Cristiano-Juve: the Last Dance?

di Riceviamo e Pubblichiamo |

10 Luglio 2018: Cristiano Ronaldo è ufficialmente un giocatore della Juventus.

Una svolta epocale: ricordiamo tutti cosa stavamo facendo e dove eravamo quel giorno, e soprattutto ricordiamo le sensazioni. Una delle pochissime volte in cui sotto la Mole arriva un giocatore titolatissimo (5 Champions League e tantissimi trofei in bacheca, 5 palloni d’oro), mentre solitamente i nostri più grandi calciatori sono arrivati in bianconero in cerca di affermazione e hanno lasciato Torino con la bacheca discretamente piena.

Fin da subito, giustamente, il popolo bianconero è ai piedi del Re: gol (90 in 2 stagioni e mezza), grandi giocate, partite epiche, 2 scudetti e 2 Supercoppe. Ultimo a mollare nelle 2 eliminazioni europee, unico a segnare (fino al gol di Chiesa al Porto) nelle notti di Coppa da febbraio in poi, uno standard di prestazione alieno (insomma, la storia che conosciamo tutti).

Un Fenomeno, sul quale è difficile avanzare una qualsiasi critica. Eppure, consapevole che molti dei problemi odierni della Juve derivano da una concausa di fattori (infortuni, contorno inadeguato, un gioco che non decolla da 3 stagioni, gestione dei senatori), una piccola crepa in questa esperienza la si può vedere: la Juventus è in grado di gestire un giocatore che, a tratti, è più grande del club stesso?

Non nascondiamo la testa sotto la sabbia: per quanto straordinario, anche Cristiano sta vivendo (pur nei suoi livelli disumani) il lento tramonto della sua leggendaria carriera (lentissimo, oserei dire). Questo è un fatto inesorabile: il tempo non perdona nessuno, e anche per Cristiano, che ha spento 36 candeline sulla torta, 270 minuti a settimana sono troppi. Anche per uno con i suoi standard di tenuta ed allenamento: il suo rendimento è penalizzato dall’usura e dai tempi di recupero che l’avanzare dell’età rende, inesorabilmente, più lunghi. Avere Cristiano in condizione straripante è fondamentale per il periodo caldo della stagione: riuscirà Pirlo a convincerlo a saltare anche solo qualche spezzone di partita in favore di più performance di altissimo livello, come fece Zidane?

Un altro “problema” (doveroso usare questa formula virgolettata parlando di CR7) è di natura tattica: sappiamo tutti che il ruolo di Cristiano ama partire largo a sinistra per accentrarsi, ma siamo ormai a 3 allenatori che sembrano non riuscire a risolvere il rompicapo, costruendo una squadra ambiziosa in grado di abbeverarsi alla fonte calcistica del Re in quella posizione. Diverse ipotesi per una formazione più ambiziosa sembrano culminare verso un leggero spostamento del portoghese, facendolo giocare più “da 9” come accade spesso in Nazionale, ma Cristiano sembra non volerne sapere: come fare a convincerlo?

Anche con le punizioni, la magia sembra non scattare (ad eccezione di quella, meravigliosa, nel Derby): perché non convincerlo ad andare a saltare (specie sui calci piazzati più lontani dall’area), magari provando movimenti che prevedano la sua stoccata letale?

La maggior chiave del successo dei Bulls di Phil Jackson, rivelato sia nel suo libro che nella docuserie di Netflix, fu proprio quello di riuscire a mettere Jordan al servizio del gruppo, un gruppo che era già al servizio di MJ e ne riconosceva la grandezza: non vi sembra una situazione simile? Sarà Pirlo, pur senza i riti tribali di Phil, il santone che convincerà Cris a gettarsi anima e corpo nell’impresa?

di Luca Brambilla