rimedia un’ingenua espulsione per somma di ammonizioni che costa alla Juventus la possibilità di rimontare l’1-1. Eppure Conte insiste, sa che Mirko può essere il faro dell’attacco bianconero, e lo mette a fare quello che non ha mai fatto: difendere e ripiegare in difesa nel suo 4-3-3, con Pepe sull’altro lato e Matri di punta, con libertà assoluta di sprigionare la sua creatività dalla metà campo in poi. Responsabilizzato, l’indolente balcanico lascia sempre più spesso negli spogliatoi le infradito da mare per indossare gli scarpini dorati che gli permettono di servire i compagni e spaccare le partite, i tiri strozzati in braccio al portiere vengono pian piano sostituiti dalle bombe da fuori area come quelle sganciate contro Fiorentina e Milan.

La Juventus vince lo Scudetto, e Mirko Vucinic è tra gli attori protagonisti; non il principale, dietro al Maestro Andrea Pirlo, a una difesa impenetrabile e soprattutto al comandante Conte, ma sicuramente uno tra i più influenti e decisivi, quell’ingranaggio del quale non sapevi di aver bisogno ma che, ora che l’hai messo al posto giusto, ti sembra far funzionare tutto il meccanismo a meraviglia.

Tutti in cuor nostro lo abbiamo sperato ai tempi, ma ora sappiamo che Mirko Vucinic non è diventato un Top Player: ai 9 gol della prima stagione il montenegrino ne ha aggiunto solamente uno nell’annata successiva, dominata dall’inizio alla fine, ha continuato ad alternare i suoi splendenti soli a frequenti lune e ha di fatto portato la dirigenza bianconera a tornare sul mercato delle punte. In principio furono Tevez e Llorente, poi il mai dimenticato Morata, quindi Dybala-Mandzukic, fino al Grande Scippo di Gonzalo Higuain al Napoli, per citare solamente gli attaccanti protagonisti nelle stagioni successive.

Protagonista, è il ruolo del quale Vucinic ha sempre avuto bisogno, ma che sapeva benissimo di non potere, e volere, interpretare in maniera professionale e convenzionale. Il protagonista del nostro presente si chiama Cristiano, viene da un altro pianeta ed è l’architrave ideale sul quale costruire nuovi e più splendenti successi; se oggi possiamo sognare insieme a uno dei calciatori più forti della storia, non dimentichiamoci chi ci ha portato sin qui. Non dimentichiamoci di Mirko, e diciamogli grazie tutti insieme.