“Air” Cristiano

di Claudio Pellecchia |

Tra i tanti record della Champions League che Cristiano Ronaldo ha contribuito a (ri)scrivere nella magica serata dello Stadium contro l’Atletico Madrid, c’è anche quello del maggior numero di reti di testa (20) nella storia della competizione.  L’ennesima definizione di un nuovo standard di eccellenza che contribuisce a identificare il portoghese come primus inter pares del gioco aereo, come testimoniato da Tony Cascarino, attaccante irlandese da 103 gol in carriera a cavallo tra gli anni ’80 e ’90, molti dei quali di testa, che ha dichiarato alla Reuters: «Ronaldo è superiore a chiunque abbia mai giocato. La varietà che dimostra nei colpi di testa è straordinaria: ci sono quelli staccando da fermo, quelli in cui potenza dello stacco e precisione della frustata si equivalgono, colpi improvvisi sul primo palo dopo aver sovrastato il diretto marcatore. Ci sono così tante soluzioni e lui è brillante in tutte». Come in occasione del 2-0 quando, mentre la forza di gravità richiamava giù uno autentico maestro della specialità come Diego Godin, Cristiano è rimasto in aria quella frazione di secondo in più necessaria a imprimere al pallone la forza sufficiente a oltrepassare la linea di porta: «Lui stava quasi per tornare giù quando ha raccolto il cross di Joao Cancelo, colpendo la palla in un modo tale che ha impedito a Oblak di tirarlo del tutto fuori dalla porta. Ha dato forza al suo colpo di testa nonostante fosse già in fase discendente», ha concluso Cascarino.  

Si tratta dell’ennesimo aspetto del suo gioco su cui CR7 ha lavorato duramente nel corso degli anni, affinando quelle doti atletiche e genetiche generosamente donategli da madre natura ed emerse in tutta la loro squassante potenza nell’iconico gol alla Roma nell’andata dei quarti di finale della Champions 2006/2007. Qualche anno dopo, nel 2011, in un video realizzato per Fox Sports, il biomeccanico dell’Università di Chester Neil Smith calcolò che Ronaldo poteva raggiungere un vertical leap di 78 cm (44 da fermo), ben sette centimetri in più della media raggiunta dai giocatori NBA: «Quando Ronaldo salta raggruppa le sue ginocchia e le sue caviglie dietro le natiche, con l’effetto di spostare temporaneamente il suo centro di gravità, dando l’impressione di restare sospeso nell’aria, pronto a indirizzare la palla verso la porta». Praticamente quello che accadde nel febbraio 2013 al Bernabeu quando, proprio contro la sua ex squadra, il fuoriclasse di Madeira chiuse il discorso qualificazione con una giocata che sarebbe diventata uno dei suoi tanti trademark: partenza dal limite dell’area e attacco dello spazio in cinque/sei passi in modo che la brutalità dell’appoggio della pianta del piede a terra conferiscano una maggiore potenza allo stacco. «In quel momento il suo ginocchio era all’altezza della testa di Evra. Nemmeno Messi è in grado di poter fare una cosa del genere», dirà poi un Sir Alex Ferguson ammirato dal suo ex pupillo.

Se fosse uno schiacciatore NBA, Cristiano Ronaldo sarebbe uno dei pochi in grado di staccare da terra con la stessa efficacia tanto a piedi uniti quanto a un piede solo (soprattutto quando si tratta di arrivare in corsa dal lato debole, come quando ha bruciato Juanfran sull’1-0), in una reiterazione continua e costante di quell’effetto proiettile generato dalla combinazione tra altezza del salto e durata dello stesso. Il portoghese, nel corso degli anni, si è allenato sia nella componente verticale che in quella orizzontale del gesto, affinché la “fase di decollo” fosse prodromica alla successiva resistenza alla gravità: in parole povere maggiore è la distanza di stacco, maggiore è il tempo in cui è in grado di rimanere sospeso in aria. Il resto lo fanno la sua straordinaria coordinazione spazio-tempo, la capacità di lettura dei metri di campo da coprire con la rincorsa e quella di effettuare sempre la torsione giusta al momento giusto, generando sempre il giusto compromesso tra potenza e precisione nell’impatto grazie al grande lavoro dei muscoli del collo:

Un anno fa, di questi tempi, il mondo allibiva di fronte a quella palla colpita in rovesciata a 2 metri e 37 centimetri di altezza. Ma, in fondo, non avrebbe dovuto. Il gioco era stato già portato già da tempo nella stratosfera da Cristiano Ronaldo. Anzi, da Cristiano “Air” Ronaldo, il più formidabile colpitore di testa di tutti i tempi.