La crisi della Juve è figlia delle favole

di Riceviamo e Pubblichiamo |

Inter - Juve

Di Giuseppe Di Matteo

La Juve è in crisi. Di identità, oltre che di risultati. Di chi è la colpa? Della società? Della squadra? O di Pirlo? Fermo restando che quando le cose vanno male c’è sempre un concorso di colpa (ma anche di meriti quando si vince), se proprio vogliamo cercare un capro espiatorio possiamo trovarlo in qualcosa di più astratto, che però ha inciso assai concretamente nell’attuale sfacelo: la voglia di raccontarsi favole. E di crederci.

La prima: per vincere basta un semplice restyling della panchina. E chi ci metti? Uno che non ha mai allenato, ma ha un grande passato da giocatore ed è pure amico della vecchia guardia. Non si può fallire. Il problema è che il talento (e Pirlo ne ha avuto certamente tantissimo) non si trasmette automaticamente dal rettangolo verde alla panchina. Abbiamo esempi illustri in tal senso. Uno su tutti: l’attuale allenatore del Benevento Filippo Inzaghi (giusto per farci ancora un po’ male), che, dopo aver allenato il Milan, si è dovuto “ritirare” in provincia. Insomma: altro che Juve vittoriosa. Che questa sarebbe stata una stagione di transizione era chiaro fin dal principio. Basta riascoltare la conferenza stampa di presentazione di Pirlo: il trionfo dell’indeterminatezza. Un solo punto fermo: la voglia fantomatica di “riconquistare il pallone”, condita da un’altrettanto astratta “rotazione dei ruoli”. Il risultato è sotto gli occhi di tutti. Questa Juve non ha identità ed è un eterno limbo tattico. Se n’è accorto (e ne ha approfittato) pure il Benevento.

In verità le avvisaglie di un’annata tribolata si erano avute già all’andata, con i pareggi scialbi ottenuti in casa col Verona, a Crotone e a Benevento. La Fiorentina ha fatto la Juve a fette, l’Inter idem con patate. Eppure l’ambiente (dirigenza, allenatore, giocatori, anche noi tifosi, è giusto riconoscerlo) ha continuato a raccontarsi favole: lotteremo per il decimo. A dire il vero una mini rincorsa in campionato c’è stata, ed è coincisa con la conquista della finale di coppa Italia ai danni dell’Inter. Ma è stata ottenuta da una Juve che aveva voglia di lasciare il pallone agli avversari (altro che riconquistarlo) e pensava unicamente a difendersi. Un’altra favola, anzi due: barrichiamoci in difesa e faremo grandi cose; questa è una Juve allegriana (magari lo fosse stata!).

Al grande inganno narrativo ha contribuito anche la “cavalcata” in Champions. Dopo lo 0-2 rimediato in casa con il Barcellona, la Juventus ha cambiato marcia ed è riuscita a conquistare il primato del girone con un roboante 0-3 al Camp nou. Anche grazie a una certa stampa (sportiva e non) che ormai più che la verità segue il vento, si è parlato di una Juve schiacciasassi. Ma la realtà era ben diversa: il Barcellona di questi tempi è un avversario modesto. Per non parlare delle altre squadre del girone. Ed ecco una nuova favola: la Juventus è competitiva anche in Europa. Risultato: agli ottavi è stato un disastro. Con il Porto (sempre col dovuto rispetto).

Non paga di una stagione finora sciagurata, e dopo essere stata sbattuta fuori dalla Champions, la Juventus ha deciso di raccontarsi un’altra favola: la rincorsa all’Inter. A spazzare via il lieto fine ci ha pensato il Benevento.
Resta ora da capire quale sarà la prossima e se sarà l’ultima.


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