Credo in un solo uomo

di Riceviamo e Pubblichiamo |

Ricordo che da ragazzino quando andavo a messa ad un certo punto c’era una preghiera, “il Credo”.

Non ero estasiato dalla preghiera in se, ma dal fatto che, nonostante la lunghezza, molti fedeli la intonassero a memoria, senza leggere il foglietto: la forza delle fede, mi dicevo.

E allora credo.

Credo in Massimiliano Allegri perché è uno che ha giocato a calcio.

Credo in Massimiliano Allegri perché conosce il calcio come pochi e sa preparare le partite importanti come ancora meno.

Credo in Massimiliano Allegri perché conosce i suoi ragazzi come pochi allenatori conoscono i propri: se in una conferenza stampa prima di Crotone ti dice che è la partita più importante della stagione, bisogna credergli perché lui ha già visto i pericoli della partita, lo stato di forma psico-fisica dei suoi ragazzi, e di quello che può avvenire se non si porta a casa il risultato.

Credo in Massimiliano Allegri perché ha il senso pratico: si arrabbia quando gli fanno notare che la Juve non ha un gioco spettacolare, e ti risponde che se giochi 57 partite all’anno non puoi essere spettacolare sempre. Non lo è più il Barcellona, non lo è il Real Madrid, non lo è il Bayern. Oggi spettacolare è (a sprazzi) il gioco della Roma e quello del City, che però è fuori dalla Champions perché è andato a sbattere (guarda un po’!) contro senso pratico del Liverpool di Klopp. Per diventare spettacolari in Europa, bisogna impostare un discorso di anni: devi essere pronto come società e settore tecnico ad un investimento di lustri (come ha fatto il Barca), pronto ad andare incontro anche a diversi anni di delusioni, di non vittorie. Ma alla Juve vincere non è importante, è l’unica cosa che conta (lo si legge entrando all’Allianz Stadium, lo si stampa sulle maglie di gara, lo si vede nel bilancio e nei risultati finanziari che pubblica ogni trimestre).

Avrebbe uno Juventino (dopo un anno di B e due anonimi posti) rinunciato a 6 scudetti, 3 Italia, due finali di Champions per vedere oggi giocare un calcio champagne? Se la risposta è “No”, Massimiliano Allegri è il giusto nome a cui accostare a tale avverbio.

Credo in Massimiliano Allegri perché se mi dice che la partita più difficile ora è quella del Meazza sabato prossimo, gli credo (lui ha già visto la Roma in finale e sa che comunque le scorie psicologiche di una semifinale di Champions si faranno sentire sulla squadra capitolina).

Credo in Massimiliano Allegri perché conosce i suoi limiti e quelli dei suoi ragazzi e allora lavora per esaltare le opposte caratteristiche.

Credo in Massimiliano Allegri perché se la prima cosa che dice dopo la partita perso col Napoli è che bisogna tirarsi via lo strascico psicologico di Madrid, sa che il problema ora è solo ed esclusivamente la testa.

Credo in Massimiliano Allegri, nella sua lucida follia che è la praticità ed in queste cinque partite (quattro più la finale di Coppa Italia) non vorrei nessun altro su quella panchina.

Credo in Massimiliano Allegri […per mezzo di lui tutte le vittorie sono state create/Per noi uomini (e tifosi) e per la nostra salvezza discese dal cielo, e per opera dello Spirito Calcio si è incarnato nel seno della Vecchia Signora e si è fatto allenatore/ Fu crocifisso per noi sotto Maurizio Sarri morì e fu sepolto…]

Ed ora spettiamo il terzo giorno, quello di San Siro perché potremmo scoprire che è risuscitato.

 

di Giovanni Scoditti