Cristiano, il Barça e un’altra prova da superare

di Leonardo Dorini |

Cristiano Ronaldo non è certo il primo grande personaggio che cade sotto le grinfie del Covid-19, né il primo atleta, o calciatore, e nemmeno il primo fra i calciatori di risonanza planetaria (come Ibra, o Mbappè); ma la sua positività ci dà comunque una strana sensazione, come di un affronto particolarmente beffardo che questa malattia sta facendo allo sport e al calcio in particolare.

E’ in programma, per la prima volta da quando Cristiano è arrivato a Torino nel luglio 2018, uno scontro con Leo Messi, il rivale di tante battaglie, e invece, il 28 ottobre allo Stadium contro il Barcellona, CR7 rischia seriamente di non esserci: una gara che non sarà sicuramente decisiva, ma che avrebbe il fascino puro del grande romanzo del calcio.

Non è la prima volta che la Nazionale portoghese ci restituisce un Cristiano acciaccato: successe già due anni fa, ma lui tornò da par suo per imporsi come doveva, in Champions League. CR7 ha voluto fermamente, anche questa volta, rispondere alla chiamata del suo Paese, uscendo dall’isolamento della “bolla” della Continassa (come gli altri “nazionali”): lo sappiamo bene che anche quella della selezione del Portogallo è una dimensione in cui vuole realizzare una parte importante della sua grandezza di giocatore, insieme a quella del suo Club di appartenenza.

Quindi vuole fortemente andare, va, e purtroppo c’è il verdetto di positività che lo terrà fermo almeno 14 giorni (o 10? Vedremo).

Non avrebbe senso ora tornare, come fanno molti, sulla particolare insensatezza di una sosta nazionali nel bel mezzo di nuovo “outbreak” del virus: forse Cristiano avrebbe potuto infettarsi anche a Torino, chi può dirlo. E forse non ha nemmeno senso recriminare più di tanto: il numero 7 è asintomatico, sta bene e probabilmente, ce lo auguriamo tutti, tornerà appena possibile a far parte del gruppo; c’è anche chi fa notare che superare la positività ora lo dovrebbe immunizzare per i prossimi mesi, il periodo più “caldo” della stagione.

Cristiano aveva osservato la massima attenzione da quando è scoppiata la pandemia: si racconta che non abbia voluto viaggiare durante la sosta agostana, fermandosi al largo delle acque liguri con il suo yacht.

Sappiamo come tratti il suo corpo, la sua alimentazione, il suo livello di allenamento; tutti gli allenatori ci raccontano di un atleta esemplare, che si conosce e riesce a gestirsi al meglio: tutto addominali, insalata e petto di pollo, raccontò un Evra uscito affamato da una cena a casa sua (ai tempi dello United).

Ecco allora che la malattia va a violare una specie di tempio, a confermarci ancora una volta che non guarda in faccia a nessuno e che non esistono immunità: ma lui, il campione, come la vivrà? Crediamo che il sentimento sia di rabbia, di impotenza, forse anche di ingiustizia: è vero, non siamo nella fase cruciale della stagione, ma siamo sicuri che Cristiano starà facendo i calcoli per esserci contro il Barça, il 28 ottobre, non vorrà mancare per nessuna ragione al primo scontro con Messi. E non gli interesserà nulla se è solo la fase a gironi, ne siamo sicuri.

Ma c’è un problema: non dipenderà solo da te, caro Cristiano. Ora ti abbracciamo forte e siamo certi che supererai questo ostacolo con pazienza e con il giusto approccio: già ti vediamo, calmo e determinato come quando batti un rigore, pronto a riaffacciarti il prima possibile in campo; e se non sarà il 28 ottobre, fa lo stesso, proveremo a cavarcela, tienti in caldo per il prosieguo.


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