“CR7 alla Juve? Fatturiamo 135 miliardi…”

Nessuno osa più per davvero. Parlano di sensazioni, informazioni, riunioni. Resta il fatto che i ciristianoscettici sono tutti palesemente in difficoltà. Il riferimento ovviamente non è ai tifosi della Juventus e ai loro patemi circa l’enorme portata della sigla CR7, così come non è neppure per il tifoso avversario che a coloro di cui sopra si aggrappa cercando di interpretarne le sillabe. Tutti vivono così il momento in cui si teme da cadere da molto in alto, da una parte come dall’altra. Chi scrive ritiene di non aver nel corso delle puntate lasciato per strada né troppi ma né troppi se. Anche se le sillabe, come le parole, sono altresì importanti. Per esempio: “Cristiano Ronaldo non è un affare da poco”, cito sempre per quanto possibile dei testuali in ambito Juventus. Leggasi: “Non è una corsa contro il tempo, ma non è un calciatore normale. Fidatevi che sappiamo come si fa”.

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Fermiamoci alle riunioni. O la riunione per eccellenza. Il consiglio direttivo del Real Madrid. Questo non fa il mercato, non compra o vende i calciatori. Ratifica. Osserva, studia, commenta e vara i piani presidenziali. E sottoscrive, o per lo meno prende atto. Una roba di forma e non di sostanza. Nessuno può spingersi a ritenere che questo direttorio non fosse a conoscenza del patto stabilito tra Florentino Perez e Cristiano Ronaldo un anno fa, quando si strinsero la mano per un accordo pericolosamente a termine ma ritenuto accettabile da ambo le parti in causa. 100 milioni, oppure 120, 20 a Mendes, oppure 40, qualcuno spieghi dov’è la differenza perché, e lo si sa tutti molto bene, la differenza non c’è. Quindi andiamo oltre a prezzo, segnalato già nel corso della prima puntata di questa fantascientifica saga CR7.

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A Torino, letteralmente, si vola. La psicosi sta contagiando (ed era prevedibilissimo) anche e soprattutto noi operatori della pubblica comunicazione. Chi scrive vorrebbe evitare di tornare sul gioco al massacro del giorno, dell’ora, del fatidico momento. Fa parte però del necessario, e le info arrivano anche senza cercarle per quanto possano contare in questi giorni di fix, delay, non si sa mai: nella giornata di domani risulterà chiuso lo scalo privato di Torino Caselle; sempre nella giornata di domani (o dalla giornata di domani? – vivendo lo si scoprirà -) la security che si occupa delle giuste protezioni di casa Juventus è nuovamente in stato di preallerta; il jet privato di proprietà di CR7 ha raggiunto in data odierna la Grecia, da Madrid via Lisbona; Jorge Mendes ha comunicato al Real Madrid la pronta disponibilità di Juventus al perfezionamento del pagamento pattuito.

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E la Famiglia? Compatta, serena, decisa. Consapevole. Sabato notte scorso è spuntato un “a metà settimana sarà tutto sistemato” presso la rituale cena di Fondazione Agnelli. Cioè andando incontro a necessità evidentemente non minori della controparte madrilena. Da ribadire inoltre che al momento bisogna tenere divisi date e orari di annuncio e presentazione, perché pare tutto questo generi una enorme confusione. Qualcuno avrebbe persino provato a chiedere la parola fine a John Elkann, sussurrato come promotore dell’intera operazione. “Ma la Juve può prendere davvero Ronaldo?”, è la risposta sarebbe stata da doppia A maiuscola: “Lo sa, non mi occupo direttamente di Juventus. Ma mi permetto di ricordarle che il nostro gruppo fattura 135 miliardi”. Teniamolo lì, nel cuore, come le leggende di città, come noi juventini sappiamo fare. Pur consapevoli che Juve sarà ancora autosufficiente, ma di dimensione superiore e quindi innovativa e più impegnativa.

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Insomma, CR7 ha deciso. E non ha deciso ieri. E dove va Ronaldo lo decide Ronaldo, questo è altrettanto evidente. Lui che adesso è sotto la lente di tutti, ovvero del mezzo mondo che segue il calcio, oscurando anche il grande evento mondiale che è diventato un europeo, un regionale, un provinciale d’elite o poco più, mediaticamente parlando. Per lo meno in Italia, dove l’obiettivo mobile è uno e uno soltanto in queste ore (la Torino chiacchierona spinge per la presentazione tra il 20 e il 21 luglio, ma quello è folklore) come per l’intera prossima stagione. Non so dire se fossimo pronti a tutto questo, sicuramente dovremo esserlo ancora per parecchio tempo. E poi chi dev’essere pronto a gestire una cosa così grande, in fin dei conti, è solo e soltanto la società. Che nel frattempo dà la netta impressione di essersi attrezzata proprio ma proprio bene.