CR7 vs Ibra per conservare il Vecchio Mondo

di Valeria Arena |

Ci perdonerà Ciro Immobile, che giovane giovane proprio non è, anche se in questo paese i trentenni sono ancora brillanti promesse, se ci batte forte il cuore quando guardiamo l’attuale classifica dei marcatori di serie A, e poi pure quella che riguarda le squadre, anche se per un altro motivo. Non sono farfalle nello stomaco, come nel primo caso, ma solo ansia.

Ci perdoneranno anche i ventenni se a emozionarci è quella stoica pretesa di immortalità, dietro cui si nasconde il nostro personale egoismo che, vanamente, pretende di conservare il vecchio mondo. Un pezzettino in più di Ibrahimovic e Ronaldo per invecchiare più lentamente e allontanare il più possibile la fine, professionale, si intende, perché con i vecchietti di un certo talento funziona così, il tempo va dilatato e ogni secondo in più va goduto e preteso, anche a discapito dei più giovani, da cui escludiamo però de Ligt, che, essendo uno e trino, e cioè passato, presente e futuro insieme, fa parte di un’altra narrazione e fortunatamente gioca pure in ruolo differente.

Se, come me, avete un debole per le coincidenze che poi coincidenze non sono, vi ricorderete certamente di quando Toti spiegò goffamente che gli anziani potevano stare a casa in quanto non più economicamente produttivi e di come, un quarto d’ora dopo, sia Ibra che Ronaldo segnarono in segno di sfregio. Lì sembro evidente che, più del talento, più della testa, più del contesto, quello che conta è la genetica e se la genetica ti è amica, fai ciao con la manina anche agli adolescenti.

Lasciando perdere che entrambi sono i più economicamente rilevanti della squadra, sia per merito loro che per mancanza di avversari temibili, chi oggi, tempi magri e nefasti, rinuncerebbe a un usato sicuro per un futuro che promette sì di essere brillante, ma chi può dirlo con certezza?

Oltre tutto, i due vecchi sono pure risultati positivi al Covid e se non fosse per le cronache e per una buona memoria, per chi ce l’ha, neanche ci tornerebbe in mente, dal momento che, anche in questo caso la genetica ci ha messo del suo. E allora non è solo bisogno di fermare il tempo, ma anche voglia matta di guardare due fuoriclasse eccellere finché sua Maestà Vita ce lo permette. In questo caso, poi, è proprio meraviglioso vedere due ego spropositati sfidarsi, due Dei dell’Olimpo, entrambi convinti di essere Zeus, gonfiarsi il petto e ribattere all’altro tutto le volte che gli intralcia la strada. Se per loro è ordinaria amministrazione, per noi sono popcorn assicurati. E in periodo di lockdown, soft o hard che sia, la qualità dell’intrattenimento è fondamentale.

Ci perdonerà quindi Lukaku e tutto il cucuzzaro che sta dietro se speriamo che la sfida per il miglior capocannoniere, e chissà magari anche per la Scarpa d’oro, rimanga un affare tra Cristiano e Ibra, e ci perdonerà pure Djokovic, e quell’immensa fila di Next generation che ancora aspetta invano il proprio turno, se reclameremo sempre Federer e Nadal finché riusciremo a respirare.

Brutalmente – e potete pure togliermi il saluto dopo aver letto – e senza campanilismi di vario genere, preferirò sempre il decimo Wimbledon di Federer al primo di Sinner, se i due eventi fossero intrecciati. Preferirò sempre l’immortalità, nelle sue forme più varie, alla giovinezza.

Poi, vabbè, è tutto talmente atipico, come Conte che smette di fare l’allenatore, o peggio, il life coach, e il Sassuolo che sta lì a rompere le scatole a tutti, che abbiamo bisogno di un po’ di sana ovvietà: i forti dove devono stare i forti, gli altri dietro, grazie.


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