“CR7, siamo solo noi e Jorge Mendes”

di Luca Momblano |

Proprio quando serve la sfera di cristallo, uno poi non la trova. Non vale soltanto per chi scrive, diversi tra coloro che leggono (mai incontrata una quantità di segnalatori seriali del genere: chi ha saputo, chi da detto a chi, chi sa che, chi ha sentito di, lo pagheranno con…) persone per bene perlopiù, che anche conosco. Esclusi coloro che un giornalista sa che ne sanno davvero, per cosa fanno, per come agiscono, per aver costruito una credibilità o perché ti fanno un favore ogni tanto (preciso: ci fosse in Juventus uno che mi rivolge la parola, ma meglio così, verrà di nuovo il momento di fare qualcosa insieme, d’altronde siamo tutti di Villar Perosa) la giornata odierna avrebbe dovuto essere questa: azienda di auto di lusso con autista di Assago (MI) ha in mattinata portato in gran segreto CR7 al J-Medical, Mendes già a Milano e poi nel pomeriggio a Torino per definire il tutto (però poi è spuntato un volo privato da Ibiza che non è in Grecia alle 18.00 allo scalo ATA di Linate, ma vabbè) per concludere poi con…

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La parte seria: Juventus ha lavorato, compatta, per regalare ufficialmente CR7 al calcio italiano nel fine settimana pre-ritiro. La sicurezza allertata per l’intero fine settimana, l’idea concreta delle 17.00 del 7/7 (a proposito: anche di sabato punterò la sveglia e tra una chiamata e l’altra, riabbracciando mia figlia dopo due settimane di colonia, getterò occhiate alle timeline) con lo Stadium eventualmente invitato a farsi trovare pronto e comunque confermato quale sede centrale della presentazione del nostro quando sarà. Rieccola, la sfera di cristallo che non c’è: la notizia ormai è passata, Cristiano Ronaldo nuovo calciatore della Juventus, avere il suo sì, averlo in pugno, averlo desiderato e ottenuto. Il problema rimane minimo, cioè il resto: quando e dove, giorno e orario, il come che sarà soltanto il passaggio successivo. Devo essere sincero, per il giornalista è la parte più antipatica, per quanto doverosa. Come passare da fare il commesso in gioielleria e il giorno dopo dover sbracciare dietro al banco del mercato.

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I punti di cronaca. Quelli più importanti. Eccoli: nessun viaggio Juventus a Madrid in vista (BUONISSIMA NOTIZIA, perché non ce n’è neppure bisogno, segno di sicurezza e assoluta serenità, ha TUTTO in mano Mendes il che basta e avanza visto che ha ottenuto le risposte che voleva e che gli si doveva); il direttivo del Real Madrid di martedì prossimo (UN FATTO, indicatore del tempo chiesto da Florentino Perez, suggerito come momento finale di svolta, da attendersi nel rispetto delle richieste merengues); AS e La Stampa che nella stessa giornata tirano drammaticamente in ballo il Manchester United (TOC-TOC, c’è qualcuno? “Non c’è assolutamente nessuno“, testuale).

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Una parentesi su cosa mancherebbe. “Giusto un paio di fax, uno di qua e uno di là“. L’unico passaggio di una gradevole giornata di lavoro, molto meno movimentata di quella precedente, che mi ha bloccato lo stomaco per un istante. Non per la logica in sé, accettabile. Ma per la parola fax che distrusse al suo zenit una mia presenza dell’epoca a Sportitalia. Lui era Julian Draxler. Io ero più giovane. Marotta più inesperto. Elkann più arrabbiato. La Juventus meno pronta. Riassunto: Florentino è in gabbia, ha fretta anche lui di liberarsi, e sta scrivendo su carta né più e né meno di ciò che promise al suo asso un anno esatto fa.

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Mentre finisco di scrivere, tornano ovviamente i segnalatori, uno che in genere apprezzo in particolare: “Robusto aumento di capitale confermato. CR7 uomo immagine Ferrari e FCA per i prossimi 3 anni. Mendes ieri sera era a Milano e ha dimostrato di avere in mano il colpo del secolo. Occhio al Golden Palace. Domani mattina chiamami che è il 7. Ho spostato le vacanze al 22“. Come si divertono questi juventini… mi fanno godere… mi fanno mor… [morto] (cit.).