Cristiano Ronaldo, i tre rintocchi dell’uomo dei Sogni

di Alex Campanelli |

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Quel pomeriggio estivo, quando abbiamo ufficializzato l’arrivo di quell’uomo lì, la storia recente della Juventus (senza andare a scomodare il passato remoto più per rispetto che per altro) si è spezzata in due: Avanti Cristiano e Dopo Cristiano. La Juventus D.C. ha raggiunto questa sera la piena consapevolezza che in questo momento, con questi uomini, con quel numero 7 lì davanti, nessun risultato terreno può esserle precluso.

Nessuno aveva mai eliminato l’Atletico di Simeone dalla fase a eliminazione diretta della Champions League a parte Lui, nessuno gli aveva mai segnato 3 gol senza subirne dagli ottavi in avanti, nessuno aveva saputo rimontare ai colchoneros un 2-0 subìto al Vicente Calderòn o al Wanda Mètropolitano.

Poi c’è Cristiano Ronaldo, che sale in cielo due volte e due volte buca quell’Oblak che nemmeno un mese fa sembrava impenetrabile. C’è Cristiano che riscrive il mito della trinità, ora centravanti, ora ala sinistra, ora centrocampista, c’è Cristiano che dopo la doppietta ritrova il gusto del dribbling barocco eppur efficace che aveva lasciato nei pressi di Manchester.

C’è quel Cristiano maledetto che dal dischetto, quando conta di più, non sbaglia MAI, che lo scorso anno ci aveva fatto sanguinare infrangendo il sogno di Gigi, lo stesso sogno che oggi lui ha preso in mano ed è intenzionato a portare a compimento, perché 5 Champions League non le vinci per inerzia.

C’era, anzi se l’erano inventato, un Cristiano cecchino in campionato ma dalle polveri bagnate nella sua competizione preferita, che “non aveva aggiunto niente” a una Juventus che vincerebbe lo Scudetto pure senza di lui, che nella gara d’andata aveva sbattuto più e più volte contro il muro di gomma e granito eretto dagli uruguagi Godin&Gimenez, gli stessi che stasera si sono strappati i capelli vedendolo spuntare ovunque.

C’è il Cristiano che ama le sfide e reagisce a modo suo alle provocazioni avversarie: prima segna, ne fa uno, poi due, poi quello quello che significa qualificazione, e allora decide che può scimmiottare l’allenatore che oggi è uscito triturato dal confronto con la Juventus, col suo manager e coi suoi campioni.

C’è infine quel Cristiano, che magari non avevate visto perché stavate piangendo come me, ma lo sapete in fondo, che butta palla avanti per prendersi un fallo dopo aver corso come un dannato per 90′, che carica i compagni a ogni momento morto, che morde l’erba a ogni piccolo errore, che in questo preciso momento storico vuole bene alla Juventus quanto gliene vogliamo noi.

Alla Juve D.C. serviva una sveglia, meglio se potente, per rendersi conto di essere tale, scrollarsi di dosso le insicurezze e i dubbi della Juve A. C. e calarsi in pieno nella sua nuova veste. Cristiano voleva esser sicuro, così i rintocchi del suo pendolo stasera sono stati ben 3, rubando la scena a tutti ma nel contempo paradossalmente esaltando anche la prestazione di un collettivo mai così unito in questa stagione.

Adesso possiamo davvero sognare insieme a lui.