CR7 e “Farfallino” Borel, due facce della stessa medaglia

di Alex Campanelli |

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A Serie A ormai chiusa, possiamo affermare che Cristiano Ronaldo ha raggiunto, ma non superato, Felice Placido Borel II in vetta alla classifica dei marcatori della Juventus in un singolo campionato. Anzi no, per alcuni non l’ha neppure raggiunto: l’almanacco Panini riporta 31 reti in 34 partite nella stagione 1933/34 per Borel, mentre altre fonti altrettanto illustri come Guerin Sportivo e Transfermarkt sostengono che l’attaccante scomparso nel 1993 ne abbia realizzate 32.

Il contrasto tra il calcio degli albori, con le sue incertezze statistiche, e la nostra era nella quale tutto è misurabile e analizzato attraverso i numeri, rende già l’idea dell’abisso, ideologico prima che tecnico, che separa Cristiano da Felice, due figure agli antipodi tra le quali è però possibile intravedere un sottilissimo filo conduttore che va oltre l’innato feeling col gol.

Cristiano Ronaldo Dos Santos Aveiro contro (si fa per dire) Felice Placido Borel Secondo: il primo nasconde tributi a Ronald Reagan e alla cristianità di sua madre, il secondo è uno di quegli appellativi che fanno tanto primo dopoguerra. Ma perché “secondo”? Perché in Serie A all’epoca giocava anche suo fratello Aldo, col quale nel ’35 condividerà anche la casacca bianconera; Felice è di gran lunga il più talentuoso, ma è più giovane, quindi ecco Borel I e Borel II, o Borellino.

Il soprannome col quale passa alla storia Borel è però “Farfallino“, antesignano dei vari “Rombo di Tuono” e “Puliciclone”, lontano anni luce dalle aride e nel contempo estremamente impattanti sigle in stile CR7. Come raccontato dallo stesso Borel in questa semidimenticata registrazione che vi invitiamo ad ascoltare, ad affibbiargli il soprannome Farfallino fu Luciano Vezzani del Torino, per “il suo modo di correre e di spostarsi“.

Anche in questo i due calciatori non potrebbero essere più diversi: Cristiano Ronaldo è un giocatore “cannone”, dalla potenza fisica e dall’impatto straordinari, uno sventradifese e uno sfondareti, capace di bruciare i record di ogni tempo grazie alla sua capacità di combinare tecnica e atletismo ai livelli più alti, mentre Borel era un giocatore “fioretto”, delicato ma ficcante, che puntava tutto sull’abilità nello sgusciare tra i difensori e nella precisione delle sue conclusioni. Il tecnico due volte campione del mondo, Vittorio Pozzo, descrisse il suo tiro come “un colpo secco che va sempre là dove vuole che il pallone vada“, mentre è decisamente meno ampollosa la spiegazione dell’umilissimo Borel: “Quando arrivavo in azione solitaria in vista del portiere, anziché invitarlo a uscire come Meazza gli…tiravo addosso, e siccome era impossibile fare centro, la palla deviava verso destra o verso sinistra e quasi sempre si infilava a fil di palo” (cfr. Guerin Sportivo).

Agli antipodi è anche il momento della carriera nel quale i due hanno superato le 30 reti stagionali in Serie A: Cristiano ci arriva al crepuscolo di una delle carriere più eccezionali della storia del calcio, nella quale ha saputo costruirsi, reinventarsi e soprattutto segnare e vincere a livelli mai visti, mentre il Borel che vince per la seconda volta la classifica marcatori (ci era riuscito anche nel 1932/33 con 29 reti) ha da poco compiuto vent’anni, è diventato titolare dell’imbattibile Juve del quinquennio da un paio di stagioni e non può ancora immaginare quale sarà il suo futuro.

Già, perché se Cristiano fa fatica a ricordare tutti i propri record realizzativi, i 31/32 gol della stagione 1933/34 resteranno il punto più alto della carriera di Borel, oltre al Mondiale vinto nel ’34 pur da riserva di mostri sacri come Meazza, Piola e Schiavio. Il servizio militare del 1934 ne provò il fisico, il gravissimo infortunio al ginocchio occorso nel 1935 sarà l’inizio di un declino che lo porterà da protagonista indiscusso a semplice comprimario. Borel II resterà alla Juve fino al 1946, fatta eccezione per una parentesi al Torino, arretrando via via il proprio raggio d’azione, ma senza mai sfiorare i fasti di gioventù.

Cosa unisce quindi, oltre ai gol, Cristiano Ronaldo e Felice Placido Borel? La risposta è ancora nelle parole dello stesso Farfallino, che potremmo facilmente attribuire anche a CR7: “non so cosa significhi attaccante moderno, il gioco del calcio è uno solo, l’attaccante come qualsiasi giocatore deve saper trattar bene la palla, se io sbagliavo due stop in una partita dicevo cambio mestiere“. Due perfezionisti, due che cercavano in ogni modo di ridurre al minimo la soglia d’errore; la tracotanza di Cristiano e la pacatezza di Felice sono due facce della stessa medaglia, così lontani nel tempo, negli atteggiamenti e nel contesto, eppure simili nel modo di concepire il calcio.