Cristiano Ronaldo, quando il divorzio sa d(affare)

di Silvia Sanmory |

Un matrimonio è raramente ragionevole ma un divorzio lo è sempre“.

(Sacha Guitry)

 

Ci sono svariati motivi per andare a Torino. Visitare il Museo egizio, ad esempio, oppure fare il flaneure nella parte esoterica del capoluogo piemontese; oppure sedersi ad un tavolo nel salotto buono della città, davanti ad un vitello tonnato abbinato ad un Barbera non troppo invecchiato. Mi sono detta che, in fondo, potevano bastare a giustificare l’arrivo di Mendes nella metropoli sabauda; soprattutto ho cercato di convincermi che l’inaspettato è più interessante (e in questo caso, comodo) dello scontato e stranamente sono stata fiduciosa (o ingenua).

Poi, però, mi sono dovuta arrendere di fronte all’inevitabile, tra l’altro in linea con l’identità di Cristiano Ronaldo, il più grande calciatore-azienda forse di sempre. L’ex bianconero di Madeira è colui che antepone il successo personale, e il rigore per ottenerlo, a quello del gruppo, è un po’ il suo segno distintivo; questo nulla toglie al  rendimento stratosferico avuto nei tre anni alla Continassa: 101 gol in 134 partite, una media gol più alta di quella di Sivori e di Baggio, in realtà di tutti alla Juve, anche se i gol si pesano e non si contano. Sono stati anni nei quali si è avvertito il suo senso di appartenenza al gruppo piuttosto limitato, poco spogliatoio, pochi sentimentalismi, quasi un corpo a se, rilucente indubbiamente.

Ragioni queste che in parte giustificano l’addio freddo di Cr7, persino superficiale con quel refuso noto; un addio crudo rimarcato in queste ore dalla prima intervista da ex calciatore della Juventus: “Penso che lasciare la Juve sia la migliore decisione che ho preso. Sono felice di aprire un nuovo capitolo: voglio fare ancora la storia, cercare di aiutare il Manchester a ottenere grandi risultati, a vincere trofei“. L’allusione alla Champions mancata  si mescola con  l’amarezza dei tifosi, mista all’orgoglio di averlo avuto tra le fila juventine ma senza  una squadra concretamente in grado di puntare a quell’obiettivo. Cr7 non ha trovato, o non ha trovato più, una Juve all’altezza delle sue aspettative e probabilmente anche Madama bianconera si è stancata di lui, non fosse altro che per il peso dei 31 milioni netti a stagione.

Negli ultimi giorni, a livello mondiale, si è parlato tanto di questo divorzio (a livello social, un dato significativo è che tra le 18 e le 19 del 27 agosto in una sola ora, Cr7 è comparso in oltre 800.000 citazioni); c’è chi dice che la Juventus senza il suo (ex) alieno sia diventata una squadra debole, anche a livello di mentalità; c’è chi punta su Dybala come simbolo della squadra post “fantascienza” e sulle bancarelle fuori dall’Allianz la sua maglietta, sparita quella di Ronaldo, è ora la più venduta; ci sono tifosi arrabbiati, delusi soprattutto dai modi poco signorili con i quali Ronaldo si è congedato. C’è chi ricorda che grazie a Ronaldo, la Vecchia Signora ha  conquistato oltre cento milioni di tifosi in più in tutto il globo con conseguenze su sponsor e marketing; c’è chi sottolinea che trattenerlo a forza non sarebbe stata una scelta lungimirante sul piano della resa in campo.

Il mio pensiero è che il divorzio da Ronaldo apre possibilità interessanti, prima fra tutte un nuovo attaccante per un progetto che potrebbe essere di squadra e non tanto di singolo. Senza contare che da quando Cr7 è approdato alla Continassa, la Juve ha sempre chiuso in rosso, e di contro non è riuscita a vincere la tanto sognata Coppa dalle Grandi Orecchie. Soprattutto però ho bene in mente che la Juventus è esistita senza Ronaldo, ha vinto senza Ronaldo e, soprattutto, vincerà ancora senza di lui.