Cristiano Ronaldo come LeBron James. E viceversa

di Claudio Pellecchia |

ronaldo james

“CR7 e King James sono in una fase simile della carriera: entrambi 33enni, nell’ultima stagione hanno giocato a un livello impensabile per atleti della loro età, mostrando un dominio tecnico, fisico e mentale sui rispettivi sport che in pochi hanno potuto esercitare nella storia. Sia Cristiano che LeBron sono a un livello tale da essere al di sopra di ogni sospetto o critica: non c’è più niente che debbano davvero dimostrare al mondo, la loro legacy è al sicuro e il loro posto nella storia è assicurato tra i migliori di sempre”. Basterebbero queste parole di Dario Vismara (qui il pezzo integrale sul sito di Sky Sport) per sintetizzare il senso dell’estate potenzialmente più significativa di tutte per chi ha la fortuna di tifare Juventus e Los Angeles Lakers. O anche solo per chi, in ossequio all’americanissimo principio del “Real recognize real”, non può fare a meno di notare le analogie nella parabola sportiva ed umana di due tra i più grandi atleti del nostro tempo (i primi due, secondo una recente classifica di ESPN).

Che si sia appassionati di calcio, di basket, di entrambi o di nessuno dei due, il rapporto di diretta proporzionalità dell’ ultima scelta di carriera e di vita dei due – in una sfida prima a stessi e poi agli altri, come è quasi normale che sia per due personalità di questo tipo -, che si è manifestato in una serie di contingenze troppo numerose ed incredibili per essere considerate casuali – compresa la presentazione minimalista ai nuovi tifosi -, è il filo rosso cui si annodano una narrazione e una considerazione che trascendono il mero aspetto sportivo (il giornalista di Marca Mikel Sainz de Vicuna ne aveva scritto già nel gennaio del 2017, all’indomani di un 2016 che aveva consegnato ai due protagonisti i successi più significativi della carriera). James e Ronaldo sono molto altro e molto di più del cestista e del calciatore più forte del mondo (e, forse, di sempre: relativamente a CR7 – con Messi – ne avevo scritto qui): sono icone globali e globalizzate, rappresentazione di quell’idea di ricerca della perfezione che si traduce in quell’ossessività feroce, in quella fame atavica, in quella voglia di essere il migliore a tutti i costi perfettamente riconoscibili nel loro modo di stare in campo e al mondo.

Are You Not Entertained!?!?! @cristiano That’s just not even fair🤦🏾‍♂️. Nasty!! 👏🏾👑

Un post condiviso da LeBron James (@kingjames) in data:

“Real recognize real”, dicevamo…

 

E’ questione di personalità, di durezza mentale, di capacità di essere all’altezza di aspettative impensabili e di resistere a pressioni spaventose per qualsiasi altro essere umano, di fiducia nei propri mezzi che deriva dalla consapevolezza di aver allenato duramente il proprio talento in una sorta di trasposizione moderna del concetto di “superuomo”. I problemi, veri o presunti, con gli ormai ex datori di lavoro, sono solo una faccia – la meno importante – della medaglia: a prevalere è stata quell’ancestrale competitività che li ha spinti ad abbandonare la propria comfort zone – l’essere il primus inter pares della squadra più famosa del mondo guidata a quattro Champions in cinque anni CR7; il dominare l’intera Eastern Conference al punto da arrivare alle Finals Nba per otto stagioni consecutive LBJ – alla ricerca di nuove sfide, di nuovi stimoli, di nuovi limiti da raggiungere e superare. Perché va bene il talento, va bene l’allenamento, va bene il professionismo above and beyond, ma non si può essere LeBron James e Cristiano Ronaldo se non si è animati da quel fuoco che ti porta a metterti in gioco sempre, comunque, contro chiunque, ignorando logica, età, buonsenso, potenziale appagamento, critiche feroci e spesso immotivate. Come in quel commercial di qualche anno fa con Michael Jordan, modello di ossessività e mentalità vincente comparabile (o addirittura superiore):

 

“Sfidatemi. Dubitate di me. Mancatemi di rispetto. Ditemi che sono più vecchio. Ditemi che sono più lento. Ditemi che non posso più volare. E’ proprio quello che voglio”.

Quindi no, non è un caso. Non è un caso che entrambi siano ancora oggi al picco di carriera nonostante il dato anagrafico. Non è un caso che per entrambi le sfide più difficili arrivino adesso, con il rischio di un calo – che sarebbe giustificabile per chiunque, ma non per loro – che aumenta esponenzialmente ogni stagione che passa. Non è un caso, infine, che per entrambi ci si chiede come e quanto sposteranno e quanti e quali saranno i benefici per loro, per gli altri, per le rispettive squadre o per l’intero movimento che le squadre rappresentano. E’ semplicemente la normalità di essere Cristiano Ronaldo e LeBron James, così diversi e così uguali in un mondo che hanno dominato e vogliono dominare in maniera così diversa e così uguale, in due sport mai così diversi e mai così uguali come in quest’estate speciale. Anche se non siete tifosi della Juventus. Anche se non siete tifosi dei Los Angeles Lakers.