CR7 in fase Doctor J (specchietto per le allodole)

Luca Momblano, con la sua solita classe, ha scritto della “stecca” del tenore portoghese Ronaldo alla sua prima all’Allianz Theatrum. Peraltro spiegando come la mancanza del suo nome nel tabellino marcatori, non possa essere automaticamente catalogata come un insuccesso. La partita di Parma non ha cambiato la situazione.

Non mi perderò in dati statistici, disponibili a chiunque e nemmeno sulla mia opinione personale circa le sue prestazioni in quanto tra i collaboratori di Juventibus e tra Voi lettori c’è chi se ne intende più di me. Praticamente quasi tutti. Al contrario vorrei far notare un aspetto che forse non è stato sottolineato a sufficienza ovvero che benefici ha avuto la squadra dalla sua presenza in campo.

Ronaldo è un autentico specchietto per le allodole per le difese avversarie. Chiunque lo affronti, consciamente o anche inconsciamente, finisce per mettere al primo posto il successo parziale nello scontro diretto col marziano. “Ho annullato CR7”. “Con me non ha segnato”. “Dura la pagnotta contro di noi” e via di questo passo. Battute spesso non dichiarate ai media, ma solo in spogliatoio, magari dopo aver chiesto una foto al portoghese a fine partita (segno inequivocabile di un inferiority complex). Battute comunque messe da parte, magari da sfoderare e di cui vantarsi a distanza di tempo. Come contributo intangibile a carriere più che decorose (parliamo pur sempre di giocatori della massima serie), ma spesso non indimenticabili. Prestazioni che magari saranno elencate nei profili di molti calciatori come quelli di Radio Sportiva, dove spesso, tra gli episodi di maggior importanza, si evoca quel gol segnato alla Juventus nella tal partita. Tra qualche tempo anche questo nuovo articolo: “quella volta che ha bloccato Ronaldo” sarà inserito nel campionario dei punti meritevoli di recensione. A tal proposito i lettori più anziani sanno come Giovanni Trapattoni, oltre che per molti altri indubbi meriti maturati come calciatore, sia ricordato come colui che “annullò Pelè” in un’amichevole a San Siro.

Una situazione che mi riporta ad un altro sport, dove forse sono maggiormente ferrato, ovvero il basket. Ad inizio anni ottanta la NBA finalmente sbarcò sugli schermi italiani, con coach Dan Peterson quale telecronista d’eccezione. LeBron, Koby, Briant e compagnia non erano ancora nati. Michael Jordan troppo piccolo e l’epopea Magic contro Bird nelle sfide Boston Celtics-Los Angeles Lakers ancora agli inizi. Ai tempi il dominatore assoluto era il “Dottore”. Che non era Valentino Rossi ma Doctor J, Julius Erving. Peterson ricordava sempre come quella di Erving fosse una presenza. The presence. Quando c’era lui in campo, anche se apparentemente faceva poco, fagocitava la difesa lasciando maggiormente liberi i suoi peraltro validissimi compagni dei Philadelphia 76ers con i quali vinse il titolo 1982-83.

E così, mentre Ronaldo resta all’asciutto, anche perché spesso il marcatore diretto riceve l’aiuto di altri compagni, il Kedira, PJanic, Bernardeschi di turno la mettono dentro.

Loro son contenti lo stesso e noi vinciamo. Per quel che mi riguarda, potrebbe durare così fino a maggio inoltrato. Sottolineo inoltrato. Non ne farei una malattia.

di Rodolfo Lollini