CR7, la Juve e il “trappolone” mediatico

di Mauro Bortone |

Ronaldo

Criticare Ronaldo è legittimo in una stagione complicata con l’ennesima delusione Champions e alla luce di un triennio europeo con CR7 che deve essere archiviato negativamente. Ma la critica alle prestazioni è un conto, l’esercizio di stile di tanti tifosi che vogliono mettere in discussione o addirittura considerare Ronaldo il problema della Juve non solo è senza senso, ma persino controproducente ed autolesionistico.

È l’emblema di un momento, di un umore, e il tifoso è umorale per definizione. Ma se da un lato questo rimanda a sentimenti ed emozioni, dall’altro rischia di sfociare in un masochismo a cui mettere un freno. Sì, perché, in particolare su Ronaldo è in atto un trappolone, lanciato e ben confezionato a livello mediatico, che cammina sulle gambe e sulle opinioni dei tifosi delle altre squadre, che provano a convincere lo juventino di quanto sia salutare e necessario fare a meno del portoghese. Un po’ come la strega che offre a Biancaneve la mela avvelenata. O come, rimanendo in ambito calcistico, se lo juventino provasse a convincere l’interista della necessità di privarsi di Lukaku.

Solo che, nella realtà, il tifoso juventino non si azzarda nemmeno a fare all’interista questa proposta. L’interista, invece, assieme al milanista, al napoletano e a un codazzo di tifosi di tutte le squadre fino alla terza categoria ripetono ogni giorno allo juventino il mantra che deve liberarsi di Ronaldo.

L’ultima puntata della saga, solo in ordine di tempo, è quella di La Repubblica che scrive di un Allegri che avrebbe suggerito all’amico Agnelli di disfarsi dopo un anno del portoghese: una ricostruzione in contraddizione con le tante che danno il tecnico livornese tra quelli che hanno caldeggiato l’acquisto di Ronaldo come step necessario alla crescita della Juve, ma prendendo per buona la notizia, la prima considerazione è che se un dipendente discute invece di valorizzare il maggiore investimento del proprio imprenditore non sorprende che sia stato licenziato; battute a parte, se lo “dice” (in via confidenziale e senza riprova) pure il guru degli ultimi successi bianconeri, ecco il trappolone “apparecchiato”, con lo juventino pronto a cascarci con entrambi i piedi, obnubilato a metà da una voglia di azzerare sempre tutto, come purtroppo solo nella peggior tradizione morattiana, e dal desiderio di cedere a una restaurazione dopo un giro a vuoto. Non cogliendo che, nel meccanismo in atto, qualsiasi mossa faccia la Juve sarà sbagliata a prescindere.

Il tifoso ha dimenticato, infatti, che il trappolone mediatico su CR7 ha radici ataviche, fin da quando era utopia vedere il cinque volte pallone d’oro vestire bianconero. Gli altri e i media “informati” dicevano: “Figurati se viene alla Juve”. Poi è arrivato e hanno cominciato a dire che fosse un “problema” perché non aveva segnato dopo tre giornate e, si sa, in Italia “le difese non sono quelle spagnole”. Poi ha iniziato a segnare senza più smettere e le difese forti sono diventate quelle spagnole, mentre in Italia è diventato “più facile segnare”. Ovviamente è più facile solo per CR7: se, invece, lo fa Lukaku, non è la serie A scarsa ma forte il belga (che tra l’altro è pure il “miglior centravanti al mondo” nonostante non competa mai per il pallone d’oro e il gol più determinante in Europa lo abbia segnato finora nella porta sbagliata); tra le argomentazioni dei detrattori anche “s, ma quanti gol ha fatto su rigore?” come se i rigori non siano gol (nel senso che non lo sono per Ronaldo), e soprattutto dimenticando che uno a caso, Immobile, con metà reti siglate dal dischetto c’ha vinto una Scarpa d’oro. E poi CR7 “segna quanto Caputo“, altro messaggio assorbito acriticamente, senza verificare che l’attaccante del Sassuolo, tenendo conto solo del campionato nel triennio del portoghese, ha segnato venti gol in meno. Dettagli.

Perché l’altra caratteristica del “trappolone mediatico” è che si modifica geneticamente a seconda di un unico principio: mettere in cattiva luce Ronaldo in quanto giocatore della Juve. E siccome “non hai vinto la Champions” (come se le altre competizioni non contassero più… a questo punto, perché giocarle?), o un anno “hai vinto solo lo scudettino” (che è scudettino se lo vince la Juve, altrimenti è il “campionato più bello degli ultimi dieci anni) e un altro non arriva neanche quello, la colpa è (solo) di CR7. Te lo dicono gli stessi che ti hanno detto che serviva un allenatore che facesse gioco per vincere in Europa, salvo rinfacciarti che hai sbagliato a mandare via Allegri e che ora faresti bene a riprenderlo.

Il bello (o meglio il brutto) è che lo juventino continua a lasciarsi sedurre da tutte queste argomentazioni rimpallate sui media come per tante altre storie scritte nell’ultimo decennio: il tifoso sembra rimuovere tutto, i titoli, le vittorie, finendo involontariamente per dar ragione agli altri, che hanno annaspato ma sanno suggerire la formula giusta per il successo che evidentemente per loro non sembra funzionare.

Non solo: lo juventino, che ormai parla solo di mercato e di conti, si è lasciato convincere pure che dando via Ronaldo, Dybala (che anzi andava scambiato a suo tempo pure con Mario Er Macellaro che è sottovalutato ma “ha un tocco di palla niente male” e “non ti chiede manco 100mila euro”), assieme a 12-13 altri giocatori “bidoni” della rosa (“bidoni” che solo 10 mesi fa uno “scudettino” l’hanno vinto), cacciando l’allenatore, lo staff tecnico, medico, i dirigenti, si riesca a spendere e a realizzare una rosa più forte di questa, senza rimetterci un euro (perché Ronaldo sarà pure un problema ma te lo devono pagare), abbassando il monte ingaggi e vincendo a mani basse scudetto, Champions e magari pure la Coppa Italia, perché “andiamo a comandare” e “ci abbracciamo tutti”. Che ci vuole? Nulla. Il segreto è vendere Ronaldo.

Così il trappolone cammina, pronto a mutarsi ancora all’occasione, perché quando Ronaldo (che è “quello scarso”) andrà via davvero, gli stessi che oggi dicono che sia “la soluzione migliore”, rinfacceranno alla Juve di volersi ridimensionare, di aver commesso un errore grave a cederlo e che solo a Torino un giocatore del genere poteva essere trattato in quel modo e con quelle statistiche. È un film già visto altre volte (Del Piero docet), e Massimo Zampini ha ricordato spesso come siano oleati alcuni meccanismi quando di mezzo c’è la Juve. Col risultato che, alla fine, hanno ragione sempre gli altri, che vincano o perdano sul campo. E lo juventino, che pure qualcosa ha vinto anche con Ronaldo, non si gode mai quei successi che gli altri fingono di non invidiargli.