Epopea di un cambio: si può sostituire Cristiano in Champions?

di Sabino Palermo |

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Flashback. Minuto 81’ del secondo tempo di Lokomotiv-Juventus: Cristiano Ronaldo esce dal campo per far posto a Paulo Dybala. L’attacco bianconero non si affida più alla sua stella per acciuffare la qualificazione anticipata agli ottavi. A pensarla ora, a partita conclusa (e vinta), sembra quasi “normale”. Ma sul momento, non avete pensato che CR7 – nonostante la prestazione insufficiente – fosse l’unico che non sarebbe mai dovuto uscire dal campo?

SARRI, COSA FAI?Il coraggio ha premiato Maurizio Sarri nel gelo di Mosca. Chiamatelo come volete, anche incoscienza, ma l’allenatore toscano ha trovato il famoso “coniglio dal cilindro” rischiando di essere sacrificato sull’altare del risultato. Sostituire l’asso portoghese, soprattutto in Champions League (e in particolare nei minuti finali), è sempre una mossa azzardata per qualsiasi tifoso juventino. Un campione del suo calibro non si può giudicare solamente sui 90’, ma anche sulla singola giocata: volete un esempio? Il rigore segnato in Juventus-Genoa pochi giorni fa. Perciò, volente o meno, Sarri è “impazzito” per un attimo e ha scelto di lasciare a Dybala, Douglas Costa e Higuain l’occasione di diventare eroi nella fredda serata russa.

IL FINE GIUSTIFICA I MEZZI – Una Juventus “machiavellica” porta a casa la qualificazione agli ottavi, ad immagine e somiglianza del suo allenatore. Si specchia troppo nel possesso palla, conclude poco (e male) e rischia su ogni ripartenza avversaria, ma sceglie di affidarsi all’estro, all’esplosività e ai duetti “da fioretto” per vincere la partita: Douglas Costa inventa, Higuain ricama di tacco e il brasiliano si prende la copertina di serata. Ma davvero “il fine giustifica i mezzi”? Senza Ronaldo – anche se 10 minuti sono troppo pochi per poter giudicare – il flusso dell’azione non è stanziato in una zona di gioco, liberando mentalmente i giocatori e lasciando campo libero alle iniziative individuali. Certo, non è una soluzione umanamente praticabile lasciar fuori CR7 o sostituirlo costantemente, ma, in fin dei conti, non è stata proprio una cattiva idea.

MALESSERE MENSILE – Il campione portoghese sembra davvero la “brutta copia” di quello ammirato nelle scorse annate. Il girone di Champions sembra annoiarlo, sin dallo scorso anno, e l’unica rete siglata in quest’edizione (così come accaduto lo scorso anno, contro lo United in casa) non l’ha galvanizzato dal punto di vista realizzativo. Ronaldo è l’uomo più decisivo della competizione: lo dicono i numeri, i trofei e il carisma in campo. Il problema è che sembra portarsi dietro un malessere invisibile, ma che trascina i compagni di squadra in un vortice dal quale è difficile uscirne. Poco finalizzatore, più uomo squadra, ma comunque accentratore di gioco. Esiste, dunque, una contraddizione in essere nell’attacco bianconero: o Cristiano si mette al centro del progetto offensivo, con compiti puramente realizzativi, oppure c’è bisogno che Higuain (o Dybala) siano più propensi a giocare dentro l’area di rigore.

PUO’ ESSERE SOSTITUITO – Non è una domanda, ma un’affermazione. Cristiano Ronaldo può essere sostituito nel corso di una partita. Il problema è che, vista la poca abbondanza di “uomini decisivi” in attacco, non esiste un attaccante capace di poterlo sostituire (nell’ipotetica fantasia che ne possa esistere alcuno) come “stoccatore” d’area di rigore. Non c’è bisogno di aspettare che sia CR7 a chiedere il cambio, ma solo che gli altri componenti della squadra prendano fiducia anche senza il loro leader carismatico. La difesa, d’altronde, sta facendo a meno da mesi di capitan Chiellini – con risultati alterni a dire il vero – e la trequarti ha sopperito (male, a dir la verità) alle assenze di Ramsey e Douglas Costa nell’ultimo mese. Perché, dunque, Dybala e Higuain non possono prendersi sulle spalle la squadra quando conta davvero?