Cristiano e Pep, X-Men per mutare il DNA Juventus

di Sandro Scarpa |

Che il prossimo allenatore sia uno tra Pep e Klopp o uno tra Maurizio e Mauricio, è innegabile che la scelta in ogni caso porterà ad una rivoluzione, uno shock culturale, un cambio di marcia rispetto ai discorsi, banali quanto si vuole, sul DNA Juve e sull’anteporre la vittoria alle modalità per perseguirla.

Dopo 5 anni di Allegrismo, con pragmatica e minimalista attenzione al risultato prima ancora che alla qualità e all’identità di gioco, (anche l’ultimo periodo di Conte vide una parziale involuzione tesa a massimizzare il profitto sul campo), scegliere uno tra i primi 4 allenatori di Premier significherebbe una sola cosa: La Juve vuole (continuare a) vincere, ma attraverso un’identità definita e riconoscibile, senza compromessi, scaltrezze, ripensamenti, ibridi, camaleonti, espedienti e scorciatoie.

Vincere NON è più l’unica cosa che conta.

La società ci crede fortemente, l’ambiente è in ansia ma gasato. Dopo anni di successi indiscutibili ma poco goduti per la consapevolezza di non aver badato a costruire e a valorizzare al massimo le qualità della rosa. La domanda che serpeggia, in questa attesa trepidante e ansiogena (Guardiola sarebbe un conto, Sarri ben altro, per capacità, spessore, carisma, ambientali ed extra-campo) è:

il tifo è davvero pronto per esaltarsi, per una volta, più per il Gioco che per la mera Vittoria?

“Voglio vincere. L’espressione “bel gioco” non la uso mai. Voglio vincere e per la mia esperienza, il modo migliore per farlo o che può portarci più vicini è il modo in cui giochiamo”. (P. Guardiola).

I giocatori vincono, gli allenatori elaborano una ricerca della vittoria. Per 5 anni Allegri lo ha fatto senza un piano granitico, ma adattando, ricucendo, variando e speculando sulla propria superiorità.

Guardiola o Klopp, Poch, Sarri hanno un diverso modo di “adattare” i loro principi alla rosa: agendo sui propri spartiti e meno su quelli del rivale, offrendo ai loro giocatori un ventaglio di soluzioni più che un piano di battaglia entro il quale far valere le proprie doti. Guardiola in particolare migliora i giocatori agganciandoli allo sviluppo del gioco e ha accantonato giocatori dall’unicità ben definita e poco malleabile, come Yaya Touré, Ibrahimovic, Mandzukic.

Guardiola ed Allegri vogliono protagonisti pensanti in grado di esecuzioni tecniche superiori, ma Allegri delega al gesto tecnico la chiave per l’efficacia, mentre Guardiola pretende che i protagonisti agiscano su un piano infinito di sviluppi di gioco con una costante: dominio di gara e palla.

La Juve si trova, di nuovo, dopo 12 mesi a fare la sua storia di fatto strappandola: prima si è affidata al giocatore più decisivo e vincente della storia recente, Cristiano, mai fatto in passato, quando le stelle Juve hanno imparato il sapore e il concetto di vittoria proprio alla Juve. Quella scelta però era in linea con una tradizione di magnifici giocatori al centro di progetti di calcio costruiti su di loro (Trap, Lippi, Capello, Allegri). Ora la Juve è sul punto di riscrivere ancora la sua traiettoria, evolvere il suo DNA scegliendo un allenatore che usa i giocatori per esaltare il progetto tattico.

Siamo pronti, dopo decenni, ad avere non più solo uno o più top player, ma la forza di un gioco che sia superiore rispetto alla somma delle singole identità? Siamo disposti a crederci fino in fondo, anche in caso di (improbabili) risultati meno brillanti, almeno all’inizio?

E’ il momento migliore: la forza della Juve sul versante interno è tale (anche contro un rivale come Conte) da potersi permettere una metamorfosi quasi pedagogica; l’ossessione per la vittoria Europea è tale da consentire all’ambiente un cambio di rotta nella strategia per conseguirla.

L’ambiente è pronto, anche perché sarebbe davvero logorante continuare a sentirsi delusi per stagioni con un trionfo in Italia e quarti di finali in UCL senza avere almeno l’ancora di salvataggio di un mutamento, un evoluzione, del nostro DNA. Prima Cristiano poi (magari) Pep, come i due X-Men in grado di alterare un DNA vincente per oltre un secolo, e portarlo ad una nuova dimensione della vittoria.